Boris Godunov. La nuova ‘invasione’ della Fura Dels Baus

Boris Godunov
Boris Godunov

Boris Godunov

La sensazione di stare per assistere ad un grande “evento” si percepisce nell’aria, insieme anche a un certo timore e all’aspettativa di andare a vedere qualcosa di “forte”. Magari non è lo spirito con cui di solito si va a teatro, ma questo è il nuovo spettacolo de La Fura Dels Baus, e dalla compagnia catalana ci si aspetta sempre qualcosa di scioccante. Un pensiero suscitato e rafforzato anche dal monito posto in biglietteria: lo spettacolo è sconsigliato ai minori di 14 anni, ai cardiopatici e alle donne incinte.

Ovvio, quindi, entrare squadrando bene i propri vicini di poltrona… non si sa chi potrebbe celarsi dietro una finta indifferenza. Lo spettacolo è il “Boris Godunov” di Aleksandr Sergeevič Puškin, in una versione aggiornata del dramma che racconta la presa del potere di Boris Godunov dopo la misteriosa morte dell’erede al trono di Russia.
Irrompe un boato – ecco, ci siamo – spari, urla e terroristi incappucciati in tutto il teatro: corrono, gridano e ci comunicano che non usciremo fino a quando il Governo non ordinerà il ritiro delle truppe federali dal loro paese. Siamo prigionieri.

Lo spettacolo è ispirato alla presa degli ostaggi nel teatro Dubrovka del 2002, ma non ha alcuna pretesa di ricostruire quanto accadde in quei terribili tre giorni. L’obiettivo è, piuttosto, scuotere emotivamente e anche fisicamente il pubblico, destare l’attenzione e far provare sulla propria pelle, seppur rassicurati dalla consapevolezza della finzione, ciò che si prova in certi drammatici momenti, restituendo al teatro il suo originario ed innegabile potere catartico.

Uno schermo sul palco proietta riprese del teatro dall’alto sulla platea, della galleria ma anche di atrio, biglietteria, bar, e del Lungarno davanti al teatro, dove si muovono altri terroristi incappucciati. In questo spettacolo la scenografia è il teatro, tutto, per interno. Gli effetti speciali sono le luci, spente come siamo abituati ad averle a teatro, e poi improvvisamente accese e forti che puntano dritto sugli ostaggi.

Interessante è l’indagine dei rapporti tra i personaggi: fra gli attori, il pubblico e i sequestratori arrivati a questo gesto per motivi diversi. Come la donna che ha perso il marito nel conflitto e ha vagato tra le macerie di una città distrutta per ritrovare il corpo del figlio. Ma sono interessanti anche la storia della piccola terrorista-attrice, le paure degli spettatori in ostaggio, i loro pensieri che prendono consistenza in telefonate fatte ai parenti, per tranquillizzarli. Tuttavia c’è poco da star tranquilli, i terroristi hanno con sé dell’esplosivo, una bomba è piazzata proprio dietro la nostra sedia.
Sullo schermo appaiono immagini del Governo, con i potenti riuniti per decidere il da farsi. Una riunione di crisi da cui capiamo come le decisioni siano prese in nome della politica, e non certo delle vite umane.
Una persona fa da tramite tra Governo e terroristi: è la giornalista Anna Politkovskaja, unico interlocutore con cui i sequestratori accettano di trattare. Nella sua umanità e assoluta lucidità cerca di capire, di mediare, di vedere e documentare.

La compagnia catalana, come sempre, recita in spagnolo, con alcune sporadiche frasi in italiano e l’utilizzo dei sovratitoli. Sembra strano pensare che la vicenda si svolga in Russia, eppure questo accavallarsi di lingue si gonfia di significato, specie se tessiamo collegamenti fra il teatro Dubrovka e la New York delle Torri Gemelle o i treni di Madrid.
A differenza di quello a cui la Fura ci ha abituato, questa non è una performance di teatro urbano ma uno spettacolo di prosa d’impostazione più tradizionale. I registi Àlex Ollé e David Plana mirano a un teatro-documentario in cui il pubblico partecipi intellettualmente, come nel più classico del teatro italiano. Da qui, dunque, una riflessione sul terrorismo che non ha nessuna pretesa di insegnare né di tirar fuori delle verità.
Chi si aspettava una performance al cardiopalma, una versione teatrale dei moderni film adrenalinici che imperversano tra cinema e tv, sarà probabilmente rimasto deluso; ma chi, invece, ha colto l’invito e lo stimolo alla riflessione non sarà certo uscito da teatro a cuor leggero.

BORIS GODUNOV

direzione artistica: Àlex Ollé
regia e drammaturgia: Àlex Ollé e David Plana
con: Pedro Gutiérrez, Sara Rosa Losilla, Juan Olivares, Francesca Piñon, Albert Prat, Manel Sans, Carme Poll, Pere Eugeni Fonti, Jordi Puig “Kai”
durata: 1 h 43’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Firenze, Teatro Saschall, il 17 febbraio 2009