Pink, Me & the Roses: le domande sull’arte di Codice Ivan

Pink, Me & The Roses
Pink, Me & The Roses

Pink, Me & The Roses (photo: Marco Caselli Nirmal)

“Pink, Me & The Roses” è lo spettacolo con il quale il collettivo di Bolzano Codice Ivan ha vinto il Premio Scenario 2009. E questo sembra essere già una bella garanzia. Ci si accomoda dunque in platea e in qualche modo si ha già deciso che sarà uno spettacolo “importante”.
Ma, nel nostro caso, quando inizia la performance, quella sorta di presuntuosa sicurezza vacilla: i tre giovani protagonisti sono acerbi ed emozionati, mentre la costruzione scenica sembra non raccontare nulla di nuovo. C’è tutto il sapore di un primo debutto.

A questo punto il consiglio potrebbe essere quello di abbandonare non la poltrona ma le aspettative, insieme al dubbio se l’ambìto premio sia meritato o dovesse invece andare ai colleghi Anagoor. Tuttavia lo spettacolo è piacevole, leggero, semplice e ironico. C’è un gusto del sorriso che trattiene. Non ci sono labirinti mentali e non rimane addosso quella sorta di disagio per non essersi abbandonati a tal punto da approdare a ciò che la scena contemporanea pretende: uno spettatore “attivo”.

“Pink, Me & The Roses” si sviluppa in frazioni di scene, che si fanno e si disfano, con un’espansione del teatro nel quotidiano, in termini di incomunicabilità e artificio della comunicazione. I tre attori entrano ed escono dal personaggio e da se stessi in un gioco meta-teatrale dichiarato fin dall’inizio.
Tutto si concentra attorno alla decostruzione e allo smantellamento dell’evento spettacolare, applauso compreso, in bilico tra la scena e il dietro le quinte, mettendo a nudo quegli elementi che non si direbbero fasulli ma che lo sono, o che – palesemente artefatti – risultano così ben inseriti nella costruzione scenica da far dimenticare la loro essenza artificiosa: come un playback che, privato di sonoro, diventa solo gesto clownesco. O, al contrario, come quando un decibel eccessivo, ammantando il valore semantico della scena, riporta il performer ad una mera pantomima; fino allo pseudo imbarazzo: il pudore per quella che potrebbe essere una grande e auspicata prova d’attrice, la masturbazione in scena (“Lo vorrei fare ma non lo farei mai… cioè lo vorrei fare ma…”, recita simpaticamente Anna Destefanis).

E’ facile riportare la finzione del teatro e dei suoi meccanismi in quelle “forme”, vuote ma sempre nuove, che la vita autentica ci propone, e da cui è impossibile sottrarsi a causa di quell’incomprensibile follia che si annida nella natura umana. Meglio quindi non prendere e non prendersi troppo sul serio, sembra voler dire Codice Ivan.
Rimane in qualche modo sospesa la contraddizione fra l’intento di sincerità, come svelamento della finzione, e l’ostentazione con cui quella sincerità cerca di esibirsi sulla scena, di rappresentarsi. Ne deriva un’inevitabile provocazione: che quell’autenticità si trasformi in recitazione, in finzione a sua volta, e ci si ritrovi all’interno di “scatole teatrali”, diverse nella forma ma uguali nel contenuto.

Pink Me & The Roses
creazione collettiva: Codice Ivan
con: Anna Destefanis, Leonardo Mazzi, Benno Steinegger
scene, luci e costumi: Codice Ivan
foto di scena: Giovanni Giacomelli, Federica Giorgetti
produzione: Codice Ivan
co-produzione: Centrale Fies
durata: 50′
applausi del pubblico: 1′ 35”

Visto a Marghera (VE), Teatro Aurora, il 30 gennaio 2010

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