Il ritorno a Casa di Nora. Ibsen secondo Roberto Valerio

Photo: Marco Caselli Nirmal
Photo: Marco Caselli Nirmal

C’è poco da girarci attorno quando ci troviamo di fronte a lavori di questo livello. È bene esser diretti e con un semplice aggettivo, “riuscito”, darne un’impressione d’insieme.
Perché con l’azzeccata scenografia dai colori pastello, il serrato montaggio e la prova degli attori, questo “Casa di bambola” dell’Associazione Teatrale Pistoiese, a cui assistiamo a Cecina, ci regala una messinscena degna di nota.

Molto gioca la scenografia di Giorgio Gori, un interno domestico a metà tra il fiabesco e l’onirico. Uno sfondo obliquo, inclinato, ed una cucina che si innalza a lato della scena che sembra uscita davvero da una casa delle bambole, ci trasportano a tratti in universi fiabeschi. Piccoli cassetti si innalzano uno sopra l’altro e per essere raggiunti necessitano di un’alta scala di legno e di tutta una serie di sportelli e piccoli nascondigli in cui la protagonista, la bambina Nora (Valentina Sperlì), sembra nascondere i piccoli segreti che costituiscono la sua vita reale, schiacciata com’è dal vivere l’altrui “allegria” familiare e dall’obbligo di rendere gioiosa l’esistenza del barboso ed integerrimo marito Torvald (Roberto Valerio).

All’uomo, come già era successo col padre, ha dedicato la vita, ne è stata il gingillo, il giocattolino, gli ha donato tre figli, pensando per otto lunghi anni di esserne innamorata, salvo poi accorgersi di colpo del contrario. Lo ha anche salvato da una brutta malattia, procurandosi di nascosto la somma necessaria a pagare un salubre viaggio in Italia. E questo al prezzo di pericoli e conseguenze esiziali, che una volta scoperchiate hanno finito col mettere in pericolo l’intera sua esistenza, rivelandone la cruda realtà, in cui è avvinghiata fino al collo.


Dell’adattamento di Roberto Valerio convincono le scelte registiche coraggiose e tutte mirate a rendere lo spettacolo fruibile e godibile. Lasciano spazio a ironia e leggerezza, senza eccessive strizzatine d’occhio al pubblico.

Rimane negli occhi dello spettatore un viaggio, condensato in una sorta di atto unico – il passaggio da un quadro ad un altro avviene con pochi secondi di buio totale – dove gli attori offrono una prova di tutto rispetto, in un meccanismo ben oliato, che funziona senza sbavature evidenti. Meritano un plauso, senza togliere nulla agli altri, in particolare Carlotta Viscovo nei panni della signora Linde e l’ambiguo Krogstad interpretato da Michele Nani.

E se il testo non ha più la forza dirompente di un tempo – le questioni trasmutano e si incarnano in altro – dimostra ancora la sua attualità. Ben testimonia infatti di una infelicità familiare e personale che vediamo in molte situazioni che ci circondano e di cui talora siamo protagonisti. Troppo spesso incapaci di una soluzione o, per meglio dire, incapaci di “fedeltà alla vita”.

Intanto Nora – posata la borsa e tolto il soprabito che aveva indossato per andarsene, seduta sul divanetto al centro della scena – torna a fissare il pavimento, mentre il sipario lentamente si chiude.
In tournée a Thiene (VI) dal 20 al 22 febbraio, a Treviso dal 23 al 25 febbraio, a Bologna il 28, e poi a Milano dall’1 all’11 marzo.

CASA DI BAMBOLA
di Henrik Ibsen
adattamento e regia Roberto Valerio
con Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Michele Nani, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo
scena Giorgio Gori
costumi Lucia Mariani
luci Emiliano Pona
produzione: Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale

durata: 1h 50’
applausi: 2’

Visto al Cecina (Li), Teatro E. De Filippo, il 6 febbraio 2018

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