Colazione della domenica al Fringe

La colazione dei promoter al Fringe
La colazione del danzatore

La colazione del danzatore

Prima di lasciarvi al secondo contributo di Fabio Ferretti da Edimburgo, è doveroso segnalare la vittoria dello Scotsman Fringe First Award da parte di Silvia Gallerano e Cristian Ceresoli con “La merda – The Shit”. A fondo articolo troverete, oltre alle videointerviste in esclusiva ad alcuni protagonisti della danza italiana presente al Fringe, anche alcune immagini della premiazione.

Che nei paesi anglosassoni non esista la terza persona singolare è risaputo: ogni tentativo di rispettare una qualche forma di cortesia nell’approccio a uno sconosciuto è impedito a priori dal forzato utilizzo della particella “You”, che non ha mai l’accezione del “voi” se non di fronte a un gruppo di turisti giapponesi ben assiepati. Di conseguenza l’incontro con direttori, produttori, agenti, distributori (perché qui esistono sul serio, a quanto pare) è già di per sé intrinsecamente diretto.

Per non farsi mancare nulla, la Fringe Society organizza, a latere del programma di 376 pagine, un programma “participants” rivolto a operatori e artisti, il cui scopo è fare “networking”, dicono qua. Quindi ogni giornata del Fringe è scandita da tre o quattro incontri, solitamente a libero accesso, con titoli quali “How to tour a show in UK”, o “Meet the media at fringe”, senza dimenticare il richiestissimo “How to sell a show”; ma nessuno di questi incontri, sulla cui sensatezza sussistono conclamati dubbi, è gettonato come la mitica “Promoter’s sunday breakfast”.


Il gioco è semplice: prendi uno spazio limitato, circoscritto e definito, ampio a sufficienza per permettere a tutti una sufficiente quantità di ossigeno ma assolutamente privo di angoli bui, anfratti o vie di fuga; posiziona, come ulteriore confine invalicabile, una serie di tavoli con un catering a base di caffè nero, succo di frutta di mirtillo, uova strapazzate, pancetta e bacon, di qualità modesta ma in gran quantità, affinché i partecipanti possano rifocillarsi senza prenderci troppo gusto e distogliersi dall’obiettivo; infine, aggiungi un numero adeguato di promoter/direttori artistici/potenziali compratori – da un minimo di 15 ma non oltre i 40; non rimane poi che aprire le gabbie e scatenare le compagnie all’assalto.

Kath Mainland - Fringe Chief Executive (photo: edinburgh-festivals.com)

Kath Mainland – Fringe Chief Executive (photo: edinburgh-festivals.com)

L’effetto è sorprendente. A dare il via ufficiale di solito è lei, Miss Fringe, Kath Mainland, chief executive della Fringe Society, che apre le danze ricordando come l’Edinburgh Fringe rimanga il festival artistico a libero accesso (dicono proprio così, open access) più grande del mondo, e che l’arte è la cosa più importante del festival. Provare a contraddire per credere, i numeri cantano.
La regola è: tutti parlano con tutti. Se al collo hai un pass azzurro dell’Arts Industry sei ufficialmente una preda, e, please, devi essere contento di farti cacciare, visto che tendenzialmente sei l’unico che non sborsa un pound per andare a vedere gli spettacoli in una città dove ad agosto si paga cara anche l’aria.

Ma la cosa più incredibile, forse un po’ pesante da superare per noi sud europei, è la facilità dell’approccio e della rivelazione dei reciproci intenti. Il dialogo medio è una cosa tipo:
“Hey! Ciao come va?”
“Bene grazie, tu? Ti stai divertendo al Fringe?”
“Sì, non c’è male grazie. Senti che cosa stai cercando? Sei un programmatore?”
“Guarda sono un produttore di danza, non programmo niente ma magari se trovo qualche compagnia interessante mi piacerebbe aprire relazioni”
“Ah grandioso! noi facciamo una stand up comedy alle 23.45 alla venue taldeitali, non è proprio danza ma è molto fisica! Sono sicuro che ti piacerebbe moltissimo! Vieni a vederci!”
“Beh faccio il possibile…”
“Ok fantastico, mi lasci il tuo biglietto da visita per favore?”
“Certo, ecco qua”
“Grandioso. Divertiti, ciao!”.

Questi solitamente sono i produttori e i performer anglosassoni con una certa esperienza sul campo. Poi, ci sono le compagnie novelle, magari straniere, un po’ sconcertate dall’atmosfera, il cui approccio solitamente è: “Ciao… Scusa ma mi hanno detto che devo parlare con tutti quelli col pass blu e tu ce l’hai…”. In questo coacervo di parole e strette di mano fugaci s’intrecciano alleanze di un minuto (della serie: “scusa, ma sai chi è quello? Vale la pena sbattersi e beccarlo?”), sgambetti a tradimento (ti entro in scivolata mentre parli e ti soffio l’operatore o – gravissimo – infischiandomene della tua attesa stile posta che da 10 minuti conduci, ti supero in corner e intercetto l’obiettivo un attimo prima di te). I più timidi dopo dieci minuti cominciano ad accampare scuse quali “non c’è nessuno d’interessante”, mentre i più sgamati dopo cinque minuti sanno quali sono i due soli operatori validi da intercettare.

Le figure più interessanti sono i doppio-giochisti: accreditati come operatori, devono promuovere anche i loro spettacoli. Prede quindi, ma con l’animo dei cacciatori; è possibile assistere ai loro continui mutamenti alba/tramonto, della serie: metto il pass/tolgo il pass, caccio/sono cacciato. È chiaro, il gioco non regge molto, dopo un poco tutti lo capiscono, ma a quel punto che c’è di male nell’essere produttore e programmatore insieme? Anzi, da queste parti significa che il tuo mestiere lo sai fare.

La colazione dei promoter al Fringe

La colazione dei promoter al Fringe

Il meccanismo è quello delle figurine: ce l’ho, ce l’ho, mi manca. L’utilità della cosa? Forse non immediata, anzi diciamo nulla se di te già non si parla in giro. Infatti, questi tipi di appuntamenti sono i condimenti, non le portate principali, della macchina del successo di Edimburgo.
Qui la cosa che conta di più è il caro vecchio passaparola, che contagia il pubblico (e di conseguenza gli operatori) e a volte anche i critici. Le colazioni della domenica – appunto – tali restano: un brusco risveglio e un’immersione antropologica in un’atmosfera dove, forse con un pizzico di dichiarata ipocrisia, tutti si danno del tu, tutti sanno cosa vogliono e da chi e, soprattutto, anche se fai finta di essere qualcun altro non c’è nessun problema, basta farlo sapere e si aggiusta tutto. It’s the show business!


Presentiamo ora alcuni contributi video di compagnie italiane in scena a Edimburgo: si tratta della prima ondata del gruppo “danza” del Dance Base, composto da Paola Bianchi, Silvia Gribaudi, Chiara Frigo e Alessandro Sciarroni.
In scena dal 3 al 12 agosto le prime tre e dal 7 al 12 Sciarroni, abbiamo loro chiesto di sintetizzare brevemente l’incontro con il fringe, novità assoluta per ciascuno di loro, mettendo a fuoco cosa ha comportato presentare i propri spettacoli in questo contesto, sia da un punto di vista artistico sia sul piano relazionale e di confronto.
Per la cronaca, tutti e quattro gli spettacoli hanno ricevuto ottime recensioni e un grande apprezzamento da parte del pubblico.

Paola Bianchi – Chiara Frigo – Silvia Gribaudi – Alessandro Sciarroni

Le immagini della premiazione di Silvia Gallerano al Fringe First Award

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