Metti una sera a Milano. Con Spregelburd, Costanzo e Rustioni

Milena Costanzo e Roberto Rustioni
Milena Costanzo e Roberto Rustioni

Milena Costanzo e Roberto Rustioni

Il bello di un drammaturgo vivente è, per chi lo mette in scena, il grande piacere di dar corpo alle parole di un altro uomo; per chi le ha scritte, quello di vederle incarnate. E se il drammaturgo è di successo, anche quello di andare in giro per il mondo a parlare dell’arte degli altri, che è in parte, spesso grandissima, anche la propria.

Pensate ai contemporanei di Shakespeare, per dire. O se Shakespeare fosse un nostro contemporaneo. In giro tra conferenze, incontri, dibattiti.
In nessun’altra arte, forse, il rapporto fra chi crea il mezzo per l’esecuzione e chi lo usa è così simbiotico, denso, aggrovigliato come a teatro. Chi scrive la parola e chi la scaglia verso il pubblico.

Metti una sera a Milano. Dalle parti dell’ex Paolo Pini, per dire. C’è Olinda, con la rassegna “Da vicino nessuno è normale”. Metti che hai una compagnia, uomo-donna. Tipo quella di Milena Costanzo e Roberto Rustioni.
Metti pure che hai deciso di mettere in scena il testo di un drammaturgo vivente; sì, vivente ma dall’altra parte del mondo. Di successo. Figura dal tratto internazionale.
Metti infine che porti in scena “Lucido”, dopo il bel successo durante la stagione a Teatro i. E che hai invitato pure lui.

Metti insomma una sera a Milano. Che c’è Spregelburd, Costanzo e Rustioni a parlare di “Lucido”.
A prescindere dal fatto che Rafael Spregelburd non è uno cui non piaccia dire. Anzi. Si racconta con facilità e agio, come ha fatto anche qualche mese fa alla premiazione per gli Ubu.
Pure Milena e Roberto sono due teatranti che hanno la parola facile, anche fuori scena.
E ce ne siamo accorti a Teatro i, quando li abbiamo intervistati proprio dopo il loro “Lucido”, intervista che vi proponiamo oggi in concomitanza dell’incontro che si terrà domani, mercoledì 6 luglio, proprio con Spregelburd a Milano, da Olinda.
Così, chi vuole, ci va preparato. Anche perchè è bello raccontare le cose pure dopo, ma in una costruzione di senso in cui i pezzi si incastrano in un fluxus che, come la parola del teatro, continua a raccontare e raccontarsi anche parecchio tempo dopo, in un rigurgito, in un singulto di… Le parole a volte non raccontano quelle sensazioni lì… il ricordo delle luci… di quegli occhi… quello sguardo.
Tutte cose che il drammaturgo non scrive. Ma che lascia ad altri la forza e il piacere di incarnare.

Metti una sera a Milano. Con un grande drammaturgo vivente.
E la replica di uno spettacolo in cui, come in un sogno lucido, in un appartamento, o in un bar, o forse in entrambi, o in nessuno dei due luoghi, alcuni esseri umani, come per incanto…

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  • luca ha detto:

    Visto ieri. Bel testo, dialoghi freschi, veloci, poco prevedibili. Risatine del pubblico quando la madre dice le parolacce, pazienza; ma per fortuna si ride anche quando il testo fa davvero ridere. Emozionante vedere lì l’autore prendersi i meritati applausi. Bravissima Milena, più di tutti. I due giovani un po’ impacciati. Un autore da rivedere. Per ora ho preso il volume primo dell’Eptalogia.

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