Compagnie Nuna e un prato di Champignons coreani all’Arsenic di Losanna

Champignons - YoungSoon Cho
Champignons - YoungSoon Cho

‘Champignons’ di YoungSoon Cho (photo: ©Samuel Rouge)

È uno spettacolo ‘elettrico’ questo “Champignons” della coreografa coreana YoungSoon Cho, presentato la settimana scorsa al teatro Arsenic di Losanna. Una performance ritmata, convulsa, a tratti nevrotica, che ci fa sprofondare in un prato sensoriale. L’artista, da anni stabile nella Svizzera romanda, si ripete, dopo il successo di “Dry Fish”, con uno spettacolo denso di idee e sorprese.

La scena è presentata come luogo freddo e spoglio, la luce ghiaccio, i tre danzatori rigidi al centro fissano la platea; di fronte a loro giacciono per terra ordinati meticolosamente centinaia di oggetti. È un ordine che verrà presto distrutto, se ne ha l’assoluta certezza. E difatti, in pochi minuti, la scena è stravolta: lo spettacolo comincia e prende vita proprio a partire dallo spostamento continuo e febbrile degli apparecchi elettronici che piano piano si animano. I corpi dei tre danzatori s’incrociano, si toccano, il ritmo è serrato, spostare-posare, prendere-posare, tanto da sfiorare nella prima parte dello spettacolo la noia, a causa proprio della piatta ripetitività dei gesti, apparentemente immotivati.

È un crescendo però di stimolazioni visive ed uditive; gli oggetti appoggiati per terra disegnano linee, angoli; le luci prima fisse, bianche, incessanti, quasi ad incalzare un movimento ossessivo, privo di pause, di ristoro, si fanno a poco a poco più fievoli, basse, tanto da arrivare alla quasi oscurità.
Per il numeroso pubblico comincia una piacevole esperienza sensoriale: allucinati, bombardati dalle piccole luci ad intermittenza, incuriositi dal gracchiare del frigo o dai segnali di una radio riposta in fondo, sprofondano velocemente in un’atmosfera densa, vibrante, elettrizzante. Il movimento dei tre danzatori si fa più acuto, quasi doloroso, i corpi si attorcigliano sopra gli oggetti, lo spostamento diviene un arrotolarsi contorto delle membra; una luce sottile, giallastra, indugia su gambe e volti che, immobili e sfiancati dallo sforzo, restano infine adagiati sugli apparecchi.


Nell’ultima scena la dimensione si trasforma, i corpi-funghi, suggestivamente ingranditi ed allungati, penzolano sulla scena, come attratti da spicchi di luce biancastra che si aprono diagonalmente, in un risucchio che sembra fatale; la musica incessante, a sibili, a vibrazioni continue, incalza l’allucinazione visiva e sensoriale, il corpo-fungo molle ricade, si rialza, procede a passi lenti come a simboleggiare uno shock, un turbamento che affascina però come una malia.

Pubblico contento alla fine: la coreografa coreana mostra di avere qualcosa da dire, belle alcune visioni sapientemente costruite, tuttavia a tratti la performance appare un po’ fredda, fin troppo pensata. Dispiace aver visto solo movimenti lineari, solo gesti controllati e qualche sporadica capriola, talvolta ingiustificata. Poca la danza.

Champignons
coreografia: YoungSoon Cho, cie Nuna
con: YoungSoon Cho Jaquet, Pauline Wassermann e Nicolas Leresche
drammaturgia: Christophe Jaquet
scenografie: Serge Perret
musiche: Stéphane Vecchione
suono: Philippe de Rham
luci: Jonas Bϋhler
costumi: Claude Rueger
prodotto da cie Nuna, far° – festival des arts vivants – Nyon, Arsenic
durata: 60’

Visto a Losanna, Theatre Arsenic, il 7 novembre 2009

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