Pompeo e l’eroina: dai fumetti di Pazienza alle visioni di Comteatro

Photo: Roberto Rognoni
Photo: Roberto Rognoni

Un delirio oltre gli schemi. Una follia che diventa tangibile. “Vorrei dirti che basta l’amore (uno sguardo su Pompeo di Andrea Pazienza)”, ultima produzione Comteatro che abbiamo visto a Campo Teatrale, è un viaggio agli inferi senza ritorno. Curiosa operazione quella testuale di Davide del Grosso e registica di Claudio Orlandini. Che trasformano un fumetto in opera teatrale. Questo passaggio d’arte, di codice e di genere, già riuscito alla compagnia di Corsico con “La donna seduta” di Copi, qui sublima in termini visionari e stranianti.

“Vorrei dirti che basta l’amore” trasfigura le vignette in sceneggiatura, la sceneggiatura in drammaturgia, il segno grafico in gesto teatrale. Quest’azzardo alimenta il senso d’alienazione già insito nella graphic novel “Gli ultimi giorni di Pompeo”, con cui Andrea Pazienza nei primi anni Ottanta evocava il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, le miserie, la disperazione di una generazione. Quella disperazione si rivelò predizione e testamento poetico, poiché il percorso esistenziale autodistruttivo di Pompeo coincise con quello del suo creatore, morto nel 1988 a soli trentadue anni.

Il titolo stesso scelto da Davide del Grosso per il proprio spettacolo rivela il lacerante bisogno d’amore che pervade il protagonista e la vicenda. È, infatti, la storia di Pompeo (impersonato dallo stesso del Grosso), giovane reduce dagli anni Settanta, decennio di fermenti politici e culturali ma anche di grandi delusioni.
La disperata urgenza d’amore che pervade Pompeo non trova risposta in un’epoca votata all’edonismo. Pompeo, fiaccato dal consumo di droga che lo condurrà all’annientamento, denuncia la futilità della cultura dominante e la vacuità delle relazioni umane. Elenca le sozzure di una vita già scritta, dominata dalla dimensione materiale, che relega le emozioni ai margini. L’eroina diventa rifugio a un dolore profondo, rimedio alla solitudine esasperante. In Pompeo la droga (che qui si materializza come un angelo luminoso dai contorni tetri) diventa atto politico, strumento di rivolta contro il sistema capitalistico.
Pompeo non è uno sconfitto, ma un antieroe decadente. Negli sprazzi di lucidità affiorano sentimenti genuini. Come quando, trasognante, si rivolge ai genitori promettendo cambiamenti velleitari.


Arduo per Comteatro tradurre in teatro i bizzarri, ardimentosi, voli pindarici di Pazienza, il modo iperbolico e parodistico con cui caricava di accenti surreali e grotteschi i propri personaggi. Ecco che Orlandini s’inventa luci livide o da cantina, costumi appariscenti e parrucche che danno il la a una serie di travestimenti, alate figure immaginifiche dai gesti spigolosi o dalle pose languide, fermi immagine, burattini, colori da discoteca. Una sfida improba, data la capacità impareggiabile di Paz di racchiudere, in solo graffio geniale, in uno schizzo rapido illuminato, la nevrosi e la normalità, il bene e il male, il precipizio e la risalita, in un delirante, turbine travolgente che agitava ogni genere di opposti.

Ma Comteatro tiene botta. Davide del Grosso, che scompone e ricompone la drammaturgia usando anche pezzi di altre opere di Pazienza, come attore sulla scena trasforma il proprio corpo in materiale drammaturgico, esibendo una fisicità emaciata, malata di spasimi, consumata dal logorio della vita. Carola Boschetti e Cinzia Brogliato incarnano a loro volta con apprezzabile versatilità ruoli molteplici. Realizzano il variegato paesaggio umano che attraversa, anche solo lambendola, la vita di Pompeo. I costumi e le scene di Francesca Biffi e Marzia Cassandro esaltano i toni via via realistici, cupi, grotteschi, onirici, irriverenti della narrazione.

VORREI DIRTI CHE BASTA L’AMORE. UNO SGUARDO SU POMPEO DI ANDREA PAZIENZA
Di Davide del Grosso
Da Andrea Pazienza
Con Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Davide del Grosso
Scene e Costumi Francesca Biffi, Marzia Cassandro
Regia Claudio Orlandini
Assistente alla regia Chantal Masserey
Luci Alessandro Bigatti

durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 2’30”

Visto a Milano, Campo Teatrale, il 15 aprile 2018

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