La Bizarra trovata di Spregelburd. Ne parliamo con Manuela Cherubini

Manuela Cherubini

Manuela Cherubini durante un back-stage di ‘Bizarra’ (photo: Simona Caleo)

Da qualche settimana in città non si parla d’altro. “Bizarra”, la teatronovela in dieci puntate scritta dal drammaturgo argentino Rafael Spregelburd (in scena fino al 23 dicembre all’Angelo Mai, con una maratona in gennaio, dal 13 al 22, per permettere di recuperare le puntate perse), sta catalizzando l’attenzione di decine di fan che affollano lo spazio romano di viale delle Terme di Caracalla ogni settimana. Il motivo? Semplice. “Bizarra” non ha niente a che vedere con il grigiore del teatro di tradizione né con lo snobismo di certo teatro d’innovazione. “Bizarra” è più del teatro. E’ un evento che fa leva sull’emozione e sul coinvolgimento del pubblico. Proprio come una vera soap opera.
In più utilizza slogan, merchandising e social network per fidelizzare il suo pubblico, oltre a innumerevoli iniziative di marketing creativo e low cost (come il concorso “Il lato bizarra che c’è in te” e le finte incursioni di boicottaggio durante le conferenze stampa).
“Bizarra” è un percorso arduo; è un esperimento produttivo che, nelle sue imperfezioni, risulta sensuale e trascinante.

Più di cinquanta attori coinvolti per un testo che sfrutta i meccanismi della telenovela per raccontare, con provocante umorismo e romantica schiettezza, il crollo economico dell’Argentina liberista del 2001. Un’idea che cerca di creare un’alternativa culturale e sociale, andata in scena con la regia dello stesso Spregelburd nella sua patria nel 2003 e che adesso viene riproposta a Roma, dopo una prima edizione italiana al Napoli Teatro Festival quest’estate.

Un evento unico che ha il simbolo nel più significativo dei suoi gadget: le figurine (con relativo album) che pubblico e artisti si divertono a collezionare e scambiare nell’affollato dopospettacolo accanto al camino dell’Angelo Mai. Reminiscenze di gioventù per il popolo di “Bizarra”. Teatro emozionale. Vi sembra poco?

Abbiamo incontrato Manuela Cherubini, traduttrice di Spregelburd, regista e mente creativa del progetto nella sua doppia versione, napoletana e romana. Una collaborazione, quella con Spregelburd, già avviata con lo spettacolo “La Stravaganza”, secondo capitolo dell’”Eptalogia di Hieronymus Bosch”, andato in scena a Roma nel 2008 durante Short Theatre. E’ lei a svelarci fatiche, gioie e speranze di questa nuova e particolarissima esperienza.


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