Relazione pubblica: a lezione di danza da Caterina Sagna

Relazione Pubblica
Relazione Pubblica

Relazione Pubblica (photo: Maarten Vanden Abeele)

L’universo di Caterina Sagna approda al Teatro Palladium di Roma con “Relazione pubblica”, spettacolo nato alla Biennale di Venezia del 2002 e realizzato in collaborazione con la sorella Carlotta. Si tratta, secondo le parole della stessa Sagna, “di una conferenza stampa”, ossia della presentazione di “Amours de pierre” (Amori di pietra), spettacolo immaginario ispirato a un viaggio in Oriente delle due sorelle.

Si parte con una “classica” coreografia di danza contemporanea che riecheggia certe creazioni di Alain Platel. Un corpo inizia a muoversi e coinvolge gli altri. Improvvisamente un ‘break’ potente e metateatrale: il brusco stop stupisce lo spettatore, si alzano le luci ed entrano in scena le due coreografe e una presentatrice, che iniziano a discutere sullo spettacolo attorno a un tavolo. Si alterneranno interviste, dimostrazioni pratiche, discussioni sull’arte della creazione, dall’improvvisazione allo studio. Si smascherano le tensioni e l’intimità fra i membri della compagnia.

Questa idea geniale, che supera il metateatro di Shakespeare e Pirandello coinvolgendo direttamente lo spettatore (soprattutto quando si parla della promozione dello spettacolo e dell’importanza della critica) inizialmente spiazza, quasi infastidisce, ma in un crescendo costante – sia di intensità recitativa che di armonia e bellezza nelle coreografie e nei costumi – lo spettatore arriva alla completa comprensione dei meccanismi della compagnia e alla consapevolezza del proprio ruolo.


Se, analizzando in dettaglio lo spettacolo, certi passi e certe interruzioni sembrano sgraziati e addirittura in contrasto con l’ideale estetico della danza, nella visione d’insieme i frammenti dialogati e le coreografie sono invece attraversate da un’insolita armonia. Tant’è che a tratti – complice, ancora una volta, il gioco metateatrale – ci si chiede se quelli in scena siano attori o danzatori.

Caterina Sagna è lì, sul palco, dolce col suo fare impacciato e i suoi modi decisi, magra con gli occhialini ed eleganti abiti indiani. Non nasconde nulla, anzi ci svela il suo gruppo, una compagnia fondata in Italia nel 2000 e dopo cinque anni traslocata nella francese Rennes (e in Francia molto più rappresentata).
Ma c’è di più: lo spettacolo racconta il suo modo di lavorare con un tocco di graffiante ironia che la contraddistingue. Urla e gioca con i suoi ballerini. Mette in scena il Grande Fratello della propria compagnia non disdegnando poetiche figure, come il passo a due della coppia omosessuale e la danza erotica con ampie gonne. Il tutto è aiutato dalla scelta delle musiche, sensuali e accattivanti melodie orientali, africane e sudamericane.

Una conferenza-spettacolo nel senso più ampio del termine, un ‘work in progress’ dove ognuno interpreta se stesso, un’interessante lezione di danza che trasuda passione per l’attività coreutica ma anche una certa polemica verso un mondo chiuso che si prende troppo sul serio. Ottimi i cinque ballerini, credibili le sorelle Sagna nell’interpretare la loro vita artistica, addirittura travolgente Daniela Bisconti nel ruolo di presentatrice.

RELAZIONE PUBBLICA
di Caterina Sagna
coreografie: Carlotta Sagna e Caterina Sagna
incontro presentato da: Daniela Bisconti
con: Alessandro Bernardeschi, Claire Croizé, Lisa Gunstone, Antonio Montanile, Mauro Paccagnella, Carlotta Sagna, Caterina Sagna
drammaturgia: Roberto Fratini Serafide
costumi: Tobia Ercolino
disegno luci: Nuccio Marino
regia luce: Philippe Gladieux
regia suono: Carlo Bottos
produzione: Compagnia Caterina Sagna
coproduzione: Théâtre de la Ville – Paris, la Biennale di Venezia, Halle aux Grains – Blois (Francia), Centre National de la Danse-Paris
organizzazione: Anna Damiani (PAV)
durata: 1 h 32’
applausi del pubblico: 3’ 39’’

Visto a Roma, Teatro Palladium, il 7 marzo 2009

No Comments

  • Andrea ha detto:

    Scusami, ma come fai a dire che la metateatralità dello spettacolo ha funzionato? Il pubblico non gli ha creduto, era troppo palese la finzione. Ti ricordi quando hanno spento le luci? Poco prima che le riaccendessero Carlotta Sagna è caduta in una maniera che non ha fatto nè ridere nè preoccupare il pubblico.

    Per far funzionare un meccanismo metateatrale il rapporto col pubblico deve essere molto credibile e lo spettatore deve abbandonarsi alla finzione, a mio avviso in quest’occasione non è successo. Ricordiamoci che questo è un pubblico ormai mediaticamente preparatissimo e difficilmente cade nella trappola metateatrale a meno che non sia perfetta.

    Ciao
    andrea
    andrpcs@gmail.com

  • Simone ha detto:

    Metateatro inteso come teatro nel teatro, ma anche come teatro che riflette su stesso, che s’interroga. In questo senso lo spettacolo funzionava, a parer mio. Lo spettatore è coinvolto (sempre nel suo ruolo da spettatore ovviamente), non volevo dire che “ci crede”, ma è coinvolto nella finzione metateatrale. Questo in Sheakespeare e Pirandello non accadeva.
    Saluti
    sp

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