Cate Blanchett riscopre Botho Strauss, ed è un successo

Big and Small

Cate Blanchett in Big and Small (photo: Lisa Tomasetti, 2011)

Nei giorni scorsi si è detto della presenza, sulle scene teatrali parigine delle ultime settimane, di due attrici cinematografiche come Emmanuelle Béart e Cate Blanchett.
Mentre con la Béart le atmosfere erano quelle di Pirandello, con «Big and small» si passa a un luogo e a un’epoca completamente diverse, la Germania di fine anni Settanta.

«Gross und Klein», questo il titolo originale, è un testo che Botho Strauss scrisse nel 1978 per la Schaubüne, all’epoca una delle più interessanti officine dell’avanguardia teatrale europea, capace di rinnovare a Ovest del muro la difficile eredità del Berliner Ensemble (a firmare la regia al tempo del debutto fu Peter Stein).
Anche qui al centro della pièce c’è una donna, ma questa volta completamente smarrita dall’inizio alla fine: “trovarsi” (il parallelo è con l’opera di Pirandello presentata dalla Béart) è fuori questione, caso mai qui si tratta di perdersi definitivamente.

Cate Blanchett, che proviene da una solida formazione teatrale e dal 2008 è condirettrice artistica della Sydney Theatre Company, è semplicemente perfetta nella parte della protagonista Lotte Kotte, illustratrice e graphic designer alla deriva dopo una rottura amorosa di cui non riesce a elaborare il lutto. L’attrice australiana sa restituire con intelligenza il candore del personaggio, il suo disperato bisogno di entrare in relazione con gli altri, la sua fragilità e solitudine: fa ridere (perché nonostante la trama, guardando questo spettacolo si ride molto), emoziona, commuove.


La pièce inizia in un hotel di Agadir, dove Lotte ha prenotato una vacanza tutto compreso nel tentativo, si scoprirà poi, di dimenticare il suo matrimonio fallito, e prosegue seguendo la protagonista mentre si trasferisce nello stesso condominio dove vive il marito.
Costretta da questi ad andarsene, comincia a peregrinare da una città all’altra della Germania, incrociando una serie di personaggi, interpretati da un gruppo di attori straordinari, sempre più nevrotici, distanti e involontariamente spietati, che la accompagnano in una progressiva discesa nei meandri della solitudine e della follia, fino a un delirante dialogo con Dio.
Magistrale la scena che dà il titolo alla pièce, in cui la protagonista, piccola piccola ai piedi di un enorme palazzone di periferia, cerca di parlare al citofono con un’amica di infanzia.

Lo spettacolo si snoda attraverso una serie di non luoghi che, insieme, formano un desolante deserto di relazioni umane: l’hotel marocchino dove Lotte preferisce origliare le conversazioni nella hall anziché partecipare alle attività organizzate, i condomini, luoghi dove la gente vive fianco a fianco senza conoscersi, la cabina telefonica nel bel mezzo del nulla in cui la protagonista lascia un interminabile messaggio sulla segreteria dell’ex marito, con il dubbio di aver sbagliato numero…

Tutto in questo spettacolo è amalgamato con precisione ed equilibrio dall’intelligente regia di Benedict Andrews: la scenografia essenziale costituita da elementi mobili, le luci, i cambi di scena (efficacissimi soprattutto nelle scene del condominio, quando Lotte alla ricerca del marito entra nei vari appartamenti), i costumi, le musiche, i movimenti degli attori, le entrate e le uscite.
Se non fosse per qualche riferimento a una generazione figlia di quella che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale, il testo di Strauss, splendidamente tradotto da Martin Crimp, appare di un’attualità sconvolgente e mette una gran voglia di riscoprire la drammaturgia di questo autore.

La tournée europea di «Big and small» prosegue al Barbican di Londra fino al 29 aprile, poi a Vienna, al Wienerfestwochen, dal 25 maggio al 3 giugno per concludersi proprio in Germania, al Ruhrfestspiele di Recklinghausen dal 9 al 17 giugno: se siete nei paraggi al momento giusto, assolutamente da non perdere!

Big and Small (Gross und Klein)
di Botho Strauss
traduzione inglese di Martin Crimp
regia di Benedict Andrews
con: Cate Blanchett, Lynette Curran, Anita Helg, Belinda McClory, Josh McConville, Robert Menzies, Katrina Milosevic, Yalin Ozucelik, Richard Piper, Sophie Ross, Chris Ryan, Christopher Stollery, Martin Vaughan
scenografie: Johannes Schütz
costumi: Alice Babidge
luci: Nick Schlieper
suono: Max Lyandvert
produzione: Sydney Theatre Company, Théâtre de la Ville (Parigi), Wienerfestwochen, Barbican Center, London 2012 Festival, Ruhrfestspiele Recklinghauser
durata: 2h 40′
applausi del pubblico: 6’ 35’’

Visto a Parigi, Théâtre de la Ville, il 7 aprile 2012

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