Collinarea 16. L’urgenza della maggiore età è sopravvivere

Elena Guerrini a Lari con Orti insorti (photo: Simona Fossi)
Elena Guerrini a Lari con Orti insorti (photo: Simona Fossi)

Il nostro peregrinare estivo tra un festival e l’altro è terminato con due piccoli festival, forse meno alla moda o autocelebrativi, spesso sull’orlo della chiusura, ma ospitali e ricchi di proposte stimolanti, per di più in location particolari.
Stiamo parlando di Collinarea a Lari, in Toscana, e Terreni Creativi ad Albenga, in Liguria.

Partiamo oggi da Collinarea, che da diciotto anni si tiene in un minuscolo borgo sopra Pontedera sormontato da un castello. E’ diretto da Loris Seghizzi, ultimo discendente di una gloriosa compagnia di giro, Scenica Frammenti, dal glorioso passato, riverberato anche quest’anno dal cavallo di battaglia “Ultimo Atto”, omaggio al “bel teatro di una volta” che ci ha fatto piangere e ridere di gusto anche stavolta.

L’edizione 2016 del festival, non a caso denominata con l’appellativo di “L’urgenza”, è stata in forse sino all’ultimo: a febbraio l’annuncio della defezione economica della Fondazione Teatro della Toscana, che dal 2012 sosteneva Collinarea.
Un peccato, perché il festival sarebbe stato un’occasione per presentare lavori in fieri, risultati di residenze, ospitalità curiose e stimolanti, insomma uno sbocco creativo per il neonato Teatro Nazionale fiorentino, che è andato formandosi con l’unione tra Pontedera Teatro e La Pergola.

Da questa incresciosa situazione è nata però l’idea di una curiosa ‘mise en espace’, “Container”, un’opera ideata e realizzata con l’artista Cesare Inzerillo nel centro di Lari ma pensata per essere trasportata anche in altri spazi. Un contenitore di un’urgenza, appunto, artistica e umana, in cui si mescolano, gridandone la necessità, immagini e voci di artisti, organizzatori, spettatori.

Molte compagnie e gruppi, vista la situazione, hanno poi deciso di sostenere il festival con il solo rimborso spese, che ha così mantenuto la sua vocazione di promotore di nuovi progetti ancora in cantiere, da monitorare per la prima volta con il pubblico.

Ne ha approfittato meritoriamente, tra gli altri, Pupi e Fresedde, che ha presentato come lavoro in fieri, con la regia e l’interpretazione di Ciro Masella, il nuovo testo di Francesco Aldovrandi “Il generale”. Il testo entra direttamente nella realtà che la cronaca ci offre ogni giorno, ponendo al suo centro la figura di un alto graduato militare che, nella sua lucida follia autodistruttiva, intende sgominare un nemico che tuttavia tanto gli somiglia.
Facili da scovare i riferimenti all’attualità, in un testo proposto con cura ma ancora ‘mise en espace’, con plausibili riferimenti cinematografici: dal “Dottor Stranamore” di Kubrick ai Fratelli Marx di “Duck Soup”, dove l’esasperazione surreale si sposa in modo congruo e significante con la realtà politica e sociale di ogni giorno.

A Lari abbiamo potuto anche assistere ai primi passi delle nuove produzioni di due formazioni appena nate, create da tre narratori pugliesi: Ura Teatro di Fabrizio Pugliese e Fabrizio Saccomanno e Inti di Luigi d’Elia, che ci ha regalato con il suo stile inconfondibile, permeato di sommessa partecipazione, “Cammelli a Barbiana”, una narrazione commossa e commovente, scritta con il fedele Francesco Niccolini, dedicata a Don Milani.

Fabrizio Pugliese, invece, ha introdotto la sua nuova narrazione sul tema ancestrale delle “Transumanze”, mentre Saccomanno con “La guerra dei Somari” intende costruire un affresco sulle guerre inutili, partendo dal folle tentativo di Mussolini di conquistare l’Albania.
Novità che vedremo prossimamente, che si sono affiancati anche a vecchi cavalli di battaglia come “Orti insorti” di Elena Guerrini, omaggio sentito alla terra e ai suoi nutrimenti che, con oltre 500 repliche, è diventato un piccolo must del teatro italiano contemporaneo attraverso i ricordi del nonno della protagonista, l’ormai mitico Pompilio.

Molta emozione infine per la versione radiofonica de “I Giganti della montagna” di Fortebraccio Teatro, con la voce di Roberto Latini che si riverbera nello spazio del grande terrazzo sovrastante il castello di Lari, mentre il sole si accomiata: un’immagine che ci resterà impressa per parecchio tempo nella memoria.

A Collinarea, oltre a numerosi laboratori che hanno coinvolto ragazzi e attori provenienti da tutta Italia, abbiamo visto un interessante video di Stefano Daniele Orro che documenta l’attività del Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna, incentrato sulla messa in scena de “La Gerusalemme Liberata” del Tasso, un’iniziativa teatrale e pedagogica di primo piano raccontata con passione da Stefano Tè del Teatro dei Venti e da Horacio Czertok di Teatro Nucleo.

Il saluto a Collinearea lo lasciamo però al suo direttore artistico Loris Seghizzi: “Questa potrebbe essere l’ultima volta del Collinarea Festival. Perché non è giusto che gli artisti lavorino gratis. Batteremo tutte le strade possibili nei prossimi mesi, questo è certo. Ma intanto vorremmo che questa edizione diventasse strumento per far sentire il nostro disagio, che è disagio di molti”.

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