Collettivo Pinelli: a Messina l’uso in comune dei beni riparte dalla scuola

La ex scuola Ugo Foscolo occupata venerdì mattina

La ex scuola Ugo Foscolo occupata venerdì mattina

L’anno siciliano si è aperto, il 2 gennaio, con l’occupazione della scuola Ugo Foscolo di Messina per opera del Collettivo “Teatro Pinelli”, che contesta la gestione delle emergenze sociali da parte dell’amministrazione comunale. Del collettivo vi avevamo già parlato in passato.
Nasce infatti a Messina il 15 dicembre 2012 con l’occupazione del Teatro in Fiera, uno spazio chiuso da molti anni che, un tempo, in attesa del completamento dei lavori di restauro del Teatro Vittorio Emanuele, ha ospitato spettacoli e stagioni teatrali con continuità. Poi il nulla. 
Così l’azione del Collettivo Pinelli, interrotta con uno sgombero nel febbraio del 2013, era stata utile per accendere i riflettori su uno spazio, l’ennesimo, negato alla città. 

Il percorso del Teatro Pinelli è proseguito con l’occupazione della Casa del Portuale e le numerose iniziative di riscoperta dei luoghi della città, le cosiddetteZ(one)T(emporaneamente)L(iberate).
A ricordare i “passi” dell’azione del gruppo formato da lavoratori dello spettacolo, attivisti impegnati sul territorio in battaglie per difendere diritto alla casa, all’istruzione, a fianco dei migranti, è stato diffuso un comunicato subito dopo l’occupazione dei locali della ex scuola “Ugo Foscolo”, uno spazio che fino a due anni fa ospitava alcune sezioni di media dell’istituto comprensivo “Battisti-Foscolo”, poi chiusa per carenza di iscritti e inagibilità degli spazi.

«La legittimità di questo gesto – dichiara il Collettivo nel comunicato – si può individuare in due ragioni essenziali: in primo luogo, nonostante il mutamento amministrativo della città che ha fatto del “bene comune” il proprio unico faro, i rapporti sociali rimangono ancora caratterizzati da profonda ingiustizia. Nessun leader spirituale e politico, nessun manager superesperto potrà, da solo, cambiare a fondo questa città. Al netto di tutte le critiche nei confronti dell’attuale giunta, che non ricalca per nulla la grinta della campagna elettorale, la città sembra essersi paralizzata. Il rifiorire di iniziative ha fatto posto alla piattezza di un misero consumo del quotidiano; la povertà dilagante ci mostra che anche quando il potere si fa “buono”, esso produce ingiustizie. Nel tempo della crisi non crediamo che l’austerità possa essere la risposta, crediamo invece che la crisi si combatta riappropriandosi degli spazi e di tutto ciò che ci spetta (casa, reddito, trasporti, sanità…). Riattivando la pratica dell’autogestione, da oggi intendiamo riannodare i fili di tutte quelle lotte sociali e territoriali che in questi anni abbiamo sostenuto ed alimentato». 

Un’azione in continuità con quanto fatto a partire dal dicembre del 2012; e non mancano già progetti concreti da realizzare nella ex scuola: «Esperienze da cui ereditiamo non solo pratiche politiche e di aggregazione, ma anche un consistente patrimonio materiale: migliaia di libri e dispositivi hardware (pc, monitor, stampanti…) con il recupero dei quali saranno lanciati i primi due progetti all’interno della scuola: la biblioteca di quartiere con sala da the e la sala multimediale e video».

Le idee insomma non mancano, tanto che è in cantiere perfino una terza proposta: una palestra popolare autogestita. «Riteniamo fondamentale che in un quartiere come quello di Giostra (il quartiere più popoloso dell’intera città) ci sia per tutti la possibilità di accesso libero e popolare non solo ai saperi ma anche ad attività sportive che siano fonte di aggregazione sana. Vi è inoltre l’intenzione di realizzare numerosi laboratori di autoformazione ed autoproduzione. Non si rinuncerà a una programmazione di eventi, di cui molti verranno dedicati ai bambini. Il resto verrà costruito strada facendo con il contributo di tutte le persone in carne ed ossa che hanno progetti da realizzare, ma carenza di spazi in cui poter sperimentare. Il progetto culturale è quello di trasformare la percezione collettiva dischiudendo la possibilità, nel qui ed ora dell’azione collettiva, di un uso in comune dei beni, e non di un riuso di ipotetici “beni comuni”. Questa inversione concettuale ci serve per capire che nessun bene, in questo momento, è comune; ma anche che tutto, ogni cosa può diventarlo, se la condotta quotidiana di tutti e di tutte si modifica ed inizia a costruire reti di autonomia diffusa. La creazione, quindi, di un movimento più ampio di opposizione alle politiche del governo Renzi, che non ha altro programma che privatizzare tutto, come il tentativo di vendere all’asta le case popolari, sfrattando e sgomberando i morosi e gli inadempienti, tutta quella massa di persone che viene quotidianamente eretta a capro espiatorio di ogni male. Questa nuova iniziativa politico-culturale vuole tentare di scuotere l’equilibrio stagnante dei poteri cittadini, indicando una prassi possibile che possa sperimentare delle forme alternative di vita, di produzione e di lavoro».

Ci sarebbe anche un progetto, già consegnato al Comune, pensato per riaprire lo stabile e riconsegnarlo alla città, come si è appreso sabato pomeriggio durante l’assemblea cittadina indetta dagli attivisti del movimento Teatro Pinelli. Ad illustrarlo Renzo Di Chio, che se ne è fatto promotore con il consiglio della Quinta Circoscrizione, entro cui ricade l’edificio: «La “Ugo Foscolo”, uno dei 37 edifici scolastici dismessi, è apparsa da subito adatta alla realizzazione di spazi di aggregazione sociale, essendo una scuola su tre livelli, con ampia palestra, cortile, tanti laboratori. È stato elaborato un progetto per trasformarla in centro socio-culturale e di formazione giovanile, che sono poi le finalità con cui è stato costruito. Il progetto, proposto alla quinta circoscrizione che lo ha da subito sostenuto, è stato presentato anche all’amministrazione comunale, ma si attende ancora un responso». 

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