Controcorrente di Paolo Colombo: al Carcano la storia è effervescente

Paolo Colombo
Paolo Colombo

Un teatro narrativo fatto di storia e inchieste. Uno strumento d’informazione chiaro, piacevole, che divaga nel tempo e nello spazio. Storie di guerre dimenticate. Vicende remote espulse dai libri scolastici. Storie d’interessi economici, ipocrisie, e dell’eterna lotta tra oppressi e oppressori. Pillole di un teatro che verrà.

È il progetto “Controcorrente” del Teatro Carcano di Milano, che tra il 15 marzo e il 12 aprile ha proposto tre appuntamenti online con lo storico Paolo Colombo. Professore ordinario di Storia delle Istituzioni politiche alla facoltà di Scienze Politiche della Cattolica di Milano, Colombo si occupa dal 2007 del rapporto fra storia e narrazione.
Senza la velleità di emulare i più noti mattatori del teatro di narrazione – da Marco Paolini a Laura Curino, da Lella Costa ad Ascanio Celestini – Colombo da qualche anno collabora con il Carcano ed è apprezzatissimo a Milano, dove ciclicamente organizza incontri pubblici con l’accademica Chiara Continisio. Intende così sfatare il pregiudizio secondo cui «la storia fatta dagli studiosi è noiosa».

Colombo spazia tra fonti storiografiche, letterarie, sonore e visive. La sua narrazione, che abita luoghi topici della cultura ambrosiana (dalla Basilica di Santa Maria delle Grazie al Museo Diocesano, dal teatro Litta alla Società Umanitaria, al Teatro Ariberto), seduce l’ascoltatore unendo affidabilità scientifica e coinvolgimento emotivo. Lo storico ricorre a vari linguaggi espressivi (momenti site-specific, il disegno, la fotografia artistica, le canzoni, immagini di repertorio) in un mix armonico che valorizza le potenzialità della rete.
Partner del Carcano per la realizzazione di “Controcorrente” è il Centro di Produzione Multimediale dell’Università Cattolica.
Sulla propria pagina YouTube, il Carcano propone gratuitamente tre assaggi di mezz’oretta ciascuno degli history telling previsti per la stagione 20/21.

“Cos’altro vi serve da queste vite? Il Congo: lo sfruttamento del continente nero” è una storia che ci riguarda più da vicino dopo le morti dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, avvenute lo scorso 22 febbraio. Con l’introduzione musicale di Fabrizio De André, con l’aiuto di cartine, foto artistiche e immagini spaziali, entriamo in una vicenda di sfruttamenti coloniali e interessi loschi che riguardano i nostri modelli borghesi di occidentali con il cellulare in mano e il notebook in borsa. Scopriremo come persino le nostre evasioni più innocenti si traducono in Africa in un costo di vite umane.

Quel che resta delle discoteche storiche di Milano (le prime in Italia), dopo che anche tra i teenager nostrani divampò la «febbre del sabato sera»: “Born to be alive. Disco music e comunità gay negli anni ‘70” è un viaggio nella musica pop-rock del secolo scorso.
Sulla scia del ciclone John Travolta e dell’ondata Bee Jees, anche Alan Sorrenti svoltava dall’avventura prog dei debuttanti “Aria” (1973) e “Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto” (1973) a brani di facile presa come “Figli delle stelle” (1977) e “Tu sei l’unica donna per me” (1979).
L’industria discografica mutava profondamente. Colombo narra l’epoca del riflusso e un’età di pacificazione fittizia, dove lo scontro politico sembrava scomparire dalle piazze. Eppure, proprio in quegli anni luccicanti e patinati, nel segno del rampantismo e dell’edonismo reaganiano, iniziava il coming out delle comunità gay in America, con le lotte comuni contro la ghettizzazione di donne, latinos, italiani, afroamericani. “Born to be alive” incalza lo spettatore. La creatività smaccata di quegli anni dava forma a uno spazio nuovo, dove ognuno iniziava a sentirsi libero di svelare la propria identità e di fare quello che gli andava.

Una pagina poco nota di Resistenza è “Gli Internati Militari Italiani: i soldati che dissero no al nazifascismo”, scritta da Colombo con Valentina Villa e accompagnata dai disegni di Michele Tranquillini.
Qualcuno diceva no. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 oltre 600mila soldati italiani prigionieri dei tedeschi e deportati nei lager avrebbero avuto la possibilità di tornare alla normalità abbracciando la neonata Repubblica di Salò. Invece rifiutarono, preferendo la prigionia e i lavori forzati.

La narrazione snella di Paolo Colombo dosa saggiamente la tecnologia e i tempi del web. Lo storico riduce all’essenziale la trama degli avvenimenti politici per dare la precedenza a quelli che determinano lo sviluppo della civiltà e ne segnano le grandi tappe. Non pretende di dire qualcosa di nuovo a tutti i costi, né di dare a ciò che si sa già un’interpretazione originale. Si limita a fornire un mezzo per riavvicinarsi senza fatica e senza noia alla storia. Soprattutto, riempie la lacuna più grossa che scuole e università si dimenticano troppo spesso di colmare: una narrazione semplice, un racconto accattivante.

Lunedì 15 marzo 2021 ore 20.30
Cos’altro vi serve da queste vite? Il Congo: lo sfruttamento del ‘continente nero’
di e con Paolo Colombo

Lunedì 29 marzo 2021 ore 20.30
Born to be alive. Disco music e comunità gay negli anni ‘70
di e con Paolo Colombo

Lunedì 12 aprile 2021 ore 20.30
Gli Internati Militari Italiani: i soldati che dissero no al nazifascismo
di Paolo Colombo e Valentina Villa
con Paolo Colombo
con i disegni di Michele Tranquillini

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