Crossing paths. London is burning! Il progetto europeo ideato da ITC Teatro

Crossing Paths

Crossing PathsNon è usuale che un intero teatro si incendi durante uno spettacolo. Forse può accadere che si infiammi di passione, di scandalo, di commozione; ma che effettivamente ‘bruci’ è piuttosto inconsueto e, tutto sommato, non proprio sicuro né ‘politically correct’.
Il regista che, a causa degli effetti speciali contenuti nel suo spettacolo, mettesse a fuoco e fiamme pubblico, artisti e struttura verrebbe con ogni probabilità ricordato dai posteri.
Ma non è invece per tale motivo che viene ricordato William Shakespeare, che effettivamente nel 1613 contribuì all’incendio che divampò al Globe Theatre durante il suo “Enrico VIII”.

Questa e altre curiosità, come il fatto che i posti centrali di fronte al palco non fossero considerati i migliori (poiché lì batteva il sole e i nobili rischiavano di abbronzarsi, così ‘sauvage’) si possono scoprire al non proprio modico prezzo di quasi 12 sterline dalle guide che, in perfetto inglese oxfordiano, accompagnano i visitatori durante il tour all’interno di uno dei teatri più noti al mondo.
Oggi, sul tetto di paglia del Globe, capeggiano sicure e prosaiche torrette anti-incendio e la guida conclude la visita non nel retropalco ma nello ‘shop’ del museo, accanto alla segreteria per le donazioni.

Bizzarro accostamento di passato e presente che, nelle irresistibili spillette rotonde con incise frasi shakespiriane, trasforma abilmente la cultura in gadget. Ma siamo nella culla del teatro, e sebbene questi cortocircuiti lascino storditi, non lasciamoci sopraffare dallo sgomento.
È del resto la stessa struttura del teatro a suggerire come un tempo gli spettacoli teatrali dovessero somigliare ai moderni concerti rock, e questa nuova sensazione, che stride con la realtà esperita, crea un nuovo cortocircuito che trasforma il pop in un’anticaglia vecchia di quattro secoli.

Non divaghiamo troppo. Il motivo per cui siamo qui, nel bel mezzo di Londra, è il fatto che, da diversi anni ormai, facciamo tutti parte dell’Unione Europea. E l’Europa accoglie con entusiasmo progetti che favoriscono gli scambi tra i paesi membri.
Uno di questi progetti si chiama Crossing Paths (Sentieri che s’incrociano) ed è stato ideato da un teatro della periferia bolognese, l’Itc Teatro di San Lazzaro di Savena.
La volontà è quella di mettere in relazione alcune realtà teatrali di diversi Stati intorno ai macro-temi evidenziati dalla Comunità nel 2010, letti attraverso la lente del teatro: l’esclusione sociale, la povertà e l’intercultura nelle loro varie sfaccettature, con un occhio di riguardo verso i più giovani. E sono proprio loro a diventare parte attiva del progetto, insieme al già citato teatro emiliano, al Taastrup Teater danese e al Pleasance Theatre (spazio di riferimento all’interno del Festival di Edimburgo, ma che interviene qui con la sua sede londinese dando appoggio al regista Steve Lambert, direttamente coinvolto nel progetto).

I tre gruppi lavorano da alcuni mesi (il tutto è partito lo scorso ottobre) alla realizzazione di altrettanti laboratori per giovani e giovanissimi attori, che presenteranno i loro lavori nel festival conclusivo della manifestazione, che si terrà a maggio all’Itc di San Lazzaro e prevederà conferenze e momenti di incontro tra varie realtà del teatro e del sociale.
Proprio la relazione tra emergenze sociali e possibilità offerte dal teatro è uno degli argomenti su cui i tre gruppi si interrogano e stanno lavorando.
Questioni che, in effetti, sono attuali, e per certi aspetti squisitamente teatrali: dove sta il confine tra società (intesa nella sua complessità di tensioni, urgenze, carenze istituzionali) e arte della scena (quando questa, in qualche modo, si inserisce fattivamente in quella stessa complessità)?
L’arte è un fattore di miglioramento sociale? Il teatro è per tutti? E, altrimenti, per chi? Come si affinano le comprensioni dei diversi linguaggi artistici se non intervenendo nel mondo là dove manca la formazione pubblica? È compito, questo, di cui devono occuparsi i teatri, se non se ne cura la politica?

A Londra si è così svolto il primo incontro tra le realtà teatrali coinvolte che, oltre a essersi confrontate teoricamente su questi temi, hanno tenuto sessioni di lavoro laboratoriali con i giovani attori inglesi. Incontri similari avverranno poi in Danimarca (dove si lavorerà anche con i ragazzi danesi) e in Italia, prima e durante la manifestazione finale di maggio.

Difficile offrire risposte univoche e definitive ai quesiti proposti. È però evidente che la possibilità di confronto con altre realtà, modalità di lavoro e linguaggi sia una ricchezza per lo sguardo di tutti, e forse anche un incentivo a resistere.
Rendersi conto della differenza dei mezzi e delle situazioni consente infatti, oltre ad avere nuove prospettive sulle medesime questioni, anche di ricaricare un po’ le energie: l’Inghilterra e la Danimarca, a differenza del nostro paese, dedicano una grande attenzione al teatro e alla cultura in genere; ci sono un tipo di apertura e sostegno, anche istituzionali, di tutt’altro – e stupefacente – genere, che danno la sensazione di poter tirare un attimo il fiato e di non doversi sentire così “inutili”, come a tratti qui fanno credere che siano inutili gli artisti e gli operatori culturali in genere.
Aspettiamo quindi di vedere dove porteranno questi “crossing paths”, e come si evolverà il sodalizio teatrale fra nord e sud dell’Europa.

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