Beyond Indifference. L’Infinite Jest di Tabea Martin

Beyond Indifference (photo © Helen Ree)
Beyond Indifference (photo © Helen Ree)

“Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: – Salve, ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Che cavolo è l’acqua?”.

Questo celebre apologo è una delle tante storielle che costellano il ciclopico romanzo di David Forster Wallace, “Infinite Jest – Intrattenimento infinito”, ritratto nemmeno troppo distopico di questa nostra epoca convulsa ed alienata nel quale la deriva interminabile del Desiderio, se assecondata e mercificata, conduce alla perdita di sé, all’insoddisfazione e a quella profonda solitudine che è la condizione esistenziale più propria dell’individuo contemporaneo.
Ma come riuscire ad accorgersi del contesto di distrazione di massa nel quale siamo immersi fino alle branchie?

L’edizione 2018 di Interplay conclude la sua prima serata torinese con un’entusiastica ovazione.
E’ tutta dedicata all’esuberante “Beyond Indifference” della coreografa svizzera (ma di formazione olandese) Tabea Martin, spettacolo del 2016 ma in prima nazionale da noi.
Il palcoscenico è un’immacolata scatola bianca, sulla cui parete di fondo viene dipinta in diretta, con vernice rossa, la parola LIAR, bugiardo, cui alla fine verrà aggiunta una S accusatrice, ambiguo plurale che sembra voler rendere complice anche il pubblico di una tacita menzogna collettiva.


Il soggetto consumatore – fruitore d’arte compreso – deve essere costantemente connesso al virtuale e al globale, bombardato e saturato da un flusso ininterrotto e ipnotico di stimoli, immagini ed informazioni che sfumano sempre più il confine tra verità e finzione, tra fatto e suo simulacro.

Tabea Martin riproduce efficacemente la simultaneità percettiva della droga massmediatica, puntando sull’ipersollecitazione e sulla pluralità eterogenea del processo artistico: Beyond Indifference è infatti uno spettacolo che combina, in maniera a tratti esilarante, il teatro, la danza e la musica live, accostando ecletticamente sul palco due dimensioni parallele e contigue che si contendono la visione e l’attenzione del pubblico, sottoposto a un difficoltoso esercizio di focalizzazione.

La platea è piacevolmente costretta, per l’intera durata dello spettacolo, a una schizofrenia di sguardo, indeciso se focalizzarsi sul ballo o sulla comica performance del cangiante ed istrionico complesso glam-rock, che in tacchi a spillo, parucche e succinti abiti glitterati diverte il pubblico con sonorità fra il pop e l’ettronica. La cifra stilistica si dichiara sin da principio quella dell’autoironia.

I sei interpreti si alternano costantemente nei ruoli di musicisti e danzatori, cercando di accaparrarsi l’attenzione della platea e guadagnarsi la vittoria in quello che si rivela ben presto un agguerrito Talent Show, un’estenuante competizione per il successo; la coreografia gioca infatti sulla manipolazione e sopraffazione del proprio e altrui corpo, che diventa marionetta nelle mani del prossimo, ma anche sulla ripetizione e variazione sequenziale di movimenti, spinti sino al parossismo e all’esaurimento delle forze. Ciascun individuo cerca di integrare la propria serie gestuale all’armonia corale, sempre in bilico fra pulsioni egocentriche e tentativi di sincronizzazione di gruppo che si traducono in meccanici automatismi. Da una parte, dunque, c’è la fatica reale e materiale dell’interazione, della lotta e dell’attrito, con la morte simbolica dei perdenti in scena, dall’altra invece lo schermo patinato della rappresentazione, con l’estrosa band che continua a cantare in loop brani privi di contenuto e la danzatrice serba, vincitrice dell’agone, che miscela cocktails arcobaleno e li serve al pubblico, per compiacerne un’ultima volta le aspettative.
L’obiettivo è raggiunto… and the winner is Tabea Martin.

Il festival Interplay continua oggi con i Blitz Metropolitani al Castello di Rivoli. Mentre la prossima settimana, martedì 29, sarà la volta de “L’homme de la rue” del Collectif A/R, giovane compagnia francese che combina danza e percussioni; a seguire la danza acrobatica di Lucio Baglivo con “Solo Juntos”, l’esplorazione del cuore umano della coreografa barcellonese Lali Ayguadé ed infine l’assolo dell’iraniano Sina Saberi, che porta in scena il fascino esotico della Persia.
Giovedì 31 toccherà invece alla compagnia torinese Tecnologia Filosofica aprire la serata con “Boule De Neige”, lavoro sulla coordinazione del gesto e sul silenzio; a seguire lo spagnolo Chey Jurado, che indaga lo stato liquido della materia con una breve performance dal titolo “Agua”, e l’esperimento di Andrea Gallo Rosso, che include danzatori professionisti e amatoriali, over-60 e richiedenti asilo; chiuderanno il festival la Resodancer Company, guidata dalla coreografa israelo-statunitense Shi Pratt, che riflette sulle dinamiche trasformative fra soggetti e spazio, e le infinite possibilità di “Ti.n.a” della performer Giselda Ranieri.

BEYOND INDIFFERENCE
Coreografia Tabea Martin
Danzatori Maria Demandt, Paula Alonso Gomez, Tamara Gvozdenovic, Christian Guerematchi, Carl Staaf, Donath Weyeneth
Musiche Donath Weyeneth
Scena e disegno luci Nico de Rooij
Costumi Mirjam Egli
Drammaturgia Irina Müller, Moos Van den Broek
Consulenza esterna Sebastian Nübling
Management Larissa Bizer
Coproduzione Kaserne Basel,
Partners Rotterdamse Shouwburg, Theater aan het Vrijthof Maastricht, Zwolse Theaters Zwolle, Stadsschouwburg Utrecht
Con il sostegno di Fachausschuss Tanz & Theater BS/BL, Pro Helvetia-Swiss Arts Council, Migros Culture-Percentage, Ernst Göhner Foundation, Stanley Thomas Johnson Foundation, Sophie und Karl Binding Foundation, Fondation Nestlé pour l’Art, Edith Maryon Foundation, Hertner-Strasser Foundation

durata: 60′

Visto a Torino, Teatro Astra, il 21 maggio 2018
Prima nazionale

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