Concentrica 2019: a Torino il teatro torna a scuola

Andrea Cosentino e Michele Giunta in Kotekino Riff
Andrea Cosentino e Michele Giunta in Kotekino Riff

La prima serata di Concentrica 2019 si apre con una grande novità: per la prima volta entriamo dentro ad una scuola. Lo storico Convitto Nazionale Umberto I, nel centro di Torino, è infatti tra le nuove location del festival (ma non è l’unico istituto ad aver aderito alla proposta!), un’occasione davvero unica sia per gli studenti che per il personale didattico, direttamente coinvolti nell’organizzazione e nell’atmosfera teatrale, sia per gli spettatori, che possono partecipare ad un inedito tour all’interno di uno dei convitti più antichi di Torino. Veniamo quindi guidati (proprio da uno studente) alla scoperta di spazi sconosciuti: la scuola semi deserta, di notte, illuminata dalla luna, ha un fascino inimmaginabile. Dai sotterranei storici alla palestra, dal cortile alle aule, i corridoi con gli armadietti… giungiamo stupiti, e un po’ emozionati, alla famosa scala juvarriana, che fa un certo effetto percorrere, rendendosi conto che gli studenti hanno ogni giorno il privilegio di attraversare un pezzo della storia dell’arte italiana.

Finito il tour abbiamo l’opportunità di condividere un aperitivo proprio con gli studenti e gli insegnanti del Convitto, preparato dal personale che ogni giorno si prende cura dei ragazzi, e gustato nella stessa mensa che ospita gli studenti durante i pasti, luogo di distrazione e rifornimento.

“Portare il teatro in luoghi alternativi” afferma Francesco Giorda del Teatro della Caduta, è un’azione individuata come possibile salvezza per il teatro stesso, creduto da molti sul punto di morte. Portarlo in una scuola, a contatto con possibili futuri adulti, luogo dove dovrebbero formarsi le nuove coscienze critiche, di certo è una presa di posizione interessante e innovativa.


E gli studenti hanno accolto con entusiasmo la proposta di essere parte attiva del festival, in attesa di assistere al primo spettacolo del festival, “Amleto Take away” della compagnia Berardi Casolari. Lo spettacolo (che è valso a Gianfranco Berardi il Premio Ubu 2018 come miglior attore) è una rilettura pungente e tragicomica del celebre testo shakespeariano.
La bravura con cui l’attore gioca con la propria cecità, prendendosi in giro e mostrando una grande sicurezza del corpo in relazione allo spazio circostante, si uniscono ad un testo sempre attuale, capace di far riflettere adulti e ragazzi sulle contraddizioni del nostro presente.

La biglietteria al Convitto Umberto I

La biglietteria al Convitto Umberto I

E’ ancora un Premio Ubu 2018 a proseguire nelle proposte più interessanti del festival. Andrea Cosentino riporta questa volta il pubblico di Concentrica nel suo luogo più istituzionale, il teatro, presentando all’Astra delle «esercitazioni comiche sulla praticabilità della scena».
“Kotekino Riff” è un carnevale goliardico, autarchico ed irriverente, un assolo espressivo che non ha bisogno che di gioco e improvvisazione per vivificare la scena e divertire genuinamente l’uditorio. Con qualche pupazzetto, vecchie sciarpe, poche maschere e le musiche del polistrumentista Michele Giunta il teatro di Cosentino è per tutti e con tutti; il performer asseconda la sua indole e la sua ispirazione fino a creare un match ludico che chiede solo di essere partecipato.
Il popolare qui non manca di coniugarsi alla denuncia: l’ultima marionetta del riff, con voce distorta e disturbante, chiede “pane ai circensi” rivolto al pubblico («Voglio i tuoi soldi!»), che si trova così obbligato a domandarsi se l’arte non si sia fatta accatto o provocazione.
Il pupazzo è un Artaud che deride gli spettatori e il mondo del teatro sperimentale quando esso si rivela essere sterilmente autoreferenziale. Chi va a teatro, perché ci va? Cosa guarda? Cosa cerca? Qui balena la riflessione metateatrale di Cosentino, sempre profonda ma fluida nella sua variopinta aura di clownerie.

Claudio Morici è invece un papà scompaginato in veste nera e cravatta rossa, circondato – sull’insolita ribalta ospitata di nuovo nel cuore del Convitto Nazionale Umberto I – da una pletora di stravaganti compagni di scena, che all’occorrenza prendono vita catturando l’attenzione del pubblico: due gatti di peluche, l’immancabile Peppa Pig, un vasto assortimento di non meglio identificati pupazzetti e un più tradizionale Pinocchio ancora in fase burattinesca.
Tutt’attorno, il buio, tinteggiato appena da una luce calda e fioca, che rischiara il protagonista, posto dietro un leggio provvisto di asta da microfono.

Lo spettacolo – finalista In-Box 2019 e in prima regionale – abbatte qualsiasi pretesa di teatralità stereotipata, sacrificando la performatività all’urgenza di comunicazione.
Le missive composte e attraversate dalla voce del malinconico one man show – tante quante i suoi anni – sono scritte sottoforma di vera epistola, oppure anche in più aggiornata veste digitale; condividono però, tutte, una medesima ambizione: riuscire a spiegare al figlio treenne la separazione dei genitori. Riuscirà Morici a farsi capire davvero?

In questa creazione, che si muove tra il reading e l’assolo, l’artista dà sfogo – con pacata ironica – ad un universo maschile nevrotico e incerto, carico di dubbi, perplessità e fasi depressive. Lo statico eppure mobilissimo viaggio verso la lettera 46, che denuncia un’attenta articolazione drammaturgica del materiale verbale, è costellato di scivoloni, crisi di identità, cambi di mano autoriale, esperimenti, fallimentari massime sapienziali.
Il giovane pubblico in sala reagisce in maniera assai personale agli stimoli lanciati dal palco: da una parte c’è chi segue con partecipazione ed empatia il succedersi delle tappe biografiche e cronachistiche del goffo e dolente narratore; dall’altra chi effettua fin dai primi istanti un annoiato countdown nella speranza di potersi presto rituffare nelle proprie incombenze fine-settimanali.

Torneremo a scuola anche stasera, perché Concentrica prosegue fino a sabato, ma spostandoci stavolta all’Istituto Avogadro, altra storica scuola torinese, per “Settanta volte sette” di Controcanto Collettivo.
Domani, venerdì 15 alle ore 21, si cambia registro con “L’anarchico non è fotogenico” dei Quotidiana.com, reduci questa estate da una retrospettiva alla Biennale Teatro di Venezia.
Infine, ultimo capitolo di Concentrica a scuola sarà sabato 16 novembre, sempre alle 21, con la giovane compagnia milanese Linguaggicreativi, che presenterà “I ragazzi del massacro“, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Scerbanenco.

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