Pippo Delbono. Barboni alla prova del tempo

Pippo Delbono - Barboni
Pippo Delbono - Barboni

Pippo Delbono (photo: pippodelbono.it)

Assistere a uno spettacolo della compagnia Pippo Delbono significa confrontarsi con una sofferenza esibita e netta, con esperienze biografiche dalla forza dirompente e questo influisce su una riflessione accurata che non è facile liquidare in poche righe. Sarebbe interessante un punto di vista scisso, che separasse lo spettacolo che va in scena da tutto ciò che sta alle spalle, dal lavoro, dalle esperienze umane di incontri e situazioni al limite. Come scrive lo stesso Delbono “ci troviamo in presenza di persone che vivono l’arte non come mestiere, ma come esperienza fondamentale per la loro stessa sopravvivenza”.

Sono passati molti anni, quattordici per la precisione, dal debutto di “Barboni” nel lontano 1997 e molte cose sono cambiate (attorno a noi). Questa è una nota di fondo che emerge per tutta la durata del lavoro e dalla quale non possiamo certo prescindere.

C’è forte attesa in sala, un’attesa densa di emozione, fino al liberatorio ingresso di Delbono con relativo e sentito applauso del pubblico. Una scena spoglia, poche sedie ai lati, una consolle, un microfono e una piccola pedana fatta di tre scalini al centro della scena.


Con calma l’artista si siede proprio lì, al centro della scena, microfono in mano, e racconta del suo rapporto con la madre, di consigli ricevuti affinché intraprendesse una vita “come tutti”: una laurea, una famiglia e ciò che ne consegue. Il racconto poi diviene drammatico e ci parla di una fase depressiva dell’esistenza dell’attore e regista ligure, di un momento disperato della sua vita, teso a una ricerca spasmodica di felicità e del suo incontro con l’universo dei barboni, persone ai margini della società, e di come questo abbia ridato speranza e pienezza al suo esistere. Poi lentamente il palco si popola, è l’ingresso della compagnia.

Balli, gesti, energia, poche parole per raccontare emozioni di un mondo di emarginati, che ci guardano e osservano con occhi diversi, come in lontananza. Tra le poesie lette che accompagnano le azioni, con un sottofondo continuo di chitarra suonata dal vivo, colpiscono quelle di Bernardo Quaranta, un barbone morto a Genova in solitudine, ritrovato con accanto l’unico oggetto personale, una valigia ricolma di poesie scritte nell’arco di una vita su pezzi di carta e tovaglioli, unica ricchezza lasciata in eredità. Sono parole semplici, nette, magre, che colpiscono con verità lievi, di chi scruta un mondo che lo circonda con perspicacia e lucidità.
L’energia intensa, la violenza che risuona nell’aria, l’emotività pronta a esplodere, la tensione continua che si crea in chi guarda ci conducono nell’arco della prima mezz’ora in un’atmosfera densa.

Poi è la volta del duetto Delbono-Bobò, perno centrale dell’intero lavoro, dove tutto è affidato al corpo, all’intesa, ai gesti e alla mimica. Ma qui si viene a incrinare quell’atmosfera delicata e intensa creata in scena, a causa, forse, di un troppo insistere e replicare di certi schemi e di una durata eccessiva, elementi che finiscono per allontanare il buon ricordo di tutto il resto. Non basta un finale allegro e divertente, con personaggi da circo dagli echi felliniani, a risollevare l’energia, a ricostituire in scena quell’atmosfera densa e delicata.
Così si rimane a metà. E nel dubbio se sia colpa del tempo passato e della distanza da tematiche oramai già lontane da noi – il feroce conflitto dell’ex Jugoslavia dei primi anni ‘90 – oppure di un lavoro che, pur mantenendo forte il proprio impatto, non ha più quel potere dirompente e inatteso di novità, si finisce per non essere del tutto convinti della riuscita dell’operazione.

BARBONI
di Pippo Delbono
interpreti: Bobò, Piero Corso, Armando Cozzuto, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Ilaria Distante, Mario Intruglio, Julia Morawietz, Mr. Puma, Pepe Robledo
regia: Pippo Delbono
produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione- Compagnia Pippo Delbono
durata: 1h 19′
applausi del pubblico: 4′ 06”

Visto a Cascina (PI), La Città del teatro, il 14 febbraio 2011

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