Blusclint alla prova con Amleto

Hamlets - Blusclint

Hamlets in un disegno di Paolo Faroni

I Blusclint hanno debuttato la settimana scorsa al CineTeatro Baretti di Torino con “Hamlets”.
Il testo cui si ispirano è naturalmente l’“Amleto” di William Shakespeare. Non mancano però suggestioni tratte da Jules Laforgue, Heiner Müller e Giovanni Testori, che vanno letteralmente a ‘triplicare’ questo Amleto.

Lo spettacolo si basa su una prova di “Amleto” da parte di una compagnia. È quindi in parte un’operazione meta-teatrale: gli attori si trovano nel camerino e, burloni e annoiati, aspettano l’arrivo del capocomico per cominciare.
Per il resto dello spettacolo il pubblico assisterà alla prova, interrotta da un breve intervallo per cambiare scenografia e da qualche piccolo sketch dietro le quinte, che ci ricorda il contesto in cui la pièce dei Blusclint si svolge: attori che non si ricordano il testo, che si cambiano d’abito mentre il paravento che li ripara viene spostato, che si affacciano a rimproverare con tacito sguardo ciò che altri sbagliano.

La sceneggiatura è molto ben studiata.
È il capocomico a dirigere lo spettacolo e a interpretare il ruolo del protagonista. Prima dell’inizio della prova rammenta al gruppo le direttive principali, sulla falsariga di quelle che Amleto stesso dà agli attori nel testo di Shakespeare, ben riassunte nella battuta: “Non fingete nell’essere veri, ma siate veri nel fingere”.

E’ senz’altro lui la figura emblematica di questo adattamento della compagnia piemontese: è il leader, colui che conduce gli attori, li corregge, chi più crede nel lavoro. In lui quindi si concentra il nocciolo della performance, nel bene ma anche nel male.
Il capocomico-Amleto è la figura di passaggio tra la realtà scenica e la finzione scenica. Ed è proprio nel ruolo che il personaggio svolge a trovarsi il discrimine tra una messa in scena – quella per cui il pubblico in sala, pagante, è presente – funzionante o meno. Se Amleto non convince, lo spettacolo non convince. E Amleto, purtroppo, non convince.

La giustificata amatorialità del contesto in cui la prova si svolge non può avere riflesso nella prova stessa. Il rischio in cui lo spettacolo dei Blusclint precipita è di rendere superficiale il testo di Shakespeare, di farne l’ennesima versione di teatro convenzionale.
Nulla colpisce davvero il pubblico in sala, se non gli intermezzi comici che ravvivano un po’ l’atmosfera, progressivamente smorzata nel procedere della performance.

Da notare comunque alcune soluzioni interessanti introdotte dalla compagnia, come il fluido passaggio tra il personaggio di Ofelia e quello di Gertrude, interpretati dalla stessa Maria Concetta Gravagno, o la divisione delle parti di Amleto fra tre attori differenti (Paolo Faroni: l’Amleto 1 e capocomico, Stefano Annoni: Amleto 2, dandy laforgueiano, e Federico Manfredi: l’Amleto 3, testoriano), donando così concretezza alle differenti qualità del protagonista.
Verrebbe da consigliare ai Blusclint, allora, di concentrarsi di più sul dramma shakespeariano, approfondendone l’interpretazione e consentendo all’intera sceneggiatura, comunque ben studiata, l’esito scenico che merita.

HAMLETS
da William Shakespeare
con: Emilio Bonelli, Carlo Cusanno, Paolo Faroni, Maria Concetta Gravagno, Federico Manfredi, Stefano Annoni
spettacolo realizzato con il contributo della Città di Torino, Provincia di Torino
con il sostegno di Sistema Teatro Torino e Provincia
durata: 1h 52′
applausi del pubblico: 2′ 10”

Visto a Torino, CineTeatro Baretti, il 10 maggio 2013


 

No Comments

  • guido necchi ha detto:

    Io ero tra il pubblico. E non sono assolutamente d’accordo con quanto scritto nella recensione. Proprio perché in giro ci sono tanti e diversi Amleto, la compagnia Blusclint ha deciso di fare la parodia degli ortodossi shakespeariani che danno consigli e distribuiscono patenti su come ci si deve concentrare sul dramma del bardo. Lo spettacolo offerto dai Blusclint risente delle difficoltà di un debutto ma l’idea di una compagnia che si cimenta con Amleto, in cui ogni attore vuole primeggiare col proprio personale Amleto mandando tutto allo sfascio, è assolutamente innovativa. Tanto che chi dovrebbe occuparsene criticamente non lo capisce. Non fingete di fare i critici, siate intelligenti nel criticare.
    Guido

  • firmato: ha detto:

    …gli amici (miei)

  • Maria Rossa ha detto:

    Caro Guido, sono contenta che anche tu abbia modo di esprimere il tuo commento sullo spettacolo. Come preciso nella mia recensione, io penso che la sceneggiatura fosse ben studiata, proprio per la prospettiva metateatrale che offriva. Ciononostante credo sia un po’ ozioso impiegare due ore per mostrare che gli attori “vogliono a tutti i costi primeggiare”, idea peraltro non poi così originale, dato che anche i non addetti ai lavori conoscono l’ego narcisistico che spesso dilaga in teatro – e non solo. Comunque la si veda, credo che valorizzare i contenuti shakespeariani e non usarli semplicemente per criticare un mondo che si guarda dal di dentro possa essere un buono sprone per una compagnia che voglia continuare a evolversi.

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