Buone Pratiche… e poi? 10 anni di sistema teatrale in un libro

Buone Pratiche 2014

Le Buone Pratiche milanesi (photo: Giulio Stumpo)

Decima edizione, sabato scorso a Milano, de Le Buone Pratiche del Teatro, gli incontri organizzati dall’associazione A-teatro che, periodicamente e in luoghi diversi, chiama a raccolta il teatro italiano per fare il punto sullo stato delle cose.

Negli ultimi tre anni si sono tenuti diversi “summit” teatrali di questo tipo, da Palermo a Firenze, da Genova a Ravenna, Catania e Mantova, per arrivare stavolta a Milano, ospiti della Scuola Paolo Grassi. Una svolta importante per la manifestazione: l’incontro non solo si è soffermato sul tema attualissimo delle “Strategie del rinnovamento e sulle prospettive di cambiamento” del sistema teatrale italiano, ma ha voluto fare un consuntivo di questi dieci anni, guardandosi indietro attraverso la pubblicazione di un libro.

I coordinatori delle Buone Pratiche, Oliviero Ponte di Pino e Mimma Gallina, per l’occasione, hanno quindi presentato il libro appena pubblicato dalla Franco Angeli, che fa il punto su questi anni di incontri. “Un libro indispensabile per capire cosa è successo, cosa sta succedendo e che cosa succederà” recita la presentazione. Il volume, di 264 pagine, analizza la situazione del settore e le possibilità di riforma, intrecciando il contributo che arriva da 140 buone pratiche (esperienze innovative, replicabili e sostenibili) raccolte in questi anni con le riflessioni di un gruppo di specialisti – presenti anche sabato a Milano – che hanno contribuito con dati, relazioni, inchieste, analisi.

Le buone pratiche del TeatroElena Alessandrini e Giulio Stumpo, dati alla mano, hanno quindi radiografato lo scenario del teatro italiano attraverso bilanci e prospettive; il professor Michele Trimarchi, docente di Economia della Cultura all’Università di Bologna, ha dissertato su buone pratiche, cattive teorie e pessime regole, mentre Giovanna Marinelli, per anni intelligente e sensibile direttrice dell’Ente Teatrale Italiano, si è soffermata su come dovrebbe essere coniugato il concetto di trasparenza.
E, ancora, Francesco De Biase si è messo dalla parte dello spettatore configurando tipologie e aspettative; infine Franco d’Ippolito ha analizzato le annose problematiche della questione meridionale, suffragate da diversi interventi ospitati durante l’incontro milanese, che hanno messo in risalto soprattutto una difficile situazione teatrale in Sardegna, Sicilia e Calabria.

La giornata dell’8 marzo (scelta per sottolineare le specificità e le ricchezze del ruolo femminile nel fare teatro) si è articolata come di consueto in una serie di sessioni, con interventi e relazioni, durante le quali alcune buone pratiche presentate nelle scorse edizioni e altre emerse di recente sono state analizzate e riconsiderate in questo particolare momento di crisi.

Peculiare attenzione è stata data alla prospettiva internazionale, a cominciare dalle indicazioni sulla progettazione culturale che arrivano dall’Unione Europea, da Expo 2015 e dalle Capitali Europee della Cultura 2019. In questo ambito Filippo del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha illustrato le iniziative che si stanno organizzando per l’Expo nel capoluogo lombardo.

Dai numerosi contributi ascoltati, tutti votati a immaginare il cambiamento, ne è venuta fuori una miriade di iniziative e progetti (festival, rassegne, bandi, luoghi reali e virtuali, censimenti…) che guardano al futuro pur nelle estreme difficoltà del presente, iniziative molte delle quali hanno nel fare rete, nel mettere insieme le energie, il loro fulcro vitale. Un fermo immagine che complessivamente ritrae non un piangersi addosso del teatro italiano ma semmai il suo rimboccarsi le maniche per trovare risorse, non solo finanziarie, attraverso nuove strategie.

Dopo dieci anni di proficuo e stimolante percorso, è ora necessario che “Le buone pratiche” cambino pelle, restringendo i prossimi incontri a temi e focus particolari e necessari, che aiutino la scena italiana a superare un momento così difficile ma anche così pieno di prospettive di cambiamento, che l’incontro di Milano ha evidenziato nella sua estrema varietà di forme.
 

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