Con Capdevielle e Duyvendak, Contemporane(e) proiezioni dentro e fuori di sé

Yan Duyvendak - Self-service

Yan Duyvendak – Self-service

L’imitazione e la performance hanno trovato forme diverse d’integrazione reciproca nei due spettacoli dell’artista francese Jonathan Capdevielle e dell’olandese Yan Duyvendak, presentati a Contemporanea 12.
In un gioco tra memoria e capacità spettacolari di un’autofiction basata su frammenti musicali e cinematografici, i due performer si spingono ai confini tra il racconto autobiografico e la demistificazione di ogni meccanismo d’identificazione e riconoscimento. Con risultati diversi.

Yan Duyvendak, presentando a Prato i due lavori “Self-service” e “My name is Neo”, ci guida prima tra i sentimenti fuoricampo di “Millenium Mambo”, “Al di là della vita” e “Jesus’ son” di Alison Maclean, per poi traghettarci nel mondo fantascientifico di “Matrix”, insinuandosi tra le pellicole scelte come un vero e proprio black-out di senso nel caso di “Self-service”, o come re-interpretazione umana in differita delle azioni spettacolari dell’eletto Neo.


Duyvendak si serve di un monitor alla pari di un prolungamento di se stesso, oggetto privilegiato e spalla narrativa su cui proiettare il riflesso delle proprie aspettative emozionali e fisiche, e su cui – soprattutto – misurare tutta l’autoreferenzialità di uno sguardo in primis da spettatore, talvolta per tastarne i margini.
Solo quando l’imitazione porta allo stremo le sue capacità fisiche e lo sguardo disincantato del performer si riflette nello schermo, infatti, la mimesi tocca l’estremo e al contempo lo scavalca. Il riconoscimento così si sposta dall’immagine statica al processo identificativo subìto e poi esternato da Duyvendak, senza però trasformarsi completamente in una chiara e precisa messa in discussione del senso prefissato delle immagini.
Così, gli scontri finali si deformano e i monologhi si mixano tra loro, rimbalzando l’attenzione dello spettatore tra lo schermo e la performance dal vivo, tra l’originale e la copia conforme, ma anche tra le possibili funzionalità di uno strumento di scena.

Quest’ultimo, da dispositivo di riproduzione, si fa infine meccanismo di registrazione e di racconto, confermando la famosa frase di Andy Warhol “in futuro ognuno sarà famoso nel mondo per 15 minuti”.
Ed è questa conferma ad apparirci come una mancanza: da una parte essa dà autonomia al frammento cinematografico e libera il nostro orizzonte di aspettative rispetto ad esso, ma dall’altra ci lascia in balia di un vuoto da riempire, di cui il performer non fa che segnare i contorni, senza prendersi la briga di colorare personalmente gli spazi all’interno di questa gabbia di massa.

Capdevielle in Adieu

Capdevielle ha presentato Adieu (photo: Alain Monot)

Dal frammento e dal suo completo stravolgimento, fin da principio del tutto soggettivo, parte invece Jonathan Capdevielle nel suo “Adishatz / Adieu”.
Per la costruzione di questo spettacolo il performer francese fa zapping fra materiali cantati e confessioni personali, scoprendo i nervi e i moti di un’intersezione continua tra realtà immaginaria e vita reale.

“Adishatz / Adieu” ha la cadenza – a tratti apparentemente svogliata, a tratti sorprendentemente brillante – di un autoritratto scandito da illusioni e delusioni, sogno senza scampo e senza alternative della realtà circostante.

Skippando tra una canzone e l’altra – tra hit pop di Madonna o Lady Gaga, il cantautorato di Francis Cabrel, l’aria di Purcell e canzoni popolari francesi – e tra un travestimento e l’altro, Capdevielle chiama in causa il padre, la famiglia e gli amici, interpretandone tutti i ruoli e inscenando i divari comunicativi che intercorrono tra questi.
Il singolo, interessato testimone della propria vita, cantante e ballerino di una compilation confezionata da lui stesso, non incarna più solo i sintomi di un percorso che, dal buio assoluto della scena, trasforma la propria parvenza in un ibrido sensuale, ma si lascia anche invadere da fantasie e ricordi per ritagliarsi un ruolo al loro interno. Un ruolo fortemente connotato, che rischia davanti a sé e davanti al proprio pubblico, e si scopre senza il supporto dell’originale ma incarnando direttamente lo spostamento applicato.

Solo così il performer arriva ad alienarsi dalle proprie radici e dalla loro riproposizione (più o meno fantasticata), nonché da interpretazioni canore e passi di danza codificati, fino a esplodere nel loop dell’imitazione per poi tornare, con successo, nel ricalco e nel riverbero di un’eco dell’io.

SELF-SERVICE
performance Yan Duyvendak
regia / direction Imanol Atorrasagasti
drammaturgia / dramaturgy Nicole Borgeat
distribuzione e amministrazione / diffusion and administration Morris Mendi, Nataly Sugnaux-Hernandez
coproduzione / coproduction Centre pour l’Image Contemporaine (sgg*) saint-gervais genève; Fonds d’Art Contemporain de la Ville de Genève (Fmac); La nuit de la science, Musée d’histoire des sciences de la Ville de Genève
durata: 15′

MY NAME IS NEO
regia / direction Imanol Atorrasagasti
in collaborazione con / in collaboration with Nicole Borgeat
diffusione ed amministrazione / diffusion and administration Morris Mendi , Nataly Sugnaux-Hernandez
produzione / production Dreams Côme True, Ginevra
coproduzione / coproduction Centro per l’Immagine Contemporanea (sgg*) saint-gervais ginevra
production déléguée et diffusion Bureau Cassiopée
coproduction Centre Chorégraphique National de Montpellier Languedoc Roussillon dans le cadre de
]domaines[ (FR), Centre Chorégraphique National de Franche-Comté à Belfort dans le cadre de l’accueilstudio
(FR) et BIT Teatergarasjen, Bergen (NO).
Avec le soutien du Centre National de la Danse pour la mise à disposition de studios
durata: 15′
applausi del pubblico: 2′

ADIEU
idea e interpretazione / conception and performing Jonathan Capdevielle
luci / light Patrick Riou
regia e regia del suono / direction, sound engineering Christophe Le Bris
collaborazione artistica / artistic collaboration Gisèle Vienne
consulente artistico / artistic consultant Mark Tompkins
assistente audio / audio assistance Peter Rehberg
assistente artistico per le tournées / touring artistic assistant Jonathan Drillet
con la partecipazione di / whith the particiaption of ECUME university choral group of Montpellier – direzione musicale / musical direction : Sylvie Golgevit
con/ with Paco Lefort, Jean-Luc Martineau, Tao Mezarguia, Olivier Strauss, Benoit Vuillon.
grazie a / thanks to Aurélien Richard, Mathieu Grenier, Jean-Louis Badet, Barbara Watson e / and Henry Pillsbury.
con l’aiuito di / with the help of DACM e / and the technical staff of Quartz, Scène Nationale de Brest
produttore esecutivo e diffusione / executive producer and booking Bureau Cassiopée
coproduzione / coproduction Centre Chorégraphique National de Montpellier Languedoc Roussillon dans le cadre de domains (FR), Centre Chorégraphique National de Franche-Comté à Belfort dans le cadre de l’accueil studio (FR) e / and BIT Teatergarasjen, Bergen (NO)
con il supporto di / with the support of Centre national de la Danse (FR) per la messa a disposizione degli studios / for the studio during rehearsals
durata: 60′
applausi del pubblico: 4′

Visti a Prato, Teatro Fabbricone, il 28 settembre 2012
Contemporanea 2012
 

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