Bye Baby Suite. A 50 anni da Marilyn

Bye Baby Suite

Uno scatto dall’hotel Hilton di Firenze (photo: Stefano Ridolfi)

È questo l’anno di Marilyn Monroe. A 50 anni dalla sua scomparsa la voglia di Marilyn non perde colpi, anzi, l’anniversario alimenta nuovamente il mito e l’occasione di rivederla bellissima nella sua eterna giovinezza. Ecco allora rifiorire mostre, libri, canzoni, serie tv, film biopic, mentre il Festival di Cannes festeggia i suoi 65 anni dedicandole l’immagine ufficiale della nuova edizione.

Se le immagini del passato, anche quelle spontanee o “rubate”, che la ritraggono durante gli anni d’oro del cinema americano, riflettono lo sguardo seducente, il sorriso mozzafiato e le curve morbide e voluttuose, le parole che oggi la ricordano hanno per lo più altre sfumature. Sono frammenti infelici, stati depressivi, amori drammatici, solitudini sofferte e maschere nostalgiche. Il buio o lato oscuro sembra voler ricondurre la diva hollywoodiana per antonomasia dalla mecca del cinema all’ade dei comuni mortali, evidenziando il contrasto tra personaggio e persona, tra forma e vita, tra Marilyn e Norma Jeane. Un taglio verticale o lacerazione tenuta assieme da  un rammendo molto sottile, sempre sul punto di cedere.


É lungo questo esile filo che si sviluppa nella performance “Bye Baby Suite” scritta da Chiara Guarducci e interpretata da Alessia Innocenti; il lavoro è figlio dell’antecedente spettacolo “Bye Baby” che, dopo il debutto nel 2009, ha abbandonato i palcoscenici tradizionali privilegiando, nella veste attuale, vere camere o suite d’albergo come luogo d’elezione e di rappresentazione.

Una scelta che pare accattivante oltre che efficace. Pochi spettatori a distanza ravvicinata, innocui voyeur che un po’ rubano e un po’ raccolgono attimi d’intimità. Ma anche luogo fatalmente simbolico e provvisorio, iconicamente noto come metafora di una vita itinerante, che guadagna in autonomia e novità ma perde in affetti.  Ideale per evocare i ricordi di vita di Marilyn Monroe; frammenti che fanno capolino tra lenzuola disfatte, la luce soffusa di abat-jour, vestiti eleganti sparsi qua e là, bottiglie di gin senza tappo e boccette di pasticche mezze vuote.
Nessuna parrucca biondo platino e nessun trucco da pin up, ma soltanto il tono di voce “candito”- che in alcuni momenti purtroppo eccede in un fastidioso falsetto – a ricordare vagamente la diva.

E’ un lungo monologo, una riflessione amara e sofferta  in cui l’attrice, parlando ad un interlocutore immaginario, svela la malinconia dei propri sorrisi, i tremori del corpo e l’irrequietezza dei sentimenti. Rimane sola e nuda di fronte all’invenzione di se stessa, così cedevole agli affascinati ma penosi inganni della bellezza, della celebrità e dell’amore, che tanto concedono e tanto pretendono.

Una notte insonne, forse l’ultima di quel lontano agosto, satura di fantasmi e di dolori, che spingono ad un urlo disperato –  falsato e quasi insopportabile – che solo un goccio di gin e una pillola in più riescono a sedare.

Se l’idea registica e la drammaturgia promettono bene, c’è da dire che in questa occasione veneziana (la stanza è quella di Palazzo Bembo) l’interpretazione dell’attrice toscana non è del tutto riuscita; scivola con fatica lungo l’altalena delle emozioni, trovando un buon ritmo e prendendo quota solo sul finale.  

Vincente è ancora l’immagine del passato. Le splendide foto di Avedon e Stern, sospese sulle pareti della stanza che ospita la perfomance, duplicano, moltiplicano e ripetono magicamente Marilyn che, come tutte le vere stelle, rimane ancora una volta difficile da afferrare.

Bye Baby suite
di Chiara Guarducci
con: Alessia Innocenti
durata: 40’
applausi del pubblico: 35’’

Visto a Venezia, Palazzo Bembo, il 15 aprile 2012

No Comments

  • stefania ha detto:

    Ho assistito ieri sera alla performance di Alessia Innocenti in una suite dell’Albergo Pietrasanta….sono , anzi noi tutti spettatori, siamo rimasti quasi senza fiato…colpiti annientati lacerati dalla splendida interpretazione, o meglio…dalla vivida interpretazione di una donna annientata dalla solitudine e dal bisogno mai placato di amore.
    Alessia Innocenti ha recitato, vomitato, fatto uscire dall’anima un testo intensissimo e coinvolgente.
    eccezionali quindi sia l’attrice che l’autrice di una piece unica e da pelle d’oca.

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