Dal cabaret a Godot. Senza sosta

Cabaret Godot
Cabaret Godot

Cabaret Godot

Assurdo, esilarante, sbalorditivo nella ricerca e nell’uso di un linguaggio che non fa che mutare sotto i nostri occhi. Avventuroso, onirico, surreale, frizzante, disarmante, giocoso, saggio, musicale, ondulato, sempreverde, albero, cespuglio, incendio, sentimento, rosso, macchia, cuore, sangue, pulsazioni, vita.

Si parte da qualche aggettivo, nel tentativo di descrivere un’operazione assolutamente singolare come quella di “Cabaret Godot” di Michele Beltrami ed Ettore Giuradei. Si parte da quegli aggettivi per ritrovarsi poi obbligati a lasciarsi andare alla musica delle sillabe, alle associazioni di idee, ai cambi repentini di contesto, di umore, di intenzione, di messaggio, di volume di sentimento impiegato. Ma senza mai, e dico mai, perdere ritmo ed energia.

Prendete il teatro dell’assurdo, prendete delle idee minimali, prendete il mimo, prendete il cabaret, prendete la stand-up comedy, prendete Beckett, prendete Ionesco, prendete Bergonzoni, prendete Rodari, prendete il teatro canzone, il gioco infantile e finissime intuizioni psicologiche, filosofiche, ma soprattutto filologiche, metriche e musicali. Se riuscite a tenere in mano tutto questo, a patto che siate disposti a perdervi in meandri sempre nuovi, riuscirete a tenervi addosso un assaggio di questo spettacolo davvero sorprendente.

Direttamente da Brescia, Ettore Giuradei e Michele Beltrami, accompagnati al piano e alla tromba da Marco Giuradei, arrivano cavalcando un’onda di neo-linguaggio. E non hanno bisogno che di uno spazio per il musicista, una quinta con ingresso frontale a frigorifero e una poltrona. Bastano e avanzano. Del Godot di Beckett c’è solo un breve scambio sul tema dell’attesa, il resto riposa nel germe dell’idea, fiorisce a colpi di canzoni non-sense che ricordano Kurt Weill e Tom Waits e sboccia in arditi balletti infantili e infuocati monologhi, esilaranti quando si gioca con l’acrostico, disarmanti quando i toni richiamano alla vista il nulla sconfinato.

Una grande dimostrazione di come si possa comunicare l’incomunicabile, grazie alla potenza della fantasia applicata ai mezzi del teatro “off-off”, come piace chiamarlo a Michele Beltrami, che abbiamo avuto il piacere di incontrare insieme a Ettore e Marco Giuradei.