Macbeth tragedia da night?

Macbeth night (photo: teatroeliseo.it)

Macbeth night (photo: teatroeliseo.it)

Primo dei quattro spettacoli previsti per la rassegna Puglia in scena a Roma, sul palco del Piccolo Eliseo Patroni Griffi, il “Macbeth night” della compagnia Cerchio di gesso, propone una versione del dramma di Shakespeare rivisitata in chiave contemporanea e condensata in una sola notte.

Lo scenario è quello di un night: la musica, le luci, il bancone di un bar, i divani in pelle e una sorta di pedana/cubo. È in questo ambiente che ogni misfatto verrà compiuto, che tutta la tragedia avrà modo di realizzarsi; ma gli attori la vivranno ballando e bevendo, forse solo lievemente persi al ritmo di una musica troppo alta e di una notte che non finisce mai: la notte della festa, prima; la notte della lunga insonnia di Macbeth, poi, piena di ossessioni, incubi, fantasmi.

La presenza inquietante di una cubista dalla voce distorta e dai movimenti sinuosi ci introduce nel dramma, chiamata a rappresentare tutta la crudeltà del femminile di cui l’opera è pervasa. In lei, parrucca rosa, poi blu, poi bionda, si riassumono le tre streghe che nel Macbeth pronunciano la celebre profezia, con cui prevedono per il generale dell’esercito di Duncan un futuro da re e per Banquo una discendenza regale. Ma in lei è anche contenuta forse la cattiveria di Lady Macbeth, che nel corso dello spettacolo non appare mai in tutta la sua reale efferatezza.
Tutti i personaggi sembrano orchestrati da questa cubista, dal suo strano, scattoso ballo; all’inizio recita la profezia, e poi li accompagna verso la fine che meritano e che in fondo si aspettano. Del resto lei è anche l’unica che in scena non beve (solo una tisana o un tè alla fine dello spettacolo), e che in tutta la vicenda non perde mai il controllo di sé.


Nel corso della notte i protagonisti del dramma compaiono ed escono dal locale notturno, inframezzano i dialoghi ai balli e, come a passo di danza, o in un annebbiamento ai limiti dell’incoscienza, compiono i loro omicidi. Quello del re, per mano di Macbeth, che scatenerà la lunga serie di morti a seguire e che porterà il protagonista, alla fine, a rimanere completamente solo in scena, persa la sua compagna e in preda a rimorsi invisibili.
Termonata la festa, morti anche Banquo e Lady Macbeth, il locale resterà popolato da lui e dai fantasmi che lo perseguitano; il barista a dormire in un angolo, la musica e le luci spente da tempo. Fino all’ultimo resterà solo l’ossessione dal vestito succinto ad inseguirlo, a sussurrargli di continuo nelle orecchie “Salve Macbeth!”.

Nonostante l’ambientazione in discoteca e la musica, che soprattutto nella prima parte scandisce il ritmo dello spettacolo, questa notte di Macbeth sembra a tratti essere troppo lunga e lenta. La festa non è abbastanza festa, la musica è alta senza però né stordirci né inebriarci. E il ballo si trasforma in un disordine degli attori, in una loro ubriachezza che riesce poco a coinvolgerci.
Ugualmente la tragedia non è abbastanza tragedia, non c’è vero dramma in questo Macbeth, e forse non c’è neppure tormento.

La messinscena di Simona Gonella si assume il rischio di trasportare ai nostri giorni una tragedia densa di magia, paura e sangue, come quella del Macbeth, in cui si agitano i più tumultuosi impulsi umani. Nonostante le parole usate siano, in parte, quelle di Shakespeare, l’ambientazione in un locale notturno la rende meno terrifica e ai limiti della farsa. I fantasmi non fanno troppa paura, il sangue si cancella alla fine agevolmente dalle mani o non le sporca affatto, la sensualità un po’ marcescente di una cubista si sostituisce all’implacabile destino cantato dalle streghe.
Tutto questo porterebbe a pensare che, in fondo, anche i dolori di Macbeth possano essere sopportabili; ci arriva la sua solitudine, il suo dolore umano, ma nulla forse di universalmente tragico.
Questo era del resto quello che la compagnia Cerchio di gesso prometteva già dal titolo: la messinscena di una tragedia non può durare più di una sola notte.

MACBETH NIGHT
da William Shakespeare
con: Roberto Cardone, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Vito De Girolamo, Mariantonietta Mennuni, Ruggiero Valentini
drammaturgia: Simona Gonella, Roberto Romei
collaborazione artistica: Roberto Romei
scene e costumi: Greta Cuneo
luci: Michelangelo Campanale
editing audio: Emanuele Menga
regia: Simona Gonella
produzione: Cerchio di gesso
durata: 1h 10′
applausi del pubblico: 1′ 07″    

Visto a Roma, Piccolo Eliseo Patroni Griffi, il 12 gennaio 2012

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *