Corrado Accordino: La danza immobile allo specchio

Accordino ne La danza immobile (photo: Lorenza Daverio)
Accordino ne La danza immobile (photo: Lorenza Daverio)

Accordino ne La danza immobile (photo: Lorenza Daverio)

L’ossimoro è la chiave di volta per interpretare la realtà. Da qualunque punto si osservi, il mondo non è mai uguale a se stesso. Anche gli uomini a volte rinunciano a guardarsi allo specchio. Per paura di non riconoscersi. Palesi o nascosti, custodiamo i segni del dualismo.

Con la questione della dualità e della specularità si è confrontata la compagnia briantea La danza immobile mettendo in scena, al Teatro Binario 7 di Monza, uno spettacolo che reca nel titolo il nome stesso della compagnia. Una sorta di autoriflessione. Un viaggio a ritroso dentro la propria identità per scorgere, a dieci anni dalla fondazione, tracce di cambiamento.

“La danza immobile” (1983) è il titolo di un libro dello scrittore peruviano Manuel Scorza. Sorta di romanzo autobiografico sui temi dell’amore e della rivoluzione, esso è il contrappunto fra un guerrigliero e un ex guerrigliero chiamati a scegliere tra Amore e Rivoluzione. Al termine della loro vita entrambi credono che l’altro abbia preso la decisione migliore. 
Due scelte romantiche allo specchio dunque, l’idealismo politico e le effusioni del cuore. Due storie. Un dedalo di salti spazio-temporali: Parigi, l’Amazzonia, dichiarazioni d’amore ed esaltanti affermazioni rivoluzionarie, mondo immaginario e mondo reale.

L’avventura trascendentale della coscienza interroga senza sosta lo spettatore: essere rivoluzionari è il gradino più alto dell’essere umano? L’ideologia è gabbia o libertà? È più sovversivo l’amore o il combattimento? Una rivoluzione può essere tradita o può anche tradire? La vera rivoluzione è cambiare se stessi? Ci s’innamora di un’identità o di un ideale? La ribellione è felicità?
La risposta al dubbio è la complessità. Tante domande aleggiano in questo spettacolo montato in parallelo da Corrado Accordino, in scena con Riccardo Buffonini, Federica Castellini, Roberta Lanave, Giancarlo Latina. Convincono soprattutto i personaggi maschili, con la loro recitazione assorta, allucinata e grottesca.

I guerriglieri Santiago e Nicolàs operano scelte contrastanti. Nicolàs sceglie la rivoluzione, lascia Parigi e Francesca, la donna amata. Santiago resta, rinunciando alle armi. Ma scopre che Marie-Claire era innamorata proprio della sua identità di guerrigliero. L’amore tradisce, la causa politica pure. Una scelta vale l’altra. Forse.
Le medesime parole significano cose diametralmente opposte. Le parole sono formule vuote senza l’efficacia del gesto. I personaggi lottano con le proprie maschere. Ognuno è alla ricerca di un volto autentico. Marie-Claire, però, dimostra che ci si può trasformare anche senza maschere. Si può tradire anche restando fedeli a un sé autentico. 

La specularità, la paura di cadere, è nella scenografia in bilico e nei costumi realizzati da Maria Chiara Vitali. Si cammina su travi di legno, quaranta centimetri sul pavimento. Qua e là le travi si ammucchiano, a formare una zattera o un’isola. Un gigantesco specchio deformante sul fondo riflette le molteplici anime del nostro essere.
Nei costumi domina l’arancione, accostamento più alle tute dei prigionieri americani che alla rivoluzione ucraina o ai gruppi partigiani andini.
Le luci soffuse, oniriche, immortalano chiaroscuri da realismo magico. Anche le musiche animano il contrasto: dal riff semplice e incisivo di ispirazione blues degli AC/DC, aggressivi e stridenti, alla potenza heavy metal; dall’espressività vocale di Montserrat Caballé alle arie magiche di Parigi, nel canto di Aznavour e Zaz.

Un’opera forse anacronistica: i nostri sembrano anni acquiescenti, refrattari alla ribellione. Ma i lavori di Accordino hanno un’onestà di fondo che li rende interessanti. Nascono da una riflessione personale autentica e appassionata, in genere autobiografica. Non sono mai perfettamente inquadrabili in un codice. Valorizzano gli attori, che svelano nuovi lati di sé. Pongono interrogativi forti, che avviano nel pubblico il dialogo interiore, di là da ogni banale schematismo.

LA DANZA IMMOBILE

da: Manuel Scorza
con: Corrado Accordino, Riccardo Buffonini, Federica Castellini, Roberta Lanave, Giancarlo Latina
regia: Corrado Accordino
scene e costumi: Maria Chiara Vitali
assistente alla regia: Monia Cacciero
aiuto regia: Valentina Paiano
produzione: La Danza Immobile/Teatro Binario 7

durata: 1 h 35’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Monza, Teatro Binario 7, il 12 dicembre 2014 
Prima nazionale

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