I Dialoghi di Civica e I Sacchi di Sabbia per sorridere della scuola

Photo: Matteo Pelliti
Photo: Matteo Pelliti

Un teatro surreale per esprimere una realtà stereotipata, e irrorarla con una ventata d’aria fresca.
È scoppiettante l’incontro fra I Sacchi di Sabbia, compagnia tosco-napoletana, e Massimiliano Civica, dissacrante regista della scena contemporanea italiana. A essere rappresentata è la scuola, con il suo corredo di tic, nevrosi e piccole iniquità.

L’occasione è l’opera “Daloghi degli dei”, testo di Luciano di Samosata, scrittore e sofista greco vissuto nel II secolo d.C.
La messa in scena semplice e incalzante s’inserisce nell’ambito site-specific: l’opera è ambientata dentro una scuola e risente delle convenzioni di questo spazio. Siamo nell’Aula Magna del Liceo Cremona di viale Marche a Milano. Qui, da qualche lustro, il prof. Maurizio Maravigna suggella l’anno scolastico con un laboratorio e uno spettacolo teatrale che coinvolge decine di alunni. Nel 2014 questo laboratorio si è guadagnato l’Attestato dell’Ambrogino d’oro della città di Milano.

I “Dialoghi” di Luciano colpiscono per vivacità e leggerezza. Consentono un accostamento gioioso al pantheon ellenico. Luciano, nell’atto di esplorare relazioni, vizi e virtù degli dei dell’Olimpo, era capace di liberare fantasia e ilarità.

L’allestimento di Civica usa oggetti scenici ordinari: una pesante, squadrata, cattedra lignea, dietro di cui siede una prof (Giulia Solano) algida e arcigna; un banco ultravintage di legno scuro, con dietro due scolari dallo sguardo surreale (Gabriele Carli ed Enzo Iliano) in uniforme stile polizia sudafricana, con pantaloni corti, camicia bianca, gilet scuro. Tra cattedra e banco, avvolti nelle proprie tuniche bianche dai finimenti dorati, Giovanni Guerrieri nei panni di uno Zeus toscanaccio, e Giulia Gallo, che dà corpo a Era e ad altre divinità.

Il canovaccio è semplice: la professoressa interroga gli allievi sulle divinità greche. Queste, di quando in quando, prendono la parola e duettano tra di loro. È una finzione disincantata. Ne scaturisce una vera e propria parodia di una scuola come topos senza tempo, repertorio svitato di difetti mai tramontati: interrogazioni a sorpresa, studenti catalogati, voti appiccicati come stigmi, ingiustizie e pregiudizi accettati con fatalismo. C’è lo studente iellato considerato asino a prescindere; c’è lo studente fortunato e belloccio, che gode d’impunità altrettanto a prescindere.
Ma c’è anche la capacità degli attori di sedurre attraverso la narrazione: storie di circa duemila anni fa mantengono intatta la propria freschezza. In mezzo ci sono gli dei, collocati in una dimensione che più materiale non si può. Sono figure traghettate dal cielo sulla terra, eroi strambi ricondotti a proporzioni umane. È un mix di paideia ed ethos, di belle pagine di letteratura e buoni narratori. Basta un’ora, e s’impara tutto o quasi di personaggi come Zeus, Poseidone, Era, Ganimede, Issione, Hermes, Efesto, Apollo, Dioniso. Canto a cappella, ironia soft, citazioni come tormentoni da Renato Zero ed Eros Ramazzotti, rendono ancora più sapido lo spettacolo.

Le piccole vanità umane sono mitigate da un umorismo aereo in cui abbondano i paradossi e coesistono gli opposti. Sono dipinte situazioni quotidiane. Ridendo, si esprime una critica beffarda verso la cosmogonia greca, ma anche verso una scuola che si erge a metafora della vita e invece è solo una carrellata di volti pedanti. Eppure qui lo studente preso di mira accetta le ingiustizie con indulgenza, rassegnato alle piccole evitabili miserie umane.

Nel linguaggio risalta un’eleganza degna della migliore letteratura. Non mancano elementi dadaisti in quest’umorismo dai moduli drammaturgici brevissimi, alla Campanile, con dialoghi fulminanti, gag istantanee, procedimenti sintetici e dinamici. È anche teatro dell’assurdo alla Ionesco, ma tremendamente rapido, così da accentuare i caratteri di simultaneità, alogicità e irrealtà, con sintesi mute affidate a battute-lampo, senza didascalie né ripensamenti.

A quest’umorismo non mancano l’associazione irrazionale, la farneticante affettazione di meccanismi quali il topos letterario o la locuzione d’uso comune interpretati in senso letterale, il sillogismo bizzarro, il gioco di annominazioni stranianti.
Pure l’estro comico non rallenta la focalizzazione sulle storie e sui miti raccontati in maniera coinvolgente. Allo spettatore è fornita una chiave di svelamento, così da permettere l’ascolto partecipato e fermare gli episodi narrati nella memoria, con piglio divertito e spassoso.

DIALOGHI DEGLI DEI
uno spettacolo di Massimiliano Civica e I sacchi di sabbia
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
in co-produzione con I sacchi di sabbia e il sostegno della Regione Toscana

durata: 1h
applausi del pubblico: 2’40”

Visto a Milano, IIS Cremona, il 21 novembre 2016
nell’ambito di Stanze – esperienze di teatro d’appartamento

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