Canelupo Nudo. Per trasformare la lingua in vera carne umana

Elena Pol e Maurizio Lupinelli

Elena Pol e Maurizio Lupinelli (photo: Guido Mencari)

Come gli amanti del teatro sanno, a Maurizio Lupinelli piacciono moltissimo le sfide, anche quelle più impervie; per cui da qualche anno ha concesso le sue attenzioni verso un autore quanto mai impervio come Werner Schwab, di cui abbiamo visto al Paolo Pini di Milano, per la rassegna Da vicino nessuno è normale, “Canelupo Nudo”, omaggio a “La mia bocca di cane”, opera inedita alla cui traduzione si è ancora una volta dedicata Sonia Antinori.
In scena l’attore-regista emiliano romagnolo di Nerval Teatro con l’abituale compagna Elisa Pol, su drammaturgia di Rita Frongia e la regia del “maestro” Claudio Morganti.

Werner Schwab, drammaturgo austriaco morto a 35 anni per overdose di alcool il 1° gennaio del 1994, è autore assai impegnativo da mettere in scena, in qualche modo annoverato fra i teatranti maledetti sia per la sua esistenza vissuta in modo assai poco equilibrato, sia per le sue opere, dove la violenza e la degradazione la fanno da padrone.  

La sua fatica teatrale più famosa e significativa è la tetralogia “Drammi fecali” (Fäkaliendramen), che riunisce tre lavori: “Le presidentesse” (già messo in scena da Lupinelli che ha visitato l’autore austriaco anche in “Appassionatamente”), “Sovrappeso, insignificante: informe” e “Sterminio”, di cui ricordiamo un’eccellente trasposizione scenica di Marco Martinelli su drammaturgia di Sonia Antinori.

“Canelupo nudo” si configura non come un’opera scritta appositamente per il teatro ma come un  compendio dei temi dell’autore austriaco, che in qualche modo viene anch’esso catapultato in scena. Lo spazio che si trova davanti al pubblico (popolato da pochissimi elementi per lasciare uno spazio inequivocabile alle parole) è infatti nettamente diviso in due: da una parte, interamente circondata da bottiglie (“Beviamo per spingerci alla comprensione”, soleva dire l’autore), vivono le ossessioni di Schwab, che la drammaturgia di Frongia rende palpabili (anche attraverso quelle, in qualche modo apparentate, di Federico Sanguineti) gridate dai due interpreti, dove l’ossessione fecale dell’autore imbeve ogni cosa. Dall’altra, intorno ad un tavolo, due personaggi farseschi, provenienti dalla sua fantasia, Muso e Lilly, figure trasandate, pirati malconci, specie di custodi della poetica del maestro, in qualche modo allentano il disgusto per la vita che colpisce il pubblico, anche mediante improvvisi colpi di luce e di suono, con una sorta di battibecco continuo, spesso sguaiato, che disserta anche sui modi di stare sulla scena.

Così lo sguardo dello spettatore si muove da un lato all’altro della scena, faticando a volte a comprendere il disegno unitario che sottintende allo spettacolo, in cui Lupinelli troppo frequentemente oscura, con la sua forte presenza, il contributo dell’interprete femminile, che solo alla fine acquista una valenza più significativa e vibrante.

Ma, ed è questo il grande valore di tutto lo spettacolo, “Canelupo Nudo” trasuda un amore e una condivisione viscerali per le parole di un autore che ha della vita e, in definitiva, dell’essere umano, profondo disgusto ma allo stesso tempo, come succede spesso ai maledetti, anche un grande desiderio di amore e comprensione, tradotta da una ricerca continua della bellezza anche nelle piccole cose.  

Così la scrittura di Schwab si esemplifica in diversi modi, come lui stesso suggerisce “nel trasformare la lingua in vera carne umana, i personaggi devono avere il dono o l’umiltà di lasciarsi trasfigurare nel corpo, inciampare nella pulsazione e nel fremito. La presenza dell’attore diventa indispensabile per lo sprofondamento della lingua nel corpo in un teatro capace di restituire il rumore della vita, a contatto con la tragedia che racconta una società, la nostra, dove il dolore del singolo il più delle volte rende spettatori inermi, come davanti ad una farsa d’avanspettacolo dai mille finali”.
Ed è tutto ciò che lo spettacolo intende suggerire con l’ammirevole dedizione dei due attori, protagonisti della scena.
Per chi se la fosse persa, vi rimandiamo infine alla photogallery dello spettacolo realizzata da Guido Mencari.
 
CANELUPO NUDO
omaggio a La mia bocca di cane
di Werner Schwab
opera inedita in Italia e tradotta da Sonia Antinori
con: Maurizio Lupinelli ed Elisa Pol
regia: Claudio Morganti
drammaturgia: Rita Frongia
disegno luci: Fausto Bonvini
produzione: Nerval Teatro, Armunia/Festival Inequilibrio in collaborazione con L’Arboreto-Teatro Dimora

durata 60’
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Milano, Teatro La Cucina, il 6 luglio 2014


 

No Comments

  • Claudio Morganti ha detto:

    E’ davvero strano il destino di Rita Frongia. Sono dieci anni che scrive testi per me ed altri e mai questo viene rilevato.
    E’ un puro e semplice problema di “credits”, di correttezza.
    Mi va pertanto di colmare per quanto a poco serva, questa lacuna.
    Dunque:
    Il testo CANELUPO NUDO è un TESTO ORIGINALE scritto da RITA FRONGIA, NON CI SONO PARTI TESTUALI DI SCHWAB, ma solo un piccolo e prezioso contributo di Federico Sanguineti.

  • mario bianchi ha detto:

    grazie della precisazione Claudio forse nella presentazione occorreva scriverlo in modo più chiaro

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