Controluce e lo sguardo ai giovani: il teatro di figura in Cantiere

Gli applausi a Ines Pasic e ai ragazzi che hanno realizzato la sua Odissea del Corpo (photo: Mario Bianchi)
Gli applausi a Ines Pasic e ai ragazzi che hanno realizzato la sua Odissea del Corpo (photo: Mario Bianchi)

Incanti, il festival internazionale di teatro di figura organizzato a Torino da Controluce Teatro d’Ombre, da molti anni contiene al suo interno appuntamenti fissi di grande interesse, che manifestano una indispensabile attenzione verso i giovani e l’arte della scena: sono infatti tre progetti che, in maniera differente, ne promuovono la formazione e il lavoro.

Il primo è il PIP – Progetto Incanti Produce, che in ogni edizione vede coinvolti giovani performer che, a seguito di un percorso laboratoriale con un artista qualificato nel campo del teatro di figura, arriveranno alla creazione di uno spettacolo. La maestra scelta da Controluce per questa edizione è stata Ines Pasic, della compagnia Hugo&Ines, notissima artista bosniaca trapiantata in Perù, dove ha fondato il gruppo Gaia Teatro.
I quattro giovani selezionati per il percorso insieme a lei (Giulio Bellotto, Elisa Conti, Fabio Pagano e Cristina Robledillo), dopo un workshop di due settimane condotto con assoluta cura e dedizione, hanno presentato alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, “Odisea del Cuerpo”, una performance divisa in quadri che ha cercato di reinventare, partendo da Omero e da valigie portatrici di diverse suggestioni, atmosfere e piccole storie, create essenzialmente con le mani e con semplicissimi oggetti: stoffe, corde e materiali di uso comune capaci di rimandare alle emozioni fondamentali dell’essere umano. L’amore, la morte, la speranza di un mondo migliore, il desiderio del volo si sono materializzati così sul palco con giusta efficacia poetica.

Molto stimolanti, pur nella loro ancora frammentaria e incerta realizzazione, sono stati anche i tre esiti finali del Progetto Cantiere, organizzato in collaborazione con il Teatro del Buratto di Milano, Is Mascareddas di Cagliari, Fondazione Solares delle Arti di Parma, CTA di Gorizia, Teatro del Drago di Ravenna e La Terra Galleggiante di Pinerolo (TO), dedicato a giovani artisti di teatro di figura non ancora conosciuti, che vengono sostenuti ed accompagnati nel proprio percorso di creazione dai promotori del progetto.
Abbiamo visto all’opera, alla fine dei rispettivi percorsi, Jessica Leonello, Silvia Torri e Orsolya Gal, con tre progetti diversissimi fra loro.


Orsolya Gal ha messo in scena il progetto forse più ambizioso, anche se non ancora risolto: narrare al pubblico, attraverso ombre e marionette che si muovono in un microcosmo di suoni e di immagini, il famoso racconto di Thomas Mann “Mario e il mago”.
Purtroppo la lentezza dell’esecuzione e la scarsa varietà del pur raffinatissimo materiale artistico proposto, insieme alla poca padronanza dell’utilizzo delle minuscole marionette protagoniste dell’ultima parte della performance, hanno reso assai ardua la visione dello spettacolo.

Jessica Leonello – che già conoscevamo per l’ottima prova realizzata in “Nuovo Eden” in scena con Roberto Capaldo, e con Veronica Capozzoli in “Quattro granelli di pepe” – sceglie di narrare, attraverso personaggi ricreati con maschere e pupazzi, la storia di un ragazzino che giunge su un’isola, spinto fin lì dalle correnti e dal destino, e la reazione non sempre accogliente dei suoi abitanti.
Al tutto però manca ancora un preciso utilizzo delle tecniche del teatro di figura, inserito in una drammaturgia confusa e poco stimolante.

Coraggioso e curiosissimo il progetto che la giuria del progetto ha decretato come vincitore, “Flirt”, di Silvia Torri.
Lo spettacolo ha come protagonista un simpaticissimo preservativo femminile, simbolo di un’esistenza femminile che si interroga sulla vita e sulla morte in un periodo dove le relazioni umane sono assolutamente labili e passeggere.
Attraverso il teatro di oggetti, con estrema sensibilità e leggerezza Silvia Torri pone in scena una donna che si interroga sulla sua vita, spingendosi nella sfera più intima e nascosta di ogni essere umano. Pur con la parte testuale ancora da rivedere, a nostro parere troppo lunga e ripetitiva, lo spettacolo si dimostra un’ottima prima prova d’artista.

Alberto Jona presenta le compagnie selezionate per la seconda fase del Progetto Cantiere 2019

Il direttore di Incanti Alberto Jona presenta le compagnie selezionate per la seconda fase del Progetto Cantiere

Il Progetto Cantiere è poi continuato con la presentazione – da parte del direttore del festival Alberto Jona – di sei nuovi progetti: la commissione, formata dalle sette strutture organizzative, ne ha scelti tre che accompagnerà verso lo spettacolo compiuto della prossima edizione. I selezionati sono la compagnia Cane Nero con lo spettacolo omonimo, tratto da un albo illustrato per bambini, Hombre collettivo con “Le città Indicibili”, rivisitazione del capolavoro di Calvino, e Ingegnerie Emotive con “Jumbo”, storia circense di un elefante triste e complessato.

Arriviamo, infine, all’interessante Progetto Accademia, che ogni volta presenta lavori di una diversa scuola di teatro di figura e che in questa edizione ha ospitato l’ESNAM, l’École Nationale Supérieure des Arts de la Marionnette di Charleville Meziéres, la più prestigiosa scuola di formazione nel campo del teatro di figura al mondo.
La performance proposta, intitolata “P=UI”, con la messa in scena di Zoé Lizot su drammaturgia di Gwendoline Soublin, vede in scena quattro allievi della scuola e ha come protagonista la luce, in tutte le sue possibili variazioni: la luce come anima delle cose e delle persone, come matrice di un fuoco ristoratore e come divoratore di cose, riflessioni proposte in scena attraverso un gioco teatrale spesso riuscito e ricco di suggestioni.

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