Come sta il teatro in Italia? I manager della scena in videobox

“Io sto bene, io sto male, io non so come stare…”. La vecchia canzone emblema del punk italiano, e il teatro. Come sta il teatro? Davanti alla telecamera, a rispondere all’amletica domanda direttori di enti, teatri, circuiti associativi, riviste. Da Ninni Cutaia, ai vertici dell’Eti, a Paolo Cacchioli di Arena del Sole, da Angelo Pastore, artefice con Geppy Glejieses del Nuovo Quirino, a Mario Mattia Giorgetti, che dirige Sipario ormai dal lontano 1984. E altri ancora, rappresentanti di teatri da Nord a Sud riuniti, lo scorso giugno, sulla Riviera di Chiaia durante il Napoli Teatro Festival Italia, per una delle Giornate del Teatro.

Una due giorni di incontri e dibattiti sulla legge, i decreti e i sistemi di governance; duecento operatori e rappresentanti delle istituzioni. E non sono mancate scintille e momenti flambé. Il dibattito che fa da sfondo alle nostre interviste aveva a tema “I sistemi di governance del teatro in una prospettiva di sviluppo” sessione introdotta e coordinata da Giulio Baffi.
I tagli al Fus, come sopravvivere e come vivere persino meglio: abbiamo chiesto un parere ad operatori esperti, che fanno il teatro ogni giorno, di quelli di cui si dice bene o si dice male, ma comunque si dice. Un modo per conoscerli ‘de visu’, in questo mondo che spesso è invisibile, fatto più di nomi che di volti, di mitiche e leggendarie figure, direttori o critici, la cui apparizione a questo o quel festival di provincia, la cui presenza in sala, diventa “l’evento” più ancora dello spettacolo.

Utile allora sollecitare prossimi incontri in cui, come nei job market, i giovani e le nuove compagnie possano incontrare gli enti, sottoporre progetti, cercare sponsorship, per dare possibilità di crescita fuori dai circuiti delle “conoscenze”. Ci sono già, si dirà: si pensi a Generazione Scenario, Nuove Sensibilità… Eppure le risorse sono ancora distribuite in modo concentrato, e così il sistema è spaccato in due: il teatro da salotto e il teatro da officina. Ma forse è sempre stato così, perché l’avanguardia nasce dalla negazione: come Kantor nella sua cantina.
Ma allora in Italia il teatro come sta? Ecco cosa ci dicono.

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  • è la prima volta che scrivo.al momento preferisco rimanere anonimo.grazie ha detto:

    Ma quale teatro? quali teatri? due teatri? quello come si dice sopra, da salotto e quello d’officina? ma esistemo molteplici espressioni e pratiche teatrali, tante quanti sono quelli che fanno teatro in maniera vera( si potrebbe poi dibattere su quale sia questa vera maniera di fare tratro, ma non è questa al momento la sede.ma sicuramente per vero non s’intendono le solite classificazioni di genere e le dogmatiche categorie di schemi che i critici da quatttro soldi, tutti, ossesivamente continuano a fare). Mentre invece non esistono quasi per niente i posti dove andare a fare teatro,posti dove crearlo e dove poterlo poi vedere il teatro.
    Tutta chiacchera da quattro soldi giusto per fare l’ennesimo servizietto in video. E poi perchè chiederlo proprio a loro cosa è il teatro? A loro che sono gli unici che pur lamentandosi gestiscono i soldi, pochi o tanti che siano. Bisognerebbe dare fiducia,tranquillita e serenità, a chi prova a fare ricerca col teatro e non alle compagnie che lavorano con gli stabili, ai teatri che mettono in cartellone spettacoli che non sono altro che surrogati televisivi oppure a quelli che del cosi detto teatro off si sono ormai accaparrati a forza di relazioni pubbliche i loro protettori e sostenitori anche essi facenti parte del sistema del potere teatrale.
    Basta così, per ora mi fermo qua!
    Vedo spesso i video che fa Renzo Francabandera e debbo dire che spesso alcuni di questi video-servizi sono pure piacevoli.Ma questo proprio mi è sembrato l’ennesimo servizietto da chiacchera da tg……..meglio non farlo un servizio sul come sta il teatro, se questo deve essere l’impegno. grazie

  • REnzo Francabandera ha detto:

    Eppure sono convinto che in un tempo in cui sia necessario dire chiaramente come la si pensa, la parte del torto ce l’ha chi esprime il suo pensiero nell’anonimato, o perchè addetto ai lavori in qualche modo, e quindi intimorito di dire liberamente la sua opinione, o perchè fa più comodo rimanere nel placido mare dell’irriconoscibile ignavia, che non riconduce l’opinione a chi la esprime.

    Questo fa molta più tristezza, perchè proprio chi ha idee di cambiamento, se ne ha di veramente solide, dovrebbe venir fuori con nome e cognome. Ma non importa lei lo faccia, se non ha avuto il coraggio di farlo in prima battuta, non esiterà ad inventarsi nome e cognome di comodo. Sono diversi che con il suo stesso stile anonimo infarciscono non solo questo sito di mirabili consigli su come far progredire l’umanità, eppure penso che il maggior progresso venga dal mostrare limpidamente la propria posizione, testimoniando il proprio essere.

    E, mi perdoni, da ultimo una chiosa: lei non ha proprio idea dell’impegno. Potrei accettare qualsiasi parere sulla qualità, ma la prego di non esprimere un parere sulla quantità di lavoro che penso l’universo mondo possa testimoniare venga fatto da questa redazione, in condizioni sicuramente non prezzolate, e al servizio di nessuno, se non dell’informazione. E lo spazio che diamo ai dirigenti dei grandi teatri è in proporzione assai inferiore a quello che riserviamo a compagnie di ricerca. Sono sicuro lei avrà un paio di nomi buoni da suggeririci per i prossimi servizi… Ma proprio il fatto di non aver padrone ci rende liberi di intervistare il ricco e il povero, il gestore del grande teatro stabile e quello del teatrino di periferia.
    PErsonalmente ho raccolto opinioni di persone indiscutibilmente impegnate nell’attività teatrale. Ella potrà condividerne o meno il parere, ma mi pare la qualità del materiale documentale messo a disposizione dei nostri lettori sia incomparabilmente di altra caratura rispetto all’informazione becera televisiva alla quale inopinatamente ci accosta.
    Rispetto comunque il suo punto di vista e la voglia di testimoniarlo che ci ha voluto affidare. Cordialità

  • è la seconda volta che scrivo. grazie ha detto:

    Cosa significa dover venire fuori con nome e cognome. penso che la prima cosa importante siano le idee, le riflessioni e non i nomi, i soggetti i tannti io io io. che importanza ha se non mi sono firmato. Posso capire che può essere una cosa poco trasparente e da l’impressione di volersi nascondersi dietro un anonimato, e magari è anche vero, ma se ci pensi bene, è cercare, o dare un senno a quello che ho voluto espimere, e non infarcire, che dovrebbe dare continuità alla questione che io posto. Invece a me sembra che tu non aspettassi altro che l’occasione dell’anonimato per eludere il tema vero del problema da me indicato. E poi chi lo dice che i cambiamenti e le rivoluzioni vanno fatte esponendo un nome e cognome e quindi una persona, un io? Penso che tu abbia sentito parlare del subcomandante Marcos. Ovvero mi nego e dunque tutti siamo. Io non parlavo solo a nome mio ma magari anche a nome di tanti che probabilmente non leggono nemmeno questo sito. Naturalmente mi ci hai portato tu adesso su qusto piano di dibattito. è solo per cercare di risponderti. Io non ho preso di mira il tuo lavoro in genere, nè quello di tutta la redazione. Il fatto che segua comunque il sito è indicativo del mio apprezzamento. Volevo solo porre una riflessione che il servizio denunciato mi aveva suscitato e poi di seguito anche una critica al servizio stesso. Ho visto altri video e posso dire che molti sono interesanti altri meno, ma è chiaro che fanno parte del risultato di una scelta di massa. Semmai, a questo punto, il problema è un altro: Quanto è originale la vostra scelta delle compagnie o artisti recensiti o intervistati? e quanto vivete di riflesso rispetto a quello che già la comunicazione di potere fa.Mi spiego: sarebbe bello e interessante che foste voi, o altri come voi, a scoprire talenti e altri di cui magari non si parla e nessuno conosce, proprio perche non sono entrati dentro i sistemi di potere e comunicazione che permettono una certa visibilità. Perchè premettendo che il vostro lavoro è comunque rispettabile ……, siamo tutti bravi ad recensire ed intervistare più o meno quello che la comunicazione in genere già fa. Sarebbe più autentico e rivoluzionario e quindi sostituirsi al già, riuscire a farsi promotori e scopritori di realtà, artisti, teatranti talenti ecc ecc, ripeto che voi e tutta la comunicazione di massa e di potere, radical chic, pseudo alternativa già fa. Ovvero in una paola fare la differenza, esserere autentici e particolari.

    Grazie ancora dello spazio e magari arrivederci

    P.S. Ci tengo ancora a precisare che il mio non era un attacco alla persona nè tanto meno a tutta la redazione di klp teatro.

  • Simone Pacini ha detto:

    Caro Anonimo,

    mi sembra che in generale la redazione di KLP (me e Renzo compresi) faccia innumerevoli sforzi per cercare nuove realtà. Molte volte leggo nomi sconosciuti citati dai miei colleghi e mi rallegro. La verità è un’altra, a mio avviso: in giro c’è un sacco di teatro brutto, di artisti scarsi, improvvisati, senza una minima professionalità, che quindi (a volte!) fanno fatica ad emergere, teatranti che non hanno nulla da dire sulla scena e che passano le giornate a criticare. Questo è quello che penso, per il resto sottoscrivo tutto quello che ha scritto Renzo nel commento.

    Saluti
    Simone Pacini

  • è la seconda volta che scrivo. grazie ha detto:

    ok.va bene così. grazie

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