Camminando nell’assenza piena di Cage’s Parade

Cage's Parade

Cage’s Parade (photo: Rolando Paolo Guerzoni)

A cent’anni dalla sua nascita, e a venti dalla morte, riprende di nuovo vita John Cage nell’anno delle celebrazioni: più o meno memorabili, per lo più per un pubblico attento, dato che per i più disattenti il compositore americano forse viene ricordato per una comparsata a “Lascia o Raddoppia”, conduzione Mike Bongiorno, esperto di funghi, addirittura vincitore.

Mentre è passeggiato di recente anche per Romaeuropa festival, prendendo a braccetto i coreografi Rui Horta e Bill T. Jones, conquistando le sale con un ciclo di opere video, concerti, giornate piene di performance a lui dedicate: al più grande rappresentante della musica contemporanea e sperimentale che ha visto il Novecento.

Già da tempo ci stava pensando anche il Teatro Valdoca di Cesena con i suoi fondatori, il regista, scenografo Cesare Ronconi, e l’attrice, drammaturga, poetessa Mariangela Gualtieri, tanto che ne annunciammo il debutto già a giugno all’evento Nottilucente di San Gimignano.


Capace di immaginare la musica come insieme di segni e di azioni, e sue relative scomposizioni, derivanti dall’utilizzo anche di oggetti non propriamente considerati musicali, Cage raggiunse la massima notorietà con l'(in)azione che prende il nome di 4′ 33”, dal tempo in cui il pianista si trova di fronte al suo strumento senza suonarlo, seduto e congelato, braccio alzato nell’attimo prima di farlo scendere sui tasti e iniziare, lasciando che siano i suoni, dentro e fuori se stessi, a parlare; avendo un’idea di stare sul palco, e nello spazio, grazie anche al contributo di attori, danzatori, e performer, con cui è stato capace di dialogare nei suoi lunghi anni di attività creativa, che abbraccia nel profondo la parola Teatro. E non poteva che essere quello visionario e di sensazioni sottili e (im)palpabili della Valdoca a farsi carico di offrire un contributo importante allo sperimentatore che veniva da Los Angeles e morì a New York. 
Partendo da un laboratorio che ha visto i suoi risultati nobili nei due momenti che si sono intersecati nella programmazione di quest’anno del festival di Santarcangelo, “La casa dei Sogni” e “Cage’s Parade”, proprio in quest’ultimo e nella sua connotazione maggiormente di happening, Teatro Valdoca ha concentrato il suo omaggio al musicista, moltiplicandolo con echi successivi che hanno visto finora le due tappe di Roma (25 settembre), voluta dal Centro Teatro Ateneo della Sapienza, e di Reggio Emilia (29 settembre) nei Chiostri di San Pietro.

Nell’occasione romana, che sembrava funestata fino al possibile rinvio a causa di un acquazzone improvviso che sapeva ancora di estate, nel piazzale antistante la divina cappella della città universitaria, uno spazio lunare si è aperto, con parabole metalliche, lucide, specchi di universi e mondi capovolti, immagini provenienti dai labirinti di M.C. Escher che galleggiavano nell’aria. Strumentazioni e scenografie, essenziali, senza tempo, se non quello della polvere, in scena; cosparsi nello spazio totalmente aperto, delineato dai tagli di luce, bianca, drappi anch’essi bianchi, con lampi di buio, portati dall’umanità deformata come sempre dai trucchi, i dipinti a corpo che Ronconi realizza a impronta sui suoi performer prima di ogni spettacolo.

Inizia il graffio di Gabriella Rusticali, che con la sua voce rotta e ruvida pronuncia i versi di “Finnegas Wake” da James Joyce, utilizzate da Cage per la performance sonora “Empty Words”, facendoci immergere nei 40 minuti circa che verranno, in cui Leonardo Delogu, Susanna Dimitri, Olimpia Fortuni, Francesco Laterza, Isabella Macchi, Silvia Mai, Chiara Orefice, Fabio Pagano, Lucia Palladino e Valerio Sima si muoveranno, abbracceranno, culleranno, scontreranno; entità di un’altra terra, quella del sentire, che fatto carne danzerà e immobile vibrerà di fronte al pubblico.

Suoni, echi che da lontano sembra dirigere Cage, il quale arriva in forma di voce registrata in questa “Parade” dalle geometrie e dalle traiettorie essenziali ed emotive, in cui il silenzio si avverte negli interstizi dell’azione e del suono, ove si distinguono tra le altre le note di “Thirteen Harmonies”.

Immersi in una percezione di assenza, di sottrazione, di silenzio, si ritorna alla parola con l’ingresso dell’oracolo Gualtieri che, sola e in piena frontalità rispetto agli spettatori, darà forma e senso con i suoi versi a ciò che però già lo aveva, risultando per una volta nota stonante e superflua. Lasciando nell’aria la memoria del solo suono giusto e non scordato, quello dello spettro della voce di John Cage.

CAGE’S PARADE
Omaggio a John Cage
regia, luci e scena: Cesare Ronconi

parata
con: Leonardo Delogu, Elena Cleonice Fecit, Olimpia Fortuni, Francesco Laterza, Silvia Mai, Chiara Orefice, Fabio Pagano, Lucia Palladino, Valerio Sirna
voce registrata: Gabriella Rusticali
partiture e musiche: John Cage
fonica: Luca Fusconi
costumi: Gaia Paciello
oggetti di scena: il laboratorio dell’imperfetto
attrezzeria: Maurizio Bertoni
collaborazione al progetto: Alessandro Taverna

live performance
27’10.554 for a percussionist
percussioni: Enrico Malatesta

Empty words
voce: Gabriella Rusticali

organizzazione: Elisa De Carli, Imma Scarpato
supporto organizzativo: Samantha Turci
amministrazione: Morena Cecchetti
consulenza amministrativa: Cronopios

produzione: Teatro Valdoca
in collaborazione con Teatro A. Bonci di Cesena
si ringrazia: Teatro Comandini
con il sostegno di Comune di Cesena /Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna, Provincia di Forlì-Cesena

Visto a Roma, piazzale della Minerva, il 25 settembre 2012


 

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