Concentrica in centro. Per un teatro elementare e sentimentale

Drammatica elementare dei fratelli Dalla Via
Drammatica elementare dei fratelli Dalla Via

Si racconta che Ionesco si fosse ispirato, per la stesura della propria “Chanteuse chauve”, alle frasi insensate riportate dalle grammatiche sulle quali lui, rumeno, aveva studiato il francese.
Tale saccheggio lessicografico pare accomunare il grande maestro dell’assurdo con l’“Hänsel e Gretel” Dalla Via, alias i fratelli Marta e Diego, che hanno dato il via a Torino alla rassegna Concentrica “in centro”, firmata dal Teatro della Caduta, con il loro “Drammatica elementare”.

Lo spettacolo, godibile e ritmato, ha un antefatto “ribelle”: due compagni di classe vengono espulsi da ogni scuola d’ordine e grado «per aver vandalizzato il libro di lettura disegnando i genitali» ai teutonici congiunti succitati. E in effetti, ad un certo punto dell’azione, le famigerate illustrazioni (o meglio dire, pirografie) vengono esibite al pubblico, raccolto nella sala grande dell’ex birrificio Metzeger, capovolgendo semplicemente il banchetto di scuola (fino a quel momento mero piano di lavoro) e sbandierando così, urbi et orbi, le bizzarre caricature di un Priapo e di una Venere in abiti tirolesi.

Di questo bel lavoro “familiare” colpiscono soprattutto due dati: la scrittura “grammaticale” e una scena “plurifocale” (concedeteci l’omoteleuto). Cominciamo da quest’ultima, vale a dire dall’aspetto ottico. Lo spazio è armonicamente bilanciato: un doppio banco al centro, dove gli attori si sistemano con le rispettive sedie; una struttura a pannelli luminosi sul fondo, che all’occorrenza diventa una TV dalla quale seguire il tiggì; mentre in primo piano, verso l’esterno, campeggiano due mezzi busti scomponibili in pieno stile laboratorio d’anatomia.
I protagonisti indossano dapprima delle divise arancioni da carcere americano (corredate di cappuccio nero nel preludio), dopodiché si passa ad una sinfonia color smeraldo, per chiudere poi con due divise da scolaretti del Ventennio.
La drammaturgia, da parte sua, gioca con gli istituti linguistici, parodiandone la normatività (ovviamente il vero referente di tale “protesta” è l’Istituzione, che sforna modelli piuttosto che cervelli!); si va a costruire così una sintassi di scena che oscilla continuamente tra genialità e virtuosismo. Ogni lettera ha la propria consistenza fonosimbolica: le tre I della riforma Gelmini (inglese, impresa e informatica), la M delle merende macrobiotiche, la C di Chiesa e compagni.

Per un’intera ora il significante è protagonista di un giocoso cadavre exquis, surreale, ma mai fine a se stesso: non si perde insomma il peso semantico delle parole. Si continua pertanto a comunicare, sia pur tramite acrostici alfabetici e tautogrammi. Trovano spazio, oltre a scampoli veneti, citazioni alte, da Shakespeare a märchen dei fratelli Grimm.
Un applauso fragoroso meritano infine i due interpreti, che sanno incesellare scatti di recitazione sincopata, da reporter e titolisti, all’interno di un racconto favolosamente reale che fa sorridere, ma sa anche far riflettere. Se una pecca si volesse trovare, sarebbe probabilmente da rintracciare nella stridente saldatura – strutturale, non tematica – tra le parti recitate e i segmenti musicati (a cura di Roberto Di Fresco), sfruttati a mo’ di commento/intermezzo.

Con “Opera sentimentale” Camilla Mattiuzzo ha vinto l’edizione 16/17 del bando di produzione indetto da NDN – Network Drammaturgia Nuova, una rete nazionale che promuove un’azione di sostegno per la drammaturgia contemporanea nostrana.
La messa in scena (vincitrice anch’essa del bando NDN 2017 per la mise en espace del testo) è affidata a Matteo Angius e Riccardo Festa, e aveva debuttato in luglio a Kilowatt: proprio in quell’occasione Klp aveva quindi già parlato dello spettacolo.

Ripartiamo dal testo, che senz’altro non è semplice: 34 diversi quadri “raccontano” la vita di una famiglia (padre, madre, tre figli e il nonno) attraverso flash che ci mostrano il lato oscuro e forse malato di questo nucleo. Brevi dialoghi e lunghi monologhi fanno trapelare i mostri che si nascondono dietro i legami familiari; c’è sì amore, ma c’e anche morte, violenza e solitudine, qui evocati attraverso un susseguirsi surreale di parole. Ecco perché seguire il testo è come cercare di entrare nei pensieri più reconditi che si nascondono in ognuno di noi, senza il filtro della parola esternata e del vivere comunitario.

Matteo Angius e Riccardo Festa, con l’ulteriore partecipazione del bravissimo Woody Neri, scelgono di affrontare il testo attraverso un processo di destrutturazione: attraverso quest’opera ne tirano fuori una sequenza nuova, che cerca il bandolo della matassa con ostinata determinazione.

Opera sentimentale (photo: Mario Ruggiero)

Opera sentimentale (photo: Mario Ruggiero)

In scena i tre fratelli, rimasti soli, senza padre, madre e nonno (attorno al suo feretro, in un funerale proiettato in video, verrà tirato fuori tutto il non detto), ci conducono in un mondo “folle” e affollato di parole, in un gioco che riesce ad essere alternativamente esilarante, brechtiano e pop.
Rimane tuttavia nell’aria il dubbio di cosa realmente l’autrice stesse cercando, come se qualcosa restasse ancora sospeso ed incompiuto, relegando anche lo spettatore a una funzione un po’ troppo voyeuristica.

Altro spettacolo presentato a Concentrica e nato dalla vincita di un bando è “Avesta”.
Nel 2017 la compagna Effetto Pullman, fondata da Giulia Odetto solo l’anno precedente insieme ad un gruppo di studenti del corso per attori del Teatro Stabile di Torino (tutti rigorosamente under 30), si aggiudica il bando Hangar Creatività Piemonte, promosso dall’assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e dedicato agli under 35, che mette a disposizione delle “borse-progetto” per sostenere la realizzazione di produzioni creative (tramite servizi, strutture, risorse umane ed economiche).

“Tecnologia e multimedialità per mettere in scena le paure contemporanee: proiezioni, video mapping, animazione in 2D, musica dal vivo, movimenti acrobatici, una scenografia imponente e tanti momenti di puro intrattenimento”: così viene descritto “Avesta”, spettacolo dalla importante durata (due ore!) che, attraverso l’escamotage di un gioco virtuale, mira ad offrire spunti e riflessioni su quelli che sono oggi temi ancora fondamentali quali la resistenza, la libertà, la democrazia.
Un giovane nerd che non esce mai di casa capirà, proprio attraverso un videogioco, che esiste un mondo che ha bisogno anche di lui, nello specifico legandosi al movimento di resistenza in Kurdistan: la trama viene accompagnata da un abbondante uso di proiezioni e videomapping e da una scenografia essenziale in cui i sei attori alternano dialoghi, monologhi e balletti…

Ma costruire uno spettacolo – dalla drammaturgia a regia, scene, video… – è impresa che necessita di esperienza, soprattutto se si ha l’intenzione di sviluppare un lavoro che intende unire anche altri linguaggi oltre alla tecnologia. Frequentare un ciclo di studi allora non è forse abbastanza per raggiungere la consapevolezza necessaria ad un’opera che si prefigge di essere al contempo innovativa, pregnante di significati, interessante e di qualità. Senz’altro va premiato l’entusiasmo che si ha a 25 anni, bellissimo nella sua urgenza, ma spesso non del tutto sufficiente.
“Avesta” risulta così troppo debole, perché troppo alte sono forse le sue aspirazioni.

Avesta (photo: Mario Ruggiero)

Avesta (photo: Mario Ruggiero)

Stasera Concentrica riparte con una serata tutta dedicata a Massimiliano Civica, e nella seconda parte anche a I Sacchi di Sabbia, per poi concludersi domani con una serata di danza ospitata alla Lavanderia a Vapore, ospiti: Collettivo Pirate Jenny con “Pollicino 2.0” e il progetto di Coorpi “Campo Largo”, in cui Matteo Marziano Graziano e Renata Sheppard coinvolgono i danzatori del BTT Balletto del Teatro di Torino in un happening performativo che vuole sondare modalità sperimentali di relazione tra corpo danzante contemporaneo ed immagine in movimento.

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