Casa di bambola di Dini, moderna battaglia tra i sessi nel giardino dell’Eden

Photo: Luigi De Palma
Photo: Luigi De Palma

Un enorme albero troneggia al centro della scena, rivestito di addobbi e luci natalizie. Siamo all’interno di un elegante e contemporaneo salotto borghese, dalle tonalità del bianco.
Un uomo e una donna, seduti ai piedi dell’albero, si muovono meccanicamente, atteggiati a marionette-pupazzi.
L’azione riporta alla sera di Natale di alcuni anni prima: la voce della donna racconta al figlio neonato il primo capitolo della Genesi, incentrato sul peccato originale di Adamo ed Eva che valse a entrambi la punizione eterna di Dio.
Subito dopo la storia riparte nel presente, accompagnata dalle note e dal testo della canzone “Era de maggio” proveniente dalla radio posta sulla libreria. E quella quercia gigantesca, che si alza verso il cielo nel bel mezzo del soggiorno, da Albero della Vita (o della Conoscenza del Bene e del Male), si trasforma nell’albero di Natale di casa Helmer.

Si apre così, con l’invenzione di questo prologo inatteso, la rilettura in chiave contemporanea di “Casa di bambola” di Henrik Ibsen per la regia di Filippo Dini, che ha inaugurato in prima nazionale il cartellone 21/22 dello Stabile di Torino al Teatro Carignano ad ottobre, per spostarsi poi ad Ancona e Napoli.
Una presenza forse troppo ingombrante, in alcuni momenti ridondante, sebbene carica di un forte significato simbolico, è proprio quella grande pianta, da cui Nora talvolta si dondola atteggiandosi a moderna Eva, e macchiandosi di una colpa che la logica maschile non sarà disposta a perdonarle: rinnegare le regole sociali.

Sin dalle prime battute, Nora emerge come una moglie che si comporta da bambina capricciosa e vezzeggiata, che si diverte tutto il giorno e si arrabbia quando il marito Torvald le proibisce di mangiare gli amaretti. In apparenza è un matrimonio felice, il loro, scandito da giornate frenetiche e da una condizione economica agiata, a maggior ragione adesso che Torvald ha ottenuto una promozione ed è diventato direttore della Banca del Credito in cui lavora.
Eppure, in questa ventata di benessere, si addensa una nube: il segreto custodito da Nora. E l’arrivo improvviso della signora Linde, amica di famiglia, lo porterà inesorabilmente a galla.

Nora sarà costretta a una serrata resa dei conti con sé stessa, assediata dai ricatti del procuratore legale Nils Krogstad, con cui ha contratto un ingente prestito falsificando la firma paterna, e dal tormento del marito, che scopre il sotterfugio e decide di punirla togliendole la cura dei tre figli.
Ecco come si dissolverà il legame tra i due coniugi.

Lasciato alle spalle il successo di “Così è (se vi pare)” e l’allestimento di “The Spank”, ultima creazione dello scrittore britannico Hanif Kureishi, Filippo Dini, che da quest’anno è regista residente allo Stabile di Torino fino al 2024, si confronta con un classico della drammaturgia di fine Ottocento. Scritto da Ibsen nel 1879 durante un soggiorno ad Amalfi, questa “Casa di bambola” sovverte le più tradizionali regie del passato per proporne una versione innovativa ma misurata, che abbandona tutti i riferimenti di matrice femminista per far spazio ad un’analisi approfondita e leale della relazione che intercorre tra uomo e donna.

Il regista genovese riesce così a delineare un Torvald, da lui stesso interpretato in maniera esaustiva, con un atteggiamento meno ottuso e pedante, quanto più paterno e bendisposto nei confronti di Nora, trasformandosi nella figura chiave che la guiderà nella conquista della propria indipendenza.
La stessa Nora, interpretata da Deniz Özdoğan, perde quei contorni stereotipati che vedono la donna sottomessa alla volontà maschile. La sua traiettoria di emancipazione è scandita molto bene nei tre atti della pièce, rivelando una protagonista sfaccettata, spiazzante, complessa e inafferrabile.
Il culmine di questa presa di coscienza sarà determinata, alla fine del primo atto, da una sfrenata tarantella che Nora balla (collaborazione coreografica di Ambra Senatore), priva di freni inibitori e vestita con un costume rosso fuoco. Una parabola espressa dalla Özdoğan con una vitalità costante per tutto lo spettacolo, costruita con piccoli e grandi tocchi, nonostante la tendenza iniziale a mantenere una recitazione moderata. L’attrice si avvia poi sulla nuova strada con impeccabile sicurezza, in un climax che fa scattare la ricerca nella protagonista di una vera identità, la volontà di un’affermazione autentica.

Determinante, nel testo, non è solo la relazione tra i coniugi Helmer. A giocare un ruolo decisivo è anche il rapporto con i diversi personaggi: il dottor Rank, amico di famiglia, interpretato da Fulvio Pepe con esemplare ironia, che troverà il coraggio di dichiarare a Nora il proprio amore; Nils Krogstad, l’usuraio angosciato che ricatta Nora e tenta persino di abusare di lei, ben interpretato da Andrea Di Casa; la signora Linde, vecchia amica di famiglia, che sarà la molla degli accadimenti importanti della storia, impersonata da una calibrata Eva Cambiale; la governante Anne Marie, una convincente Orietta Notari, con un passato burrascoso alle spalle e testimone delle vicissitudini di una coppia alla deriva.

Una bella prova, una struttura drammaturgica di tutto rispetto, “Casa di bambola” si rinnova rimanendo un gran bell’esempio di letteratura, in grado di scavare nell’universo interiore delle paure e delle illusioni.

Lo spettacolo sarà a Bolzano, Teatro Comunale, dal 2 al 5 dicembre, e a Pistoia, Teatro Manzoni, dal 9 al 12 dicembre.

CASA DI BAMBOLA
di Henrik Ibsen
con:
FILIPPO DINI / l’avvocato Torvald Helmer
DENIZ ÖZDOĞAN / Nora, sua moglie
ORIETTA NOTARI / Anne Marie, bambinaia e domestica
ANDREA DI CASA / il procuratore Nils Krogstad
EVA CAMBIALE / la signora Linde
FULVIO PEPE / il dottor Rank

REGIA FILIPPO DINI

SCENE LAURA BENZI
COSTUMI SANDRA CARDINI
LUCI PASQUALE MARI
COLLABORAZIONE COREOGRAFICA AMBRA SENATORE
MUSICHE ARTURO ANNECCHINO
VOCE SOLISTA MARTINA SCIOCCHINO

durata: I tempo 1h e 40’ / II tempo 1h
applausi del pubblico: 6′

Visto a Torino, Teatro Carignano, l’8 ottobre 2021
Prima nazionale

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