Ero nuda e mi avete vestita 04. Bleach Blonde e la tragedia nascosta di Rosemary Kennedy

Bleach Blonde
Bleach Blonde

Bleach Blonde (photo: milanoltre.org)

Pochi conoscono la triste storia di Rosemary Kennedy.
Terza figlia di Joseph P. Kennedy e Rose Fitzgerald, sorella del trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, Rosemary è una ragazzona vivace e poco conforme all’etichetta. Una vivacità che si prospetta potenziale ostacolo per la corsa alla presidenza del fratello e che deve essere tenuta a bada, soffocata. È così che, all’età di ventitre anni, Rosemary verrà sottoposta per volere del padre, di nascosto dalla famiglia, a lobotomia prefrontale. Il suo corpo, ridotto a vegetale, verrà nascosto in un istituto religioso del Wisconsin, celato da bugie, sino alla sua morte, avvenuta nel 2005.

Una storia terribile di potere e annientamento, una donna prigioniera per nascita a cui il gruppo Bleach Blonde dedica “Ero nuda e mi avete vestita 04”, presentato al festival MilanOltre.

La performance si propone come prequel di un più vasto progetto nato nel 2006.
I Bleach Blonde infatti, gruppo di ricerca sulle performing art composto da Letizia Buoso, Alessandra Carati e Glenda Sampietro, intendono proporre uno studio su diverse figure femminili: Madonna, Hillary Clinton, Maria Shiver e, per l’appunto, Rosemary Kennedy. Una ricerca che parte dalla composizione di una drammaturgia sulla base di articoli, dischi, interviste, video etc. Non la proposta di un racconto biografico, ma la creazione di immagini che diano corpo alle esistenze di queste particolari figure.

“Ero nuda e mi avete vestita 04” nasce proprio da questo intento. Nulla della vita di Rosemary è raccontato in maniera biografica; la storia emerge semmai attraverso brevi e potenti immagini, con cui viviamo la vitalità e l’annientamento di una donna ridotta ad uccello in gabbia.
Un cubo-stanza (o cella) si fa luogo della storia. Su una cassa bianca giace un corpo seminudo di donna. Morto. Un sarcofago su cui si animerà la vicenda di Rosemary, al suono di un canto di infanzia, di un charleston violento e di una tenera e sensuale canzone, a segnare le tappe della vita della protagonista.

Il corpo di Rosemary si ricompone, i suoi occhi spaesati ci guardano, si lascia andare ad una danza potente, animalesca, sorridente. Canticchiando, tenera, prova un abito che, uscito dal sarcofago, rimane sospeso nell’aria. Ci guarda, sensuale; nei suoi occhi il desiderio d’esser donna. La musica cambia. Compaiono voci a violare questo momento, che sembrano provenire dalla sua testa: “Sarò una stella, devo cambiare nome, dovrei perder peso”. Sempre più forti la violentano, trasformandola in animale. Urla, si contorce, sembra una scimmia sottoposta ad atroci esperimenti. Grida di dolore e incomprensione si trasformano in singhiozzi quando, entrata nella cassa bianca, ne rimane prigioniera, sotto i nostri occhi impotenti. Da dietro un vetro ci guarda… inconsapevole o conscia del suo nuovo stato?

Il progetto, ancora embrionale, preannuncia un interessante sviluppo, e presenta nell’alternarsi tra musica e silenzio e nel corpo parlante di Eleonora Tedesco le sue qualità migliori.

Ero nuda e mi avete vestita 04
drammaturgia e regia: Letizia Buoso, Alessandra Carati, Blenda Sampietro
con: Eleonora Tedesco
media design: DATAISM
suono e musica: Claudio Giuntini
collaborazione a scene e costumi: Gisella Cappelli, Dante Buoso, Angelo Pizzo
durata: 25’
applausi del pubblico: 1’ 25’’
prima nazionale

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 15 ottobre 2010

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