Le cirque des gueux. Christian Taguet e i mendicanti del nouveau cirque

Cirque Baroque
Cirque Baroque

le Cirque des Gueux (photo: Cibille)

Energia! E’ questa la sensazione primaria che emerge di fronte a “Le cirque des gueux (4’sous d’cirq…)”, spettacolo di nouveau cirque in prima nazionale nel passato fine settimana della rassegna torinese Teatro a Corte.
Ispirato a “L’opera dei mendicanti” di John Gay (da cui Brecht trasse “L’Opera da tre soldi”), lo spettacolo ideato da Christian Taguet, padre del Cirque Baroque, si divide in tre atti che vedono alternarsi alla regia il giapponese Kazuyoshi Kushida, in dialogo con il jazz di Morel, l’espressionismo in bianco e nero del cileno Mauricio Celedon, contrappuntato dalle musiche del compositore classico Le Masne, e infine il gusto da cabaret contemporaneo della giovane francese Karelle Prugnaud, mescolato alla world music di Mouquet. E la musica ha davvero un ruolo essenziale nel condurre lo spettacolo, con un tastierista e un batterista in scena, dal vivo, ad “incollare” gli atti.

Un tripudio di colori e movimenti, affrontati con bravura da una compagnia di giovanissimi artisti/atleti infaticabili. Un disordine consapevole, che attraversa le epoche narrate e ne svela caratteristiche e nuance. Tanto che anche qualche sbavatura, in un simile tripudio di vitalità, si fa perdonare.
Lo spettacolo alterna poesia e cinismo, dolcezza e satira, riportando alla magia circense di acrobati e trapezisti, ma tessendo anche una drammaturgia puntuale per ogni atto. Del resto Taguet in questo è maestro: dopo il teatro di strada unito a testi di Molière, Fo e Casona, nel ’73 fonda la compagnia Puits aux Images proprio con l’intento di rinnovare l’arte del circo grazie alla drammaturgia.

Ne “Le cirque des gueux”, tra allegre feste di nozze e carrelli della spesa trasformati in gabbie, ai personaggi pastello del primo atto se ne contrappongono via via di più complessi e ambigui, fino al domatore effetto cartoon dell’ultimo atto, metà drag queen e metà culturista, al centro di un mondo che nel frattempo è scivolato su crinali più cupi (quasi gotici), per poi trasformarsi in un ring circondato da ragazze-cubo. Un mondo in fuga: da sé, dagli altri, minacciato da policemen in gonnella rossa. Fino alla resa dei conti, ‘che le prigioni possono essere fatte anche di cellophane trasparente a imbrigliare istinti. Un miscuglio di immagini del nostro tempo, in cui la donna è servita su un piatto d’argento come la più sensuale delle portate. Un girotondo di corpi e identità in divenire che, sul finire, azzerano le contraddizioni (e le diversità) buttandosi in festa: una danza di matti senza più ragione? Forse. Ma si divertono. E noi con loro.

Le cirque des gueux (4’sous d’cirq…)
progetto e direzione artistica: Christian Taguet
regia: Kazuyoshi Kushida / I atto, Mauricio Celedon / II atto, Karelle Prugnaud / III atto
con: Michel Arias (giocoliere), Christophe Carrasco (cinghie aeree), Sylvaine Charrier (contorsionista), Charlotte De La Bretèque (corde aeree), Osmar De Souza (equilibrista sugli attrezzi), Philine Dalmann e Elske Van Gelder (acrobati), Stéphane Dutournier e Laure Sérié (corpo a corpo), Jouni Ihalainen (diabolos), Christer Pettersen (equilibrista su corda)
musiche: François Morel / I atto, Luc Le Masne / II atto, Éric Mouquet / III atto
coreografie: Lhacen Hamed Ben Bella / II atto, Éric Stieffatre / III atto
costumi: Nina Benslimane con la collaborazione di Patrick Cavalie
disegno luci: Jean-Marie Prouveze
musicisti: Laurent Falso (batteria) e François Morel (piano)
regia luci: Matthieu Bertault
produzione: Cirque Baroque; in coproduzione con: Théâtre Europe, Festival Janvier dans les étoiles, La Seyne-sur-Mer, Cirque Jules Verne, Pôle Régional des Arts du Cirque et de la Rue, Amiens Métropole Festival Parade(s), Ville de Nanterre, Fontenay-en-Scènes, Ville de Fontenay-sous-Bois, Théâtre-Opéra de Matsumoto, Japon; con il sostegno di: la DMDTS, la SPEDIDAM, l’ADAMI, les Conseils Généraux du Val-de-Marne et de Seine-et-Marne
durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 2′ 57”

Visto a Moncalieri (TO), Castello, il 16 luglio 2010

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