Dopo Pina Bausch. Il Tanztheater Wuppertal torna al Théâtre de la Ville

….como el musguito en la piedra, ay si si…
….como el musguito en la piedra, ay si si…

….como el musguito en la piedra, ay si si… (photo: theatredelaville-paris.com)

Per trent’anni, il Théâtre de la Ville di Parigi è stato per Pina Bausch come una seconda casa: ad ogni stagione, fin dal 1979, ha ospitato una nuova produzione del Tanztheater Wuppertal presentandone quasi l’intero repertorio, e sempre registrando il tutto esaurito.

Ora, a due anni dalla scomparsa della grande coreografa, qui è arrivato anche il suo ultimo lavoro, “…como el musguito en la piedra, ay si si…” (come il muschio sulla pietra), creato in seguito a un viaggio in Cile e presentato a Wuppertal nel giugno del 2009, pochi giorni prima dell’improvvisa morte di Pina. Lo spettacolo è dunque diventato l’ultimo tassello della mappa che la compagnia ha costruito negli ultimi vent’anni, utilizzando come fonte di ispirazione la storia, i luoghi e le atmosfere di diverse città e paesi del mondo, da Palermo a Los Angeles, passando per Tokyo, Roma, Hong Kong, Lisbona e il Brasile.

In “…como el musguito…” si ritrovano molti degli elementi che hanno caratterizzato l’opera della Bausch, primo fra tutti la rappresentazione ironica e al tempo stesso brutale del rapporto tra i sessi (che qui però appare meno conflittuale che in passato), i lunghi abiti fruscianti delle donne e i completi scuri degli uomini, la presenza di parti recitate in diverse lingue, la colonna sonora che alterna canzoni ad astratte sonorità elettroniche.
Del Cile, della sua storia, della sua cultura e della sua natura selvaggia appaiono squarci, evocazioni fugaci, epifanie: a partire dal titolo dello spettacolo, tratto da “Volver a 17”, una struggente canzone d’amore di Violeta Parra, presente nella colonna sonora insieme a “Deja la vida volar” di Victor Jara, altro celebre artista e cantautore cileno, torturato e ucciso durante il golpe di Pinochet.
Quel periodo oscuro è evocato nella scena di apertura e in quella, specularmente identica, di chiusura, dove una donna è strattonata violentemente e trascinata da due uomini. Ma a parte questi due momenti, nelle quasi tre ore di spettacolo prevalgono la leggerezza e l’ironia, in un succedersi di coreografie di gruppo, assoli e duetti interrotti da scene che a volte sconfinano nella gag surreale (una donna che porta al guinzaglio un pesce a cui vuole insegnare a camminare, un’altra che attraversa il palcoscenico portando un alberello nello zaino, una terza che si trucca imperturbabile mentre un uomo le rovescia in testa una bottiglia d’acqua).

La scarna scenografia di Peter Pabst, un palcoscenico bianco in cui si aprono e si chiudono delle fratture, richiama il deserto di Acatama, dove si trovano tre dei più importanti osservatori astronomici del mondo (ed ecco che i danzatori disegnano una costellazione con dei lumini), ma anche l’intera conformazione del Paese sudamericano, stretto lungo una linea di faglia tra le Ande e l’oceano.

Unico esponente del nucleo ‘storico’ del Tanztheater presente sulla scena (in pochi, luminosi momenti) è Dominique Mercy, una delle colonne portanti della compagnia fin dagli anni Settanta, di cui oggi ha assunto la direzione artistica.
Il resto del cast è composto da interpreti entrati nella compagnia negli ultimi dieci anni, tra cui la giovane figlia di Mercy, Thusnelda. Un passaggio di testimone senza eccessiva maliconia, dunque. Eppure non vedere l’esile figura di Pina Bausch salire sul palco insieme ai suoi interpreti al momento degli applausi lascia senz’altro una strana sensazione.

« …como el musguito en la piedra, ay si, si, si… » 
directed and choreographed by Pina Bausch
setting and video screening: Peter Pabst
costumes: Marion Cito
musical collaboration: Matthias Burkert, Andreas Eisenschneider
collaboration: Marion Cito, Daphnis Kokkinos, Robert Sturm
setting assistant: Joanna Surowiec
costumes assistant: Svea Kossack
music: Cecilia, Congreso, Rodrigo Covacevich, Victor Jara, Magdalena Matthey, Mecánica Popular, Violeta Parra, Chico Trujillo, Mauricio Vivencio, The Alexander Balanescu Quartett, Bonobo, Cinematic Orchestra, Count Basic, Carl Craig & Moritz von Oswald, Matthew Herbert, Kruder & Dorfmeister, Jean Pierre Magnet, Russel Mills, Daniel Melingo, Madeleine Peyroux, David Sylvian, Amon Tobin, Manuel Wandji, Bugge Wesseltoft, Alexander Zekke
coproduction: Festival International de Teatro Santiago a Mil au Chili with the support of Goethe-Institut Chili in cooperation with Andres Neumann International
droits d´auteurs: L’Arche Editeur, Paris
with: Pablo Aran Gimeno, Rainer Behr, Damiano Ottavio Bigi,Aleš Čuček, Clémentine Deluy, Silvia Farias Heredia, Ditta Miranda Jasjfi, Nayoung Kim, Eddie Martinez, Dominique Mercy, Thusnelda Mercy, Morena Nascimento, Jorge Puerta Armenta, Azusa Seyama, Fernando Suels Azusa Seyama, Fernando Suels Mendoza, Anna Wehsarg, Tsai-Chin Yu
durata: 2h 40′

Visto a Parigi, Théâtre de la Ville, l’8 luglio 2011