Chenditrì del Teatro Nucleo: l’ecologia spiegata ai bambini

Photo: mantoz.it
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Anche quest’anno il Teatro Nucleo è stato ospite del FLIPT – Festival Laboratorio Interculturale di Pratiche Teatrali organizzato in Sabina da Teatro Potlach (lo scorso era presente con “In The Bottle”); stavolta ha presentato uno spettacolo di teatro ragazzi incentrato su una tematica ecologica: la difficile questione – soprattutto da raccontare ai più piccoli – dello sfruttamento agricolo intensivo.

Il FLIPT è un progetto pedagogico interculturale a carattere ricorrente, che il Teatro Potlach realizza presso la propria sede a Fara Sabina, in collaborazione con l’International School of Theatre Anthropology diretta da Eugenio Barba, e con le tre Università di Roma (La Sapienza, Roma Tre e Tor Vergata). Il progetto nasce nel 2000 da un incontro tra il maestro Barba, regista dell’Odin Teatret e fondatore dell’antropologia teatrale, e Pino Di Buduo, direttore artistico del Teatro Potlach e membro permanente della Maison des Sciences de l’Homme di Parigi.
Ogni anno artisti, di cui moltissimi giovani, hanno la possibilità di presentare i propri spettacoli in un contesto storicamente riconosciuto e di prestigio come quello del Teatro Potlach, ormai al suo 41° anno dalla fondazione.

“Chenditrì, l’albero di caramelle” è stato pensato e creato per un pubblico di bambini dai 6 ai 13 anni, ma si è dimostrato adatto anche a bimbi molto più piccini e ai loro genitori, come la stessa regista Natasha Czertok ribadisce: “Non amo fare distinzioni d’età, catalogare gli spettacoli in base all’età. Se uno spettacolo funziona, va bene per tutti”.
Lo spettacolo è frutto di una approfondita ricerca drammaturgica, tematica, attoriale e poetica, un lungo percorso di costruzione che è solito caratterizzare il lavoro del Teatro Nucleo di Ferrara.


Ispirato al dramma “L’eccezione e la regola” di Bertolt Brecht e al video-documentario “Land Rush” (2012) di Hugo Berkeley e Osvalde Lewat, “lo spettacolo prende le mosse dalla volontà di raccontare ad un pubblico giovanissimo una delle facce più nascoste dell’odierno sfruttamento globale: quello delle risorse agricole – spiega la regista – Con i metodi del vecchio colonialismo, infatti, al giorno d’oggi sterminate porzioni di terra coltivabile in Africa, America Latina e Sud-Est Asiatico vengono sottratte alle popolazioni locali per essere sfruttate dalle multinazionali dell’industria alimentare ed energetica”.

Uno spettacolo dalla tematica calda, attualissima e assai drammatica, quella del disastro ambientale, ma anche dalla forte componente antropologica.
Le massicce coltivazioni di soia, olio di palma, caffè, mais, canna da zucchero non solo riducono la biodiversità dei Paesi oggetto di questo sfruttamento, ma rappresentano un fattore di disgregazione per le comunità che li abitano, come capita in Mali, ma anche, ben più vicino a noi, in Italia, ad esempio nella Pianura Padana.

Come può allora uno spettacolo parlare ai bambini dello sfruttamento della terra che, devastando antiche e tradizionali coltivazioni, impone prodotti favorendo le grandi industrie occidentali e giapponesi?
Certo non è semplice, poiché la tematica potrebbe risultare troppo estranea e lontana ai loro interessi.

Ma anche in questo il Teatro Nucleo ha vinto la sfida. Il linguaggio utilizzato, sia dal punto di vista attoriale che drammaturgico, è semplice, coerente ed efficace.
I bambini vivono la prepotenza di Langmann, protagonista “cattivo” che impone con l’inganno la coltivazione dell’albero di caramelle nel paese immaginario di Balalla. Un albero quasi miracoloso, così lo pubblicizza Langmann (interpretato magistralmente da Natasha Czertok) alla contadina locale Idrissa (la giovane Martina Pagliucoli), ultima contadina rimasta, apparentemente fragile ma che saprà risolvere con intelligenza la spinosa questione.
Idrissa è un personaggio che mette a fuoco, al di là di falsi buonismi e senza cadere nei clichè rappresentativi di una classe sociale, una realtà antropologica, umana e storica. Un personaggio sfaccettato e difficile da far vivere. La Pagliucoli riesce a donarle i mille colori della personalità, quasi in rappresentanza di tutti quegli “ultimi” contadini che in giro per il mondo lottano per le loro terre.

La storia viene accompagnata da un disegno luci e una scenografia poetici ed evocativi, proiezioni video e giochi d’ombre, ma soprattutto dalle sorpendenti musiche dal vivo di Enrico Scavo, che costruisce una partitura sonora con la sua viola e con strumenti non-strumenti (piatto e forchetta, oggetti da percussione, campane ecc.).
Lo spettacolo coinvolge tutto il pubblico, immergendo lo spazio del Teatro Potlach in un silenzioso fremito, risvegliando un’attenzione particolare.
E se per tutto lo spettacolo i bambini hanno naturalmente desiderato quelle tanto pubblicizzate caramelle, sul finale cipollotti, verza, mele e ravanelli otterranno invece la loro rivincita…

Chenditrì – L’albero delle caramelle
Progetto Obsoleta/Teatro per l’ambiente
Regia: Natasha Czertok, Martina Pagliucoli
Drammaturgia: Greta Marzano
In scena: Natasha Czertok, Martina Pagliucoli, Enrico Scavo
Partitura sonora: Enrico Scavo
Luci: Lorenzo Magnani
Età: atto unico per ragazzi dai 6 ai 13 anni

Visto a Fara Sabina (RI), Teatro Potlach, il 19 novembre 2017

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