“Cerchiamo un italiano che ci faccia Shakespeare”. Dialogando con lo scrittore Jorge Volpi

Jorge Volpi

Jorge Volpi durante uno degli eventi del Cervantino Para Todos (photo: Erik Meza)

Dopo il Festival Internacional Cervantino, le strade di Guanajuato si sono di nuovo immerse nel calmo procedere del tempo, dedito al quotidiano.
Mentre la 41^ edizione si stava consumando, la 42^ ci era già stata annunciata dalla voce del neo-direttore Jorge Volpi, nato nel 1968 a Città del Messico, fondamentalmente scrittore e con un sogno: “Portare Claudio Abbado al festival”.

Grande amante della musica classica, di origini italiane, ha rischiato di essere “romano”, e all’Ambasciata messicana nel 2011. Impegno saltato sembrerebbe per motivi legati alle sue prese di posizione nell’ambito politico e sociale, per l’ambasciata solo per tagli sulle spese e sul personale.

Uomo dai molteplici impegni e talenti, Volpi fonda con Eloy Urroz, Ignacio Padilla e Pedro Angel Palou negli anni Novanta la “Generación del crack” (Crack Movement), convinto che la Letteratura Sudamericana debba andare oltre il Realismo magico dei tempi d’oro, e che quella messicana debba concentrarsi più su se stessa.

Prima avvocato, poi letterato e docente universitario, eletto nel 2007 direttore di Canale 22, l’emittente culturale sponsorizzata dal Governo messicano, e ora direttore del Cervantino, si è imposto all’attenzione dei lettori di tutto il mondo con “En busca de Klingsor” (“In cerca di Klingsor”, Mondadori 2001), che è stato tradotto in 21 lingue.
Ritornato in Italia con “No será la tierra” (“Non sarà la terra”, Mondadori 2010), riflette sull’edizione di quest’anno e su ciò che sarà il prossimo anno il più importante Festival dell’America Latina, con una dimensione internazionale di indiscusso spessore: una durata di quasi 20 giorni, che quest’anno ha ospitato nella città di Guanajuato, detta “Gemma del Messico”, e in tutte le città partecipanti, 560 spettacoli, coinvolgendo 3.678 artisti, e richiamando 383.765 spettatori.

Innanzitutto, per i lettori dall’Italia, ci parli del luogo: dove si svolge il Cervantino?
La città di Guanajuato è la capitale dello Stato omonimo. È una città bellissima, considerata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, una città di origine mineraria, dalla storia coloniale. Una delle micce importanti da cui si è innescata l’Indipendenza messicana, e adesso è una delle città più belle dell’America latina. Qui abbiamo spettacoli che si svolgono nei teatri storici della città, ma anche nelle strade, nelle piazze. Come del resto avviene nei festival che si svolgono in Italia, e non solo.

La cultura costa, come in Europa, in tutto il mondo. Immaginiamo che questo riguardi anche un festival come il Cervantino…
Nessun festival nel mondo si autosostenta: è impossibile. Guardiamo quello che succede negli Stati Uniti, dove sono le imprese a dare il maggior contributo per sostenere un evento culturale. Nel nostro caso, come in molte kermesse europee, buona parte dei finanziamenti provengono da denaro pubblico: tramite la vendita dei biglietti è impossibile alimentare un festival di grandi dimensioni. L’esperienza mondiale lo dimostra, solo delle realtà molto piccole, che si concentrano in determinate discipline, possono forse riuscirci.

Da quest’anno, col suo arrivo, ci sono state delle novità nel cartellone del festival.
Abbiamo introdotto due centri tematici: “El Arte de La Libertad”, che ha raccolto tutti quegli artisti che nell’epoca recente hanno vissuto in luoghi e tempi difficili, dal punto di vista politico e sociale; e “Verdi vs Wagner”: con questa idea, ludica, abbiamo voluto realizzare il nostro personale omaggio a questi due grandissimi compositori d’opera di due secoli fa. Così facendo abbiamo cercato di far vedere al nostro pubblico che l’opera non è un’arte antica, ma che possiamo ancora avere le stesse passioni, che si vivevano nella loro epoca. Abbiamo avuto spettacoli verdiani, e wagneriani, duelli tra specialisti di entrambi: alla fine di ognuno di essi, il pubblico ha potuto votare per l’uno o per l’altro.

Due idee decisamente vitali. E per l’anno prossimo?
Proseguendo sulla strada intrapresa con “El Arte de La Libertad”, ci sarà il tema delle “Frontiere”, che riguarderà qualsiasi tipo di esse: non solo quelle geografiche, ma anche quelle artistiche, tra epoche, discipline artistiche diverse, e le conseguenti problematiche che l’arte si è posta affrontando temi del genere, compresi emigrazione, e immigrazione… Un filone ideale più vicino a problemi che sono così importanti per il Messico. La seconda sarà dedicata interamente a William Shakespeare, nel 450° anniversario della nascita.

Ammirevole anche un’altra nuova iniziativa, il “Cervantino Para Todos”.
È stata la mia prima volta, ed è stata molto emozionante: poter realizzare qualcosa come il “Cervantino Para Todos” [la dislocazione del festival in diverse località dello Stato di Guanajuato, e non solo, con spettacoli ad ingresso gratuito, e ad hoc, dal vivo, con collegamenti video in real time, ndr], portando per la prima volta la cultura e l’arte a delle persone che difficilmente avrebbero potuto entrarne in contatto; e la connessione con gli artisti, che hanno dimostrato questa felicità di potersi incontrare col pubblico, con delle comunità che non li conoscevano, e che hanno avuto nel fare questo delle reazioni davvero generose… Siamo molto contenti.

Ci può dare qualche anticipazione per gli spettacoli presenti il prossimo anno in cartellone?
Abbiamo già il 90% della programmazione dell’anno prossimo. Ci stiamo pensando in tempo, non vogliamo fare la fine di quest’anno, che il programma ufficiale è stato annunciato in ritardo. Stiamo lavorando bene, e speriamo di riuscire a concluderla entro il 2013, così da poterla annunciare al più presto nel 2014. Abbiamo più o meno chiaro quelle che saranno le linee programmatiche del Cervantino fino al 2016. Così facendo si lavora meglio, è più facile poter trovare i gruppi da invitare. Su di essi però non posso ancora svelare niente… Posso però dire che faremo un ciclo dedicato a Beethoven, con la presenza di un grandissimo pianista come Rudolf Buchbinder.

Dopo l’Uruguay, nel 2014 il Paese ospite sarà il Giappone.
Riceviamo delle sollecitazioni durante l’anno dai singoli Paesi. Dopo incontri e successive conversazioni, si compie una valutazione di ogni proposta. Il Giappone ha dimostrato un enorme interesse a partecipare. A questo si è unita un’importante occasione, la celebrazione dei 400 anni di relazioni diplomatiche tra Messico e Giappone, che si intendono sancite dalla spedizione di Hasekura [Hasekura Tsunenaga, samurai giapponese, divenuto ambasciatore in Messico, e successivamente in missione in Spagna, Francia, Italia. Con il galeone Date Maru, poi ribattezzato San Juan Bautista, salpò alla volta del Messico il 28 ottobre 1613, per approdare ad Acapulco il 25 gennaio 1614, ndr]. Una storia fantastica, che speriamo di poter raccontare in tutte le maniere possibili il prossimo anno. Del resto, uno dei temi del prossimo anno saranno proprio le “Frontiere”, e ci interessava toccarne di nuove, con un Paese che non fosse stato in precedenza ospitato, e il Giappone si è dimostrato perfetto anche in questo senso.

E dall’Italia, dopo il nostro Verdi, possiamo aspettarci prossimamente al Cervantino un’incursione di una compagnia teatrale?
Intanto, per l’anno prossimo abbiamo già commissionato una nuova opera a Javier Torres Maldonado, compositore messicano naturalizzato italiano. Una connessione con l’Italia, perché abita a Milano… Lavorerà per quest’occasione con la scrittrice messicana Cristina Rivera Garza. Per quanto riguarda il teatro, stiamo cercando una compagnia italiana che ci proponga Shakespeare per invitarla l’anno prossimo…
 

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