Cinématique. La scatola delle meraviglie di Adrien M

Cinématique
Cinématique

Adrian Mondot nel mondo virtuale di Cinématique (photo: adrienm.net)

L’estate è tempo di viaggi e spostamenti. E proprio i pellegrinaggi vacanzieri potrebbero essere l’occasione per scoprire qualche spettacolo che a casa nostra difficilmente arriverà. E’ il caso di “Cinématique”, della compagnia francese Adrien M, ospite in chiusura del festival Bains Numériques a Enghien-Les-Bains, e che ad agosto sarà in tournée fra Olanda e Portogallo.
Uno spettacolo di danza, jonglage (giocoleria) e arti digitali, che lo scorso anno ha vinto il Gran Premio del Concorso internazionale di danza e nuove tecnologie, ideato e diretto dal giocoliere Adrien Mondot, in scena con la danzatrice Satchie Noro.

Cinématique = cinematica: ramo della fisica che si occupa di descrivere quantitativamente il moto dei corpi, senza porsi il problema di prevedere il moto futuro a partire da grandezze note. Cinématique = cinematica: geometria del movimento, cinematica del punto come geometria dello spazio quadridimensionale delle tre coordinate spaziali e della coordinata temporale.

Partiamo dal titolo perché non è – come in molti casi avviene – solo un titolo di suggestione. È suggestivo, sì, e descrittivo non solo per evocazione. Evoca e rappresenta. Ciò che vediamo in scena è pura geometria in movimento, dove spazio tridimensionale e tempo si combinano in modo giubilante.
In una sequenza di quadri-tempo in bianco e nero, la tensione narrativa si confronta con la pulsione al gioco libero, dove il significato rimane solo come traccia allusa, assorbito in un rincorrersi di visioni in cui elementi della natura si alternano a elementi astratti. L’impressione è quella di assistere – ed essere coinvolti – in un viaggio onirico. L’arte antica del junglage (le palline sono un accessorio usato con grande maestria, volano e vincono la gravità con movimenti circolari, percorsi di linee, carezze sul corpo), la danza – un corpo materico ma flessuoso come il giunco – e l’uso ingegnoso di pochi oggetti di scena si uniscono alle più raffinate e performative tecnologie digitali (proiezioni, suoni elettronici, musica originale e di repertorio), generate dai due artisti attraverso sensori, per creare universi poetici che hanno la realtà del sogno, di un libro di fiabe, della materia mentale: reticolato di idee, immagini, emozioni, impulsi elettrici all’azione e al movimento. La razionalità viene messa a riposo. L’immaginario trasforma l’opaco in luminoso, rivela attraverso la trasparenza e il movimento spazi di libertà e desiderio.

La scena è una scatola delle meraviglie. L’inizio è un fumetto. Mondot-giocoliere, ma anche fantasista, e Noro-danzatrice sono personaggi di un cartoon che viene pensato e creato davanti ai nostri occhi, attraverso un gioco di proiezioni. Personaggi tridimensionali si trovano ad agire in un paesaggio bidimensionale, linee quasi scarabocchiate, rapide, sul pavimento digitalizzato del palcoscenico. Interagendo con un piccolo strumento/proiettore in scena, quei disegni bidimensionali, attraverso semplici azioni (acqua che viene versata su una lastra di vetro, alzata e fatta oscillare, su cui Mondot soffia) progressivamente acquistano spessore e vita liquida, diventano territorio d’acqua ferma e mossa dal vento. Mondot fa scomparire così il lembo di terra su cui si trova la danzatrice, adesso circondata dall’acqua. La terra e l’acqua che la mangia e la inghiotte sono due degli elementi ricorrenti: sentieri di luce/sassi che si fanno e si disfano sotto e grazie ai passi dei due artisti, mari in tempesta in cui naufragano, a bordo di un tavolo rovesciato in zattera, abissi profondi e neri sui quali il corpo danzante si arresta. Lidi di sabbia ricoperti da alte maree. Paesaggi naturali evocati con un segno, sempre in bilico tra realismo e onirico. Assistiamo con l’incanto di bambini alla creazione di un palcoscenico di punti brillanti che prendono vita e salgono sulle pareti in verticale: l’impressione è di trovarsi in una notte equatoriale, con filamenti di stelle rovesciate addosso. Entriamo – pur rimanendo inchiodati alla poltrona – in un tunnel/reticolato tridimensionale – un varco spazio-temporale? – spinti verso un altro mondo ancora impossibile.
Il futurismo, madre e padre di tutte le avanguardie e le performance, è citato. Nascosti in trasparenza dietro un tulle i due artisti, torce alla mano, fanno apparire lettere bianche. Di varie dimensioni, volteggiano in un cielo nero, danzano, si aggregano, tramutandosi in parole in libertà: le onomatopee, puff, patatrac… Cadono, si ammucchiano per terra, come foglie secche in autunno, vengono prese a calci gentili e gettate in aria dalla danzatrice. Per poi animarsi di nuovo, e allearsi a formare figure gigantesche, attorno a cui Noro danza leggiadra. Ha la meglio. Prima di cadere a terra e scomparire. Nothing/Chute.

Cinématique
produzione: Compagnie Adrien M
coproduzione, aiuti et sostegni: Hexagone, scena nazionale di Meylan – La Ferme du Buisson, scena nazionale di Marne la Vallée – Elmediator, scena convenzionata musica contemporanea e arti digitali a Perpignan – [ars] numerica, centro europeo per le arti digitali a Montbéliard – Les Subsistances, laboratorio internazionale di creazione artistica a Lione – Le Théâtre de Création/Città di Grenoble – Centre des arts, Enghien-les-Bains – Manège.mons/CECN. Ministero della Cultura e della Comunicazione/ DICREAM – DRAC – Consiglio regionale Rhône-Alpes – Consiglio Generale  Isère – Città di Grenoble
ideazione, sviluppo informatico e interpretazione: Adrien Mondot
danza: Satchie Noro
musica/creazione suono: Christophe Sartori e Laurent Buisson
creazione luci: Elsa Revol
drammatugia: Charlotte Farcet
assistente sviluppo informatico e tecnico: Alexis Lecharpentier
direzione generale e luci: Jérémy Chartier e Hervé Lonchamp (in alternanza)
regia suono: Laurent Lechenault
applausi del pubblico: 5′ 40”

Dove lo si potrà vedere quest’estate:
23, 24, 25 agosto al Noorderzon festival di Groningen (Olanda)
28 agosto al Festival internazionale di circo di Villa do Conde (Portogallo)
10 settembre allo spazio Pablo-Picasso di Homécourt (Francia)

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