Castellucci, il corvo. Wagner e altre lezioni bolognesi

Prove dal Parsifal di Castellucci

Le prove dal Parsifal di Castellucci (photo: Schicchi)

Proprio cent’anni fa, alla mezzanotte del 31 dicembre 1913, scadeva un particolare divieto, quello imposto da Richard Wagner sull’esecuzione del suo “Parsifal” fuori dal Festspielhaus di Bayreuth, teatro per il quale era stato espressamente scritto.
In tutt’Europa molti teatri si affannarono per essere i primi a mettere in scena l’opera, a Praga addirittura due teatri concorrenti si applicarono nella stessa impresa. In Italia molti fra i maggiori, nel corso dell’anno, ebbero un “Parsifal” – Venezia, Milano, Firenze… – mentre Roma e Bologna battagliarono fino all’ultimo per non esser secondi, programmando l’opera per il primo gennaio.

Ma Bologna, con uno scatto di reni, aprì la tela alle 15, ora insolita, per battere d’un paio d’ore la concorrenza del Costanzi. Inserendo, per di più, l’esecuzione all’interno di una stagione che, per essere quella del duplice primo centenario Verdi-Wagner, riuscì comprensibilmente a far inalberare i fan del bussetano, schiacciandone una sola opera, nemmeno tra le “maggiori”, I Lombardi alla prima crociata, tra Lohengrin e Parsifal, appunto, con la sola compagnia dell’Amore dei tre re di Montemezzi.

Bologna si confermò allora città wagneriana, come si era sentita o come alcuni vollero si sentisse, fin dal 1871, quando il grande direttore Mariani, diresse la prima italiana del Lohengrin (qualcuno disse in sotterranea polemica con Verdi che, peraltro assisté a una delle 18! repliche) e tributò la cittadinanza onoraria al compositore di Lipsia, per poi rappresentarne, negli anni successivi, “Tannhäuser”, “Rienzi” (presente l’autore, accolto con forse poco gradite riduzioni per banda di brani tratti dalle sue opere), il “Vascello Fantasma”, fino a una intera “Tetralogia” nell’83, e poi via di seguito.

Esattamente cent’anni fa appunto, e oggi “la Bologna musicale” celebra quel primato.
Se allora erano stati il nome di Giuseppe Borgatti (il più eminente tenore wagneriano “d’Italia e non solo”, come lo descrissero le critiche) e quello del direttore Ferrari a catturare l’attenzione del pubblico e a far esultare i recensori della vittoria sulla lettura scaligera di Serafin, è oggi quello di Romeo Castellucci, nella sua per ora unica regia lirica, a galvanizzare l’attesa dell’evento, che arriverà a Bologna martedì 14 gennaio, per quanto la produzione abbia già esordito a Bruxelles nel 2011 (leggi la recensione che pubblicammo all’epoca), e sia anche disponibile in dvd.


Castellucci è però coinvolto, in quest’occasione, in un impegno ben più gravoso di una singola regia. Il suo Wagner è infatti inserito nel progetto E la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale: dieci “lezioni” distribuite in cinque mesi – da gennaio a maggio – in diversi spazi bolognesi. Oltre al Comunale, un palazzo storico del centro, un cinema, la palestra di un complesso sportivo della periferia, un’aula universitaria adornata di riproduzioni di statue antiche, un rifugio antiaereo e un ex ricovero per bambini.

Prove dal Parsifal

Prove dal Parsifal di Castellucci (photo: Bernd Uhlig Le Monnaie)

Il titolo del progetto è tratto dalla favola classica di Fedro. Così la commenta lo stesso Castellucci: «La morale della favola sembra suggerire: se parli dovrai rinunciare a qualcosa e perderai il tuo pezzo di formaggio. In altri termini, perderai l’oggetto del tuo discorso e morirai di fame. Per non perdere la cosa non la posso dire, sono costretto a stringerla con tutte le forze. Ma se la tengo così, a una tale vicinanza dagli occhi da non riuscire a vederla, significa che questa cosa non potrà mai divenire un’immagine».

Il percorso è dunque incentrato sul tema del rapporto e dell’uso del linguaggio. Si torneranno a vedere opere dell’artista di Cesena nella rassegna al cinema Lumière dall’8 febbraio, insieme ad altro materiale scelto e selezionato da Castellucci per l’occasione, e ci si imbatterà anche, nei luoghi e con i codici più disparati, in lavori nuovi e inediti, nelle diverse “tecniche” rappresentative, immaginative, mediatiche che la manifestazione dispone sul territorio bolognese.

L’intero viaggio avrà poi suggello critico nel convegno del 5 aprile “La quinta parete” a Palazzo Marescotti, nel Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna.
E proprio nell’ambito dell’intero progetto, Castellucci verrà insignito della Laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro dall’Università di Bologna, una laurea magistrale che da quest’anno somma i due titoli precedenti in musica e spettacolo dal vivo: Castellucci sarà il primo laureato in questo nuovo percorso di studi.

Il riconoscimento dell’Università bolognese ha precedenti illustri in Jerzy Grotowski, Eugenio Barba, Luca Ronconi e Pina Bausch.
Castellucci, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, ha ringraziato ricordando che il suo teatro, con la Socìetas Raffaello Sanzio, è nato proprio a Bologna, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti diplomandosi in Pittura e Scenografia: “Sono orgoglioso e nello stesso tempo frastornato. Un simile riconoscimento mi mette di fronte al mio lavoro, e apre a un orizzonte in cui sento di avere ancora molte cose da fare”.
 

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