Coma quando fiori piove: Walter Leonardi sul crinale vita/morte

Photo: Nicola De Rosa
Photo: Nicola De Rosa

“La vita non è fatta per gli umani”. È questo l’assioma di un uomo contemporaneo giunto alla soglia della maturità considerando le complessità, le implicazioni psichiche e affettive della propria esistenza.
L’assunto paradossale è sviscerato nello spettacolo “Coma quando fiori piove”, vincitore de I Teatri del Sacro 2017, con una trama lineare e un linguaggio pop.

Questo lavoro di Walter Leonardi e Carlo G. Gabardini, che abbiamo visto al Teatro Binario 7 di Monza, è la vicenda di un uomo maturo appartenente a quella che una volta si chiamava la classe media.
Il giorno del suo cinquantesimo compleanno, riordinando dei mobili, batte la testa, entra in coma e inizia un viaggio allucinato. Affronterà Dio, ripercorrerà le tappe della propria esistenza, incontrerà le persone più importanti della sua vita, partendo da sua madre (Paola Tintinelli).

Leonardi, protagonista in scena e in cabina di regia, incarna perfettamente la crisi di mezza età: profondamente italiano nel rapporto con la madre, porta i segni della generazione di cui fa parte, che eleggeva Londra come meta di conquista e simbolo di trasgressione e si perdeva in un candido edonismo, incosciente della catastrofe alle porte. Emergono le difficoltà relazionali, sentimentali e la resistenza al cambiamento che attraversa la generazione che attraversò gli anni Settanta, ma anche la vitalità, la genuinità e la poesia di quella stagione irripetibile.


Flavio Pirini interpreta il duplice ruolo sia di un Dio concreto e ironico, sia dell’amico storico del protagonista, sposato con una donna molto più giovane (Alice Redini) e nostalgicamente legato alla gioventù perduta.
Redini e Tintinelli mostrano la consueta versatilità: passano agilmente da un registro realistico a uno grottesco. Portano in scena declinazioni diverse di talento comico: dal realismo magico di Tintinelli alla brillantezza spontanea di Redini.

L’originalità non è il punto di forza della drammaturgia, che pesca a piene mani nel cinema e nel teatro contemporaneo: “Maratona di New York” di Edoardo Erba, trattava un tema simile, anche se con stilemi diversi.
Le metafore sono fin troppo prosaiche: la vita come un incontro di pugilato nel quale non vengono risparmiati i colpi bassi, nel senso d’ingiustizie, delusioni, frustrazioni, dolori capaci di provocare traumi al sistema emotivo e sentimentale. Vivace è lo scambio di battute con Dio e tra amici, con stoccate velenose e punture acide. Una comicità tipicamente all’italiana.

Se lo spettacolo si muove principalmente sul sentiero della commedia, non mancano tuttavia parentesi poetiche: a volte lievi e ingenue, come nella rievocazione del primo amore del protagonista, altre volte profonde e intrise di lirismo, come nel dialogo con la madre morta. Si tratta, appunto, di concessioni estemporanee in uno spettacolo che basa la propria efficacia sulla comicità e sulla bravura degli interpreti.
Perfettamente integrate le musiche di scena, capaci di dare ritmo allo spettacolo. D’impatto i movimenti scenici, quasi brevi coreografie delicatissime.
Un finale prevedibile, che asseconda le aspettative della platea, per una pièce leggera, cui manca una sferzata acuminata nello sguardo sul mondo, e di profondità nell’indagine sulla morte.

COMA QUANDO FIORI PIOVE
Di Walter Leonardi e Carlo G. Gabardini
Con Walter Leonardi, Flavio Pirini, Alice Redini, Paola Tintinelli
Regia Walter Leonardi
Produzione Buster La corte ospitale

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 3’

Visto Monza, Teatro Binario 7, il 28 ottobre 2018

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