Concerto Fisico: 15 anni di Balletto Civile

Michela Lucenti in Concerto Fisico
Michela Lucenti in Concerto Fisico

L’ultimo lavoro di Balletto Civile versante Michela Lucenti (il duo Spattini Pallecchi è alle prese con “Her – On”), in giro per l’Italia in una serie di ‘anteprime’, è una biografia per azioni di 15 anni di compagnia, dagli esordi di “Ketchuptroiane” attraverso i successi di “Before Break” e “Madre”, fino agli impegnativi confronti con testi fondativi della tradizione non solo tersicorea.
Bisognerebbe avere ben presente alla mente la lunga serie di coreografie che, dal 2005 a oggi, il collettivo di performer e coreografi ha creato, per poter ritrovare all’interno del centone di “Concerto Fisico” – arrivato in anteprima a Roma per Fuori Programma Festival – pratiche, frammenti, echi noti. Quelli dei Radiohead di “Sacro”, appunto; i campionamenti vocali, e la caratteristica presenza della voce della stessa Lucenti che canta con sé stessa, esplora i propri limiti e se ne spinge oltre; i testi letti in inglese e francese, le citazioni da Shakespeare, Bachmann, Michelangelo – uno stralcio del maestro al suo allievo Antonio Mini sa di viatico e insieme di manuale minimo, intimo, urgente: «Disegna, Antonio, disegna Antonio. Disegna e non perder tempo».

È qui che Lucenti chiosa invitando a non risparmiare per un vago domani un’idea sopraggiunta oggi, ma di cavalcarla immediatamente, confidandoci così il suo segreto di laboratorio, l’anima interiore di Balletto Civile: un’anima proattiva, elettrica, che per tutto lo spettacolo si incarna in un materiale più gridato che suggerito, più scagliato che porto, più fibrillante quasi per un’intima scarica che adagiato su un programma allestito a priori.
Un “greatest hits sghembo e storto” recita la scheda spettacolo: e subito la mente corre al recente “My body of coming fort by day” di Olivier Dubois, visto un mese fa sempre al Teatro India, altro lavoro sulla memoria del danzato.
Ma mentre per Dubois si trattava di recuperare una memoria impressa nei muscoli e nelle articolazioni, memoria-materia di un corpo almanacco (o “libro dei morti” diceva lui), qui la memoria è come rilettura di un diario ritrovato in un cassetto, riscoperta delle sue pagine più intense: memoria sentimentale. “Un juke-box che risveglia gli accenti emotivi di un ricordo che è ancora il presente” specifica ulteriormente la presentazione.

Se nell’operazione di Dubois i frammenti coreografici erano veramente blocchi giustapponibili a piacere (l’immagine del juke-box è persino più adatta al suo, di lavoro), in “Concerto Fisico” la memoria corporea sembra lasciar spazio ad un’opera di forbici condotta su parametri drammaturgici. O meglio, non sembra essere il corpo a guidare la memoria, ma la scrittura; non è il corpo a essere percorso dalla ripetizione indelebile del gesto come per un riflesso, ma è la mente che sceglie nei materiali del passato, da un repertorio di narrazioni, tentando eventualmente di risemantizzarle in un discorso continuo, per certi versi nuovo.

Ora, per forza di cose le porzioni su cui ricade l’attenzione sono quelle caratterizzanti, acmeiche di ciascun lavoro: e così questa nuova “forma”, che prova a essere di per sé opera, libro, canzoniere, risulta un terremoto sussultorio ad alta intensità, fatto di un susseguirsi di picchi energetici che perdono la cornice (mentre in Dubois la mantenevano evidente) provando a connettersi l’uno nell’altro per dare vita ad una linea tesissima e inarrestabile (ma fatalmente uniforme e a volte ermetica) che non prevede a pro dello spettatore né una stretta passerella di vuoto, né un trampolino per gettarsi agevolmente nel vivo dell’eruzione.

Michela Lucenti, sotto un’illuminazione quasi invariata per l’intero spettacolo, connotata dagli ampi angoli ghiaccio delle barre led in ribalta, è mattatrice assoluta, poliedrica: campiona la sua voce e adopera la tecnologia di una sorta di percussion pad per dare fisicamente inizio alla musica, facendo intervenire la gravità applicata a tutto il suo corpo; balla, legge testi dai due diari, canta con sé stessa e con le basi mandate da Maurizio Camilli e Tiziano Scali, e ne danza persino gli ironici contrappunti, relegati alla sezione finale.

E lo spettatore, insomma? A quello abituale di Balletto Civile, al connoisseur insomma, è richiesta la ricostruzione di una biografia in gesti drammaturgici tutti da ricondurre alle esperienze passate e si ritrova quasi complice di una provocazione agonistica al gioco dell’attribuzione, magari fino a interrogarsi sul senso nuovo che scaturisce dalla riconversione di materiale preesistente.
Lo spettatore occasionale si trova invece davanti a uno di quegli antichi muri da cui emergono, tra tufo e tufo, laterizi bollati, coppi, testi, e anche colonne e capitelli spezzati, sviliti a materiale da costruzione: ne può gustare l’ordito casuale e bello, compiacendosi più del singolo gesto che dell’opera.

Concerto Fisico
uno spettacolo di Michela Lucenti/Balletto Civile
regia Michela Lucenti
assistente alla creazione Maurizio Camilli
coreografie Michela Lucenti
drammaturgia sonora Tiziano Scali
disegno luci Stefano Mazzanti
danzato e creato con Gianluca Pezzino
produzione Balletto Civile
si ringrazia Teatro Due di Parma

durata: 55’
applausi del pubblico: 2’ 30’’

Visto a Roma, Teatro India, il 10 luglio 2019
Anteprima nazionale

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