Cammelli a Barbiana. Luigi D’Elia a scuola con Don Milani

Luigi D'Elia (photo: Domenico Summa)
Luigi D'Elia (photo: Domenico Summa)

Lo chiamavano “il signorino”. La sua famiglia, ricchissima, possedeva tre case, due automobili – in un’epoca in cui c’era una macchina ogni mille abitanti – e passava le vacanze a Castiglioncello. Indocile con la passione della pittura, a volte sboccato, impertinente affascinato dalle ragazze, Lorenzo Milani (Firenze 1923-1967) sarebbe diventato il prete ribelle destinato a sconvolgere il mondo dell’istruzione.

A don Milani, al rampollo di una famiglia aristocratica laica di scienziati e cattedratici, al sacerdote scomodo di periferia, al maestro eretico al servizio degli ultimi, Luigi D’Elia dedica “Cammelli a Barbiana”.
Il monologo è stato il terzo appuntamento della rassegna estiva “Ad esempio a me piace il Sud”, che ha visto sfilare all’ExFadda di San Vito dei Normanni prima Christian di Domenico e poi Massimiliano Loizzi. Un’appendice autunnale chiuderà l’edizione 2018 di questo teatro civile oggi, 5 ottobre, con lo spettacolo “Torno subito” (Meridiani Perduti).

“Cammelli a Barbiana” è un’altra prova della capacità affabulatrice di D’Elia. L’attore brindisino, supportato alla drammaturgia dal fedele Francesco Niccolini e alla regia da Fabrizio Saccomanno, costruisce uno spettacolo che, senza orpelli scenici né elucubrazioni, raggiunge spettatori di ogni età, contando solo sul potere della narrazione. Proprio in questa capacità di dominare la voce, di impostare la mimica, di orchestrare gesti e movimenti, D’Elia interiorizza la figura del Priore di Barbiana.
Sgorgano parole che restituiscono il fervore di un uomo e di una vita, il carisma del pastore innamorato del Vangelo, il rapporto complicato con i vertici della Chiesa.


Don Milani era soprattutto un educatore. Profilò una scuola all’insegna della sussidiarietà, dove non esistevano asini né secchioni. L’aiuto reciproco era un imperativo categorico. Nessuno doveva rimanere indietro.
A Barbiana non c’erano lavagna né banchi. Non c’erano voti né pagelle. Dominava una condivisa sete di conoscenza. Attraverso la sapienza, anche Dio era raggiungibile. I giovani imparavano a dominare la realtà e modificarla grazie alla cooperazione. La formazione era vista come un processo che dura tutta la vita. Non c’era discontinuità tra apprendimento teorico e pratica. Il tempo scuola copriva l’intera giornata.
Don Milani fu insomma la quintessenza di un cristianesimo sociale che in anticipo sul Sessantotto, prevenendone le derive antiautoritarie, segnò il mutamento di un paradigma culturale. Don Milani scuoteva le coscienze intorpidite. Usava la conoscenza come grimaldello contro la disuguaglianza sociale. Era consapevole che ogni parola costruisce la libertà di un uomo. La cultura, per questo prete eretico, era antidoto alla schiavitù e leva per la dignità.

D’Elia spazia tra registri stilistici e recitativi che assecondano i modi espressivi, soprattutto il temperamento multiforme del focoso priore di Barbiana. Il suo personaggio oscilla tra dolcezza e accessi d’ira. Propone con fermezza il senso del dovere. Argomenta con parole piane. È vulcanico mentre spezza le catene dell’oppressione e denuncia l’ignoranza, madre di tutte le vessazioni.
Il bisogno di chiarezza attraversa il personaggio e l’attore, ne incarna passioni e idiosincrasie, parole e ipocondrie. Come quando gli brillano gli occhi, di fronte a un telescopio (immaginario) puntato alle stelle. Oppure la voce tuona contro la mistica della guerra.
D’Elia incarna le ansie, i fervori, il respiro affannato, la paura, il coraggio, l’indignazione, i risentimenti di un uomo. Una vita densa di passione quella del personaggio, una performance pregna di sentimenti quella dell’attore.

C’è un vigore nuovo nello spettacolo. Il pubblico lo avverte, condivide il calore, reagisce con energia. Il finale intenso chiude un lavoro che è una scultura lignea, con chiaroscuri e sfumature. Lo stile grezzo e qualche truciolo preservano l’odore naturale, un po’ agreste, del legno scolpito.

CAMMELLI A BARBIANA – Don Lorenzo Milani e la sua scuola
Di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia
Con Luigi D’Elia
Regia Fabrizio Saccomanno
Distribuzione INTI
Una produzione Thalassia – TEATRI ABITATI
Con la collaborazione della Fondazione Don Lorenzo Milani

durata: 1h
applausi del pubblico: 2’ 15”

Visto a San Vito dei Normanni, Ex Fadda, il 30 agosto 2018
Rassegna “Ad esempio a me piace il Sud”

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