L’addio di Gogmagog a Caterina Poggesi, un filo rosso con gli occhi azzurri

Caterina Poggesi
Caterina Poggesi

“È una menzogna che io sia prigioniero – studi per un labirinto” è il primo spettacolo che abbiamo fatto insieme dopo aver fondato i Gogmagog, ma prima c’erano state altre esperienze insieme: il lavoro con Massimo Verdastro e Francesca della Monica su Nino Gennaro a Palermo, “R-esistenze storie di draghi ed eroi” e gli spettacoli con gli Akkarabakkatt.
Venti anni sono davvero un labirinto in cui è facile perdersi, ma c’è un filo rosso da seguire, una gomitolo che si srotola, e questa è la storia di Caterina Poggesi.

Si chiamava “R-Esistenze, storie di draghi ed eroi” il primo lavoro fatto insieme, era così importante esistere, e resistere, insieme in questo labirinto di una vita passata accanto, nel labirinto di questo mondo, della creazione artistica, che ci affascinava ma dove non è sempre facile esistere.
Ma siamo arrivate fino ad oggi, insieme.

La strada è stata lunga e densa, una densità come quella che sta sotto alla punta di un iceberg.
Non posso ricordare e citare tutto, ma intanto ricordo che il 23 novembre 1998 abbiamo fondato insieme i Gogmagog. Poi alcuni anni dopo Caterina è uscita dalla compagnia per fondare, con Giacomo Bernocchi, Anonima Scena, e quando anche quell’esperienza si è conclusa, dieci anni fa ha dato avvio al progetto che forse più di tutti l’ha rappresentata, Fosca (dal nome di sua nonna), fondata con Maria Pecchioli e Paola Maritati.

La cronologia degli avvenimenti rende tutto così lineare, sembra una matassa che puoi controllare con facilità, ma per fortuna non è stato così.
Nel tempo si sono intrecciate altre esperienze, alcune vissute accanto, altre condivise con il reciproco ascolto delle nostre esistenze artistiche.
Si perché Cate ha sempre chiesto e dato ascolto, al pensiero, all’azione, alla creazione.

In quegli anni c’è stato anche un intenso periodo di occupazione e r-esistenza all’Elettro +, il lavoro di Caterina con Virgilio Sieni e l’Accademia sull’Arte del Gesto, la collaborazione con Tempo Reale, la trasmissione radiofonica 4’33” su Novaradio, tutta la pratica di formazione da lab.bianco a U-Care, per le scuole, per gli adolescenti, i bambini, gli attori e gli operatori che Caterina ha condotto sempre con cura.
Perché la cura era quella pratica quotidiana che ha sempre messo nel suo lavoro. Cura e desiderio.

“La microfisica del desiderio” è il titolo che Caterina dava ai suoi laboratori per attori. “Conosciamo il desiderio come il movimento della volontà verso ciò che a noi manca. Nel vuoto che ci separa dalle stelle (de-sidera), si svolgono le trame della nostra libertà e del nostro destino, si staglia il profilo della nostra singolarità”. Il desiderio è quello che ha fatto riunire insieme Fosca e Gogmagog nel 2011 per lo spettacolo “La Macchina Desiderante”, con la sua regia.

Il giorno dopo la sua scomparsa è stato presentato “Tenue-radiodramma tattile”, regia di Caterina e Cesare Torricelli, di cui negli ultimi mesi mi aveva affidato la cura.
Solo due giorni prima, al Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci, c’era stato On the Floor-Fosca 10°, una serata curata da Caterina su invito di Giancarlo Cauteruccio per i 10 anni dell’attività di Fosca, in cui le atmosfere di Tangeri hanno dato calore a una serata dove in tanti eravamo là per lei,
allo Zoom Festival, che come Terni Festival e Armunia hanno accolto e dato continuità negli anni alle sue creazioni. Ricordo fra tutti Forever performance sonora, una bella e rara occasione di vedere Caterina anche in scena.

Uno degli ultimi saluti privati a Caterina l’ho fatto davanti al mare, su una spiaggia di Castiglioncello, proprio accanto ad Armunia, luogo che negli anni ha assiduamente frequentato.
Forse ora il labirinto ha iniziato a intessere trame e infittirsi, come quello che ha fatto nei suoi 25 anni di carriera, intessere reti, connessioni fra artisti, persone, progetti, luoghi.
Fra i luoghi, voglio ricordare il Frau Frisor Fosca, il piccolo negozio di barbiere in piazza Giorgini, dove per alcuni anni con Maria Pecchioli, Maria Caterina Frani e Maura Pieri, Fosca ha svolto le sue attività, organizzato performance, dato avvio a progetti di arte partecipata, ospitato artisti.
Il Frau Frisor Fosca lo potevi vedere passando dalla piazza, era una vetrina mai oscurata. Il vetro è trasparente, lascia vedere, lascia entrare la luce. Come lei.

In questo breve racconto non ci sono tutti i nomi degli amici e collaboratori di Caterina, né di tutte le istituzioni con cui ha lavorato. E’ solo il racconto di una delle strade che oggi ho percorso in questo labirinto, la strada di domani probabilmente sarebbe diversa, il filo rosso da seguire sarebbe un altro.
Quando parlava della nostra amicizia Caterina ha sempre detto che noi eravamo testimoni l’una dell’altra delle nostre esistenze e r-esistenze.
Mi hai fatto un grande regalo amica a rendermi testimone e partecipe di una vita così ricca e intensa.

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