Buon Natale Cultura! Tra i pacchi-dono d’una crisi spettacolare

Tante poltrone vuote al Reposi per il terzo Forum dello Spettacolo

Tante poltrone vuote al Reposi per il terzo Forum dello Spettacolo

Raggiungere il cinema Reposi, nel pieno centro di Torino, alle 9.30 del mattino, può non esser cosa semplice: fa freddo, c’è la Zona a Traffico Limitato, senza parlare del caos pre-natalizio. 
Ma l’occasione è importante: il terzo Forum dello Spettacolo, organizzato dall’Agis di Piemonte e Valle d’Aosta, chiama a raccolta i rappresentanti istituzionali di Regione, Provincia, Città di Torino e Comuni del Piemonte, nonché gli operatori dello spettacolo, imprese e lavoratori dei vari settori (cinema, teatro, danza, musica, spettacolo viaggiante, circo, video giochi).

Nello scorso maggio si era tenuto un analogo Forum, con numerosi politici candidati alle elezioni regionali. Ai vecchi e nuovi rappresentati delle istituzioni l’Agis vuole ora chiedere cos’è stato fatto e cosa s’intende fare per le realtà, pubbliche e private, dello spettacolo e per i loro lavoratori. In Piemonte, infatti, si evidenzia una situazione sempre più drammatica, anche con festival importanti a rischio chiusura.

Giunti al Reposi, la prima sorpresa è trovarsi di fronte ad una sala molto, troppo, vuota: la scarsa presenza di addetti al settore dovrebbe suggerirci qualcosa; sono solo le prime domande di una lunga serie che emergerà nel corso della mattinata, seppure in fondo s’intuisca da subito che troveranno poche risposte.

Nel foyer la gente si saluta e sorride: ma non c’è proprio niente di cui sorridere. Eppure si sa, i piemontesi non riusciranno mai a staccarsi da quell’atteggiamento “falso e cortese”, caratteristica che si portano dietro da generazioni, nemmeno quando bisognerebbe tirar le bombe. 
Un senso di nausea mi pervade. 


Il benvenuto è compito delle alte cariche dell’Agis: il neo eletto presidente Luigi Boggio e il suo vice Graziano Melano, direttore della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino. I microfoni non collaborano, gracchieranno per tutto il forum, a ricordarci che a funzionare c’è ancora davvero poco nel mondo della cultura torinese.

Tra gli imputati principali del dissesto del settore c’è la Regione Piemonte, che versa in una situazione di disastro non solo in ambito culturale. Ma per rimanere solo in questo settore, la Regione aveva destinato allo Spettacolo dal Vivo nel 2013 poco meno di 6 milioni di euro. Dal monitoraggio condotto tra i soci dell’Agis nessuno al momento (e siamo a fine 2014) avrebbe ancora ottenuto un anticipo. 

Ecco allora la chiamata di un attore a leggere una lettera, “anonima”, che riunisce alcune voci di chi, grazie ai ritardi nelle erogazioni regionali, non potrà partecipare alle Call europee, che prevedono un sostegno a patto che gli enti locali/nazionali sostengano la quota restante: della serie, se non siamo cacciati a calci fuori dall’Europa, riusciamo ad auto-espellerci; senza parlare di chi non riesce più nemmeno a coprire i fidi bancari, o di chi è ormai ben oltre il baratro.

In queste occasioni di incontro-confronto, pare sempre di stare nella sala d’attesa del medico: ci si scruta per cercare di comprendere la malattia degli altri. Poi si prende coraggio e si parla col vicino e ci si rincuora sempre un po’ nel sapere che sta peggio di noi. 

Dopo i saluti di rito si ficca direttamente il dito nella piaga. Così, sul palco, si succedono i referenti dei vari settori, in una lunga lista di dati e orrori. Ne ricordiamo qualcuno:

Fabio Naggi, referente Agis per il teatro, sottolinea come
– l’Art Bonus quest’anno sarà riservato solo alle fondazioni liriche e sinfoniche, fautrici in molti casi di debiti infiniti. (Anche il Piccolo Teatro di Milano, nelle scorse settimane, aveva espresso il suo disappunto per questa scelta: l’Art Bonus non è per virtuosi, ha dichiarato ufficialmente il Piccolo, che a fronte di bilanci sempre in pareggio negli ultimi 15 anni e oltre 20 mila abbonati, non si vedrà riconosciuto nulla, come molte altre realtà virtuose)
– la legge regionale 68/1980 ha subito, dal 2010 ad oggi, una contrattura del 50%
– i ritardi nelle erogazioni hanno creato circa 400.000/500.000 euro di interessi bancari all’anno, quasi pari all’ammontare dei contributi stessi.

Cristiana Candellero, portavoce per la danza, riferisce di un comparto in situazione drammatica, in cui manca una legge di settore, e dove 300.000 euro di interessi bancari (un anno a una media del 5%) sono a carico delle associazioni, per un un importo pari quasi allo stanziamento regionale della legge 58/1978 (la legge relativa al sostegno alla realizzazione di rassegne, festival e attività di promozione culturale in ambito teatrale). Ecco quindi il rischio chiusura per molte realtà: festival e stagioni anche di comprovata qualità e con collaborazioni internazionali.

Alberto Castoldi, per la musica popolare, sottolinea come, lasciando fuori le grandi produzioni che, in ogni caso, sono ormai per la maggior parte straniere, la musica “giovanile” e “locale” non abbia sostanzialmente aiuti. Ogni mese chiudono realtà del territorio e si è dimenticato completamente il mandato “sociale” del settore.

Sergio Ariotti, direttore artistico del Festival delle Colline Torinesi, ribadisce come i tagli e i ritardi delle erogazioni siano una condanna a morte per tanti: “Sappiamo che la situazione è difficile in tutta Italia, ma davvero Torino e il Piemonte sono diventati ultimamente esempi negativi”. Non basta più “salvare il salvabile” e non si può andare avanti con la strategia dei grandi eventi/grandi numeri. La cultura sta diventando schiava del turismo, messa alla stessa stregua del divertimento: “Ma c’è differenza tra cultura e divertimento”, sottolinea Ariotti.

La Città di Torino ha finanziato il sistema culturale in parte con risorse correnti, in parte con immobili. In questo modo, ad esempio, all’interno del Sistema Teatro Torino il 50% di quanto dovuto per il 2013 è stato erogato, mentre il resto no, informa ancora l’Agis. Ma, interviene Luca Cassiani, presidente della Commissione Cultura del Comune di Torino, occorre dire “Basta a sovvenzionare la cultura con gli immobili, che vengono svenduti”.

Non supportata nel suo ruolo istituzionale dal collega assessore comunale Braccialarghe, assente, la parola va all’assessore alla Cultura della Regione Antonella Parigi, neoeletta a giugno 2014 dopo un folgorante passato alla direzione del Circolo dei Lettori di Torino, dalla sua fondazione nel 2006 alla nuova carica politica. 

“La Regione è piena di debiti – conferma una verità già conosciuta, la Parigi – Il bilancio non corrisponde alla cassa e questo riguarda tutti i settori. Stiamo lavorando per non essere commissariati”. Ecco perché il suo intervento mira a creare nei suoi interlocutori degli… alleati: “Sono stupita di essere considerata, io e la Regione, il vostro nemico, perché io sono vostro alleato, sono una di voi, e anche l’Agis deve essere nostro alleato: non siamo un ente cattivo, siamo un ente in difficoltà”.
Ed è proprio l’assessore a spronare gli addetti al settore a “chiedere riforme, dovete chiedere tavoli con la Regione, il Comune, le fondazioni bancarie, dovete chiedere strategie”. Perché nell’immediato si dovrà pensare “ad una stagione di spending review”.
Luigi Boggio asserisce che le parole dell’assessore sono musica per le sue orecchie: viene inevitabile domandarsi che musica ascolti! 

Ora, siamo tutti convinti che i problemi del comparto non possano essere attributi nello specifico all’assessore fresco di nomina ma, di norma, se si assumono cariche di responsabilità si è chiamati ad esserne, per l’appunto, responsabili. Da anni assistiamo invece al gioco dello scarica barile, che chiama sempre in causa chi c’era prima: ecco perché quasi nessuno, per lo meno ufficialmente, riesce a fare nomi e cognomi (o ne fa troppo pochi). Tutto va in vacca e non possiamo (quasi) mai dire grazie a qualcuno, non si riesce mai a sapere di chi è la colpa della cattiva gestione.

Impossibile offrire delle soluzioni? Forse è però lecito aspettarsi qualcosa di più, perlomeno qualche risposta sui tempi di erogazione di contributi già deliberati (c’è chi sostiene che i contributi assegnati dalla Regione nel 2014 non arriveranno prima del 2017…), o qualche risposta  su cosa succederà nel 2015 (nessun contributo per il settore?).
Insomma un po’ di chiarezza, qualche verità, anche se scomoda, utile a capire se, per tanti, è davvero il caso di chiudere e non proseguire in quest’agonia. 
Le imprese dello spettacolo piemontesi affrontano il 2015 in condizioni limite, conferma l’Agis, con risorse calate tra il 2010 e il 2014 del 50%.      
    
Parliamoci chiaro, quando ti arriva uno stipendio tutti i mesi (magari un bello stipendio), il tempo e l’urgenza hanno significati diversi: si ha il tempo di pensare strategie, di discutere, di ripensare budget, di parlare di spending review, project management e fundraising (ma qualcuno lo sa che è ormai congestionato??). 
Ma quando sei a rischio chiusura di attività, magari decennali, questo tempo non c’è più. Un rischio chiusura perché non è dato nemmeno di sapere quali saranno i tempi di pagamento. E questi ritardi hanno causato debiti incolmabili con banche e fornitori. E a catena con lavoratori non pagati e artisti (ultimo anello), che aspettano per mesi i cachet, non riescono a pagare tasse e contributi, finendo in alcuni casi a chiedere soldi ai genitori per pagare l’affitto…

Sei mesi di mandato sono pochi; sei mesi ad aspettare il proprio compenso possono davvero esser tanti; due anni per avere un contributo (o almeno l’anticipo) deliberato da un ente pubblico può risultare un’eternità. 

soldi

Ecco quello che vorrebbero trovare sotto l’albero i lavoratori dello spettacolo

Gli interventi successivi riferiscono fatti più o meno noti e giusti, raccontando di situazioni drammatiche, di cultura mischiata all’enogastronomia etc. Si parla di sacrifici che dovrebbero toccare tutti: parole bellissime, ma siamo in Italia, e da Roma ci è appena arrivata una nuova immagine della nostra classe politica e della sua spiccata vocazione al sacrificio.

Valter Malosti, attore, regista nonché direttore della scuola del Teatro Stabile di Torino, per un attimo riporta l’attenzione – voce fuori dal coro – su contenuti e qualità: “Si parla poco di contenuti. Ricerca e sperimentazione sono quasi azzerate”. E davvero ogni tanto, immersi in questo pantano, anche gli addetti ai lavori dimenticano la missione del teatro e dell’arte. “Da ripensare è la cultura nel suo complesso, ma che si smetta di sovvenzionare con i soldi pubblici gli spettacoli di ‘divertimento’ – ribadisce anche Malosti – La cultura è un’altra cosa”.

Antonella Parigi ha lasciato già da un po’ il Forum; la sala, poco frequentata fin dall’inizio, si svuota a poco a poco; gruppetti parlano tra loro incuranti degli ultimi interventi.
Rivediamo la luce di una giornata di sole. Scattano gli auguri. E non devono certo esser solo natalizi…

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