Basta trivelle in Basilicata. L’appello di InternoEnki

Le trivellazioni in Basilicata: quanto ne sappiamo?

Le trivellazioni in Basilicata: quanto ne sappiamo?

Oggi Klp si sposta un po’ dai suoi soliti argomenti per dare spazio all’appello di Terry Paternoster, autrice e regista del Collettivo InternoEnki, vincitori del Premio Scenario per Ustica 2013 con “M.e.d.e.a. – Big Oil”.
Uno spettacolo (presentato anche domani, mercoledì 28, a Primavera dei Teatri) che parla di una Basilicata petrolizzata e trivellata ‘nel cuore’. Ma non è solo finzione drammaturgica, quella narrata in scena. E oggi ci raccontano meglio una questione di cui poco si parla nel nostro Paese. Quasi che non si volessero puntare troppo i riflettori su qualcosa che potrebbe diventare ‘scomodo’. Ma che il teatro possa servire anche a questo?

L’Italia sta per firmare una condanna a morte per la Basilicata. Ma forse in pochi lo sanno.
Il Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi e il presidente della Giunta Regionale della Basilicata, Marcello Pittella, dopo aver ottenuto la maggioranza dal Consiglio regionale, stanno per siglare un accordo letale per la Basilicata ed i suoi abitanti, che prevede il raddoppio delle trivellazioni già numerose ed impattanti, condotte in zone ad elevato rischio sismico.

Comitati, associazioni e cittadini sono in presidio permanente di fronte ai palazzi regionali di via Verrastro a Potenza, per un atto di resistenza contro uno sterminio legalizzato, contro le politiche governative nazionali e regionali che vogliono asservire la regione Basilicata agli interessi delle multinazionali del petrolio.

Il “Progetto Eni Caldarosa” prevede la perforazione dei pozzi Caldarosa 2 e 3 e l’attivazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica ed eolica. Il “Progetto Eni Caldarosa”, oggetto di una procedura di V.I.A. regionale ancora in corso, ha già ricevuto il parere contrario della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata ed il no paesaggistico del competente Ufficio Regionale, in quanto va ad incidere in prossimità di Siti di Interesse Comunitario e di Zone di Protezione Speciale, censiti dalla Rete Natura 2000.

Tra queste aree, tutte di straordinaria valenza paesaggistica, quelle a più alto rischio sono ubicate a poche centinaia di metri dall’area pozzi “Caldarosa 2/3”: istanze inferiori a quelle previste dalle stesse misure di salvaguardia della Rete Natura 2000 (la fascia di rispetto è pari a 1 chilometro dai siti), emanate dalla Regione Basilicata (BUR n. 23 del 1 agosto 2012). Caldarosa è una delle località lucane comprese e tutelate dalla Rete Natura 2000. Questo bellissimo paesaggio di montagna consente la prosecuzione di una preziosa economia rurale, che costituisce la principale fonte di reddito per le famiglie che ivi risiedono e lavorano, producendo attività agro-pastorali di tipo intensivo, di irrinunciabile valore identitario.

I nostri nonni hanno lavorato giorno e notte per acquistare i beni e quindi dobbiamo preservarli a tutti i costi, vale il futuro dei nostri figli. Le mamme della Basilicata non vogliono piangere sui loro figli come le tristi madri della terra dei fuochi”. Questo è il messaggio accorato dei nipoti di agricoltori, pastori, allevatori, veterinari di Caldarosa, uno dei posti più suggestivi della Basilicata.

Medea Big Oil di Collettivo InternoEnki

Una scena di M.e.d.e.a. Big Oil

Il Collettivo internoEnki insieme alle associazioni e alle aziende agricole nazionali, con il sostegno dell’’Università degli Studi di Roma, Salerno, Napoli, Reggio Calabria, esprimono ferma contrarietà al progetto “Sviluppo Caldarosa”, che avrebbe innegabili e negative ricadute sull’ecosistema e sull’habitat ricco di significativa biodiversità.
Chiedono, in un documento inviato dall’associazione “Articolo 9”, ai Ministeri competenti di “rimettere in discussione l’azione di “sviluppo” avviata in questa regione e di mantenere il massimo rispetto per un ecosistema prezioso per il futuro della popolazione, in linea con l’urgente necessità di fermare il consumo di suolo e di terreni liberi, e di non compromettere ulteriormente e definitivamente un bene prezioso come l’acqua.

Occorrono linee guida ed indirizzi precisi, coerenti e condivisi per un saggio e sano governo del territorio che non puo’ più supportare altri sfruttamenti intensivi, ingiusti e non giustificabili neppure dalle paure ed incertezze causate dell’attuale crisi economica. Gli sfruttamenti selvaggi di questi anni non hanno infatti risparmiato alla Basilicata l’umiliante condizione di regione italiana tra le più povere.

Occorre l’approvazione urgente del piano paesaggistico, una nuova politica di progresso economico, sociale e civile, un monitoraggio completo e costante ed un controllo soprattutto preventivo del territorio, delle attività produttive e della gestione e dello smaltimento dei rifiuti!

Tutto questo però deve avere date e tempi certi per diventare un progetto davvero credibile e soprattutto utile ed efficace per la conservazione di ciò che ancora rimane e la prevenzione di altre distruzioni del nostro habitat già così gravemente compromesso. Ci auguriamo che ciò possa concretizzarsi nell’ambito di una seria inversione in senso ecologista dell’intera strategia di sviluppo del Paese, che punti sulla definizione di un sistema energetico nazionale e di un sistema produttivo finalmente rispettosi delle preziose peculiarità della grande bellezza del nostri paesaggi, del nostro immenso patrimonio storico, artistico, archeologico, dell’unicità dei millenari saperi e sapori legati al territorio”.

In attesa di ricevere aggiornamenti dai Ministeri competenti e di scoprire se lo Stato accetterà di rispondere con indifferenza al vincolo paesaggistico e al divieto di nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi all’interno dei siti Rete Natura 2000, per chi volesse sostenere la causa, può unirsi firmando la petizione on-line.

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