Cesare Lievi: l’Inverno del Centro Teatrale Bresciano. Intervista

Cesare Lievi
Cesare Lievi

Cesare Lievi (photo: vivicentro.org)

Fra i teatri al di fuori del capoluogo lombardo, il Ctb di Brescia rappresenta una delle realtà più dinamiche e attive della regione, non solo per le grandi ospitalità ma anche per le produzioni.
La stagione si articola sulla disponibilità, oltre che di numerosi teatri della provincia, anche di due veri e propri gioielli architettonici come il Teatro Sociale e il Santa Chiara. Da alcuni anni direttore artistico del Ctb è il regista Cesare Lievi, fautore, insieme all’amministrazione del teatro, di un vero e proprio centro di eccellenza che, pur con scarse risorse, riesce a portare all’attenzione nazionale spettacoli come La Badante, produzione dell’anno passato che ha riscosso un notevole interesse di pubblico e critica e che sarà in tournèe per tutto il 2008/09.

In questi giorni, e fino al 14 dicembre, è in replica al Santa Chiara, in prima nazionale, la nuova regia di Lievi, Inverno, di Jon Fosse nella traduzione di Graziella Perin, interpretato da Sergio Mascherpa e Giuseppina Turra e prodotto dal Ctb: uno spettacolo, insomma, realizzato tutto all’interno della scuola bresciana.

La relazione d’amore misteriosa e ambigua raccontata dal drammaturgo norvergese è stata premio Ubu per la drammaturgia straniera nel 2004, quando Valter Malosti ne curò una messa in scena.
La storia è quella di un incontro casuale tra un uomo d’affari sposato e con figli e una donna borderline, forse prostituta, forse tossicodipendente. La scena si apre proprio sulla panchina su cui la ragazza è adagiata dopo una notte di sconvolgimenti. Le vite si incrociano, le parole e i silenzi – in uno spazio e in un tempo che la regia cerca di non definire – rimangono sospesi fra senso e nonsense.

La panchina di un parco o una stanza d’albergo sono i luoghi in cui si svolge quella che nell’interpretazione registica appare più come una proiezione del desiderio maschile che un incontro vero e proprio. A questo parrebbe alludere, nel finale, l’apparizione di una scena dietro la scena, a svelare la dimensione onirica e il doppio mondo.
A parte qualche eccesso sia aulico che goliardico nel commento musicale, che oscilla in una banda piuttosto ampia da Wagner al Ballo del qua-qua, lo spettacolo, e il suo provocatorio linguaggio, sono una prova per confrontarsi con le evoluzioni delle nuove drammaturgie.

Storia impossibile o incontro di fragilità. Abbiamo incontrato il regista Cesare Lievi a margine della presentazione dello spettacolo alla stampa, ponendogli alcune domande su Inverno e sulla stagione del Ctb.

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