Carsen incanta la Scala con il Giulio Cesare in Egitto

Ph. Marco Brescia & Rudy Amisano
Ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

Il fatto che per il “Giulio Cesare in Egitto” di Händel il Teatro alla Scala di Milano fosse completamente gremito, in ogni ordine di posto, di persone di ogni età ci fa ben sperare che l’opera barocca abbia finalmente incontrato il gusto e il favore di un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo, così da poter far parte sempre di più di ogni programmazione che si rispetti. Anche perché abbiamo assistito ad una delle esecuzioni più convincenti ed emozionanti tra quelle viste del grande musicista tedesco, naturalizzato inglese; forse perfino più convincente di quella vista a Torino e diretta da Alessandro De Marchi nel 2014.

Come è accaduto per tutto il repertorio barocco, anche questa opera fu quasi dimenticata per molto tempo, essendo stata riproposta con frequenza solo nel secolo scorso, anche perché molti dei ruoli di spicco erano interpretati da castrati, oggi affidati a controtenori, registro assai raro e difficile da coltivare.

Il “Giulio Cesare” di Händel venne rappresentato per la prima volta il 20 febbraio del 1724 al King’s Theatre di Londra, e mancava dal teatro milanese dal 1956.
In quest’opera siamo davanti a un capolavoro assoluto, un tripudio di arie, ariosi e duetti meravigliosi, alternati a recitativi di grande espressività emozionale: insomma un incanto in tutti i sensi e per tutti i sensi.


Avendone potuti ascoltare, in questa accurata e filologica versione del Teatro alla Scala, ben quattro, di ottimo livello, è stato motivo di grande apprezzamento assistere all’allestimento che ha trovato nel canadese Robert Carsen un regista d’eccezione.

La vicenda narrata ha al suo centro il rapporto, non solo amoroso ma anche di interesse reciproco, tra il comandante romano Giulio Cesare e la regina Cleopatra, avvenuto nella campagna compiuta dai conquistatori romani tra il 48-47 a.C., culminata nella battaglia di Farsalo e la morte di Pompeo, avversario di Cesare.

Nello svolgersi degli eventi incontreremo Cornelia e Sesto, rispettivamente moglie e figlio dello sconfitto Pompeo, che per vendicarne la morte riusciranno ad uccidere il perfido faraone Tolomeo, fratello di Cleopatra, che ha regalato in dono a Cesare la sua testa tagliata, per ingraziarselo.

Amore, dolore, guerra, gelosia e vendetta si alternano incessantemente in questo meraviglioso prodigio musicale: dalle arie di Cornelia (Priva son d’ogni conforto) e di Sesto (Cara speme, questo core) a Cleopatra (Tu la mia stella sei… Se pietà di me non senti… Piangerò la sorte mia) e Cesare (Va tacito e nascosto… Aure, deh, per pietà spirate), sino allo strepitoso duetto di Cornelia e Sesto “Son nata a lagrimar” con quel lancinante “ah sempre” ripetuto più volte.

Con buona pace dei melomani tradizionalisti, alla Scala viene ricomposto da Carsen, con gusto ironico ed intelligenza, un Egitto moderno, in cui si affrontano Marines americani di opposte fazioni e combattenti egizi, e nel quale troneggiano geroglifici risalenti alla gloriosa epoca dei faraoni.
Molte sono le scene da ricordare: Cesare che guarda i film su Cleopatra, con la protagonista dell’opera Danielle De Niese che si sovrappone a Claudette Colbert e Liz Taylor (e che giunge come lei avvolta in un tappeto), il quartier generale di Cesare con tanto di computer, Cleopatra che canta «Da tempeste» nella schiuma di una vasca da bagno, lo scambio di regali di famose “marche” contemporanee tra i contendenti, o ancora il divertentissimo finale in cui romani ed egizi suggellano la loro pace attraverso un oleodotto e barili di petrolio.

Ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

Ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

In quest’opera meravigliosa e così particolare si ascoltano quattro controtenori in una sola volta sola, tra cui spiccano il contraltista Bejun Mehta (Cesare), un protagonista autorevole e di vocalità eccellente, e il sopranista Philippe Jaroussky (Sesto), che dà al suo personaggio tutta l’aura melanconica che gli compete. Bene anche il Tolomeo di Christophe Dumaux e il basso Christian Senn (Achilla). Sara Mingardo, che avevamo da poco ascoltato a Martina Franca e nella versione del “Giulio Cesare” a Torino, anche qui è una straordinaria e struggente Cornelia. Danielle De Niese, nei panni di Cleopatra, scenicamente è perfetta nel dar risalto iconico alla Regina d’Egitto, anche se a volte ci è parsa vocalmente un poco fuori registro interpretativo.
Giuseppe Antonini dirige l’orchestra del Teatro alla Scala su strumenti storici in modo impeccabile, restituendoci la musica di Händel in tutto il suo splendore.

Giulio Cesare in Egitto
Georg Friedrich Händel
Direttore Giovanni Antonini
Regia Robert Carsen
Scene e costumi Gideon Davey
Luci Robert Carsen e Peter van Praet
Video Will Duke
Coreografia Rebecca Howell
Drammaturgo Ian Burton

CAST
Giulio Cesare Bejun Mehta
Cleopatra Danielle de Niese
Cornelia Sara Mingardo
Sesto Pompeo Philippe Jaroussky
Tolomeo Christophe Dumaux
Achilla Christian Senn
Curio Renato Dolcini
Nireno Luigi Schifano

Durata spettacolo: 3 ore e 43 minuti incluso intervallo
Orchestra del Teatro alla Scala su strumenti storici
Nuova Produzione Teatro alla Scala

Gli estratti cinematografici proiettati durante lo spettacolo provengono da Cleopatra (1963) (Courtesy of Twentieth Century Fox), Cleopatra (1934) (Courtesy of Universal Studio Licensing LCC) e da Caesar and Cleopatra (1945) (Courtesy of ITV Archive).

Visto a Milano, Teatro alla Scala, il 25 ottobre 2019

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