Cuocolo/Bosetti nelle stanze di Cechov

Rooms for error

Roberta Bosetti in Rooms for error (photo: Andrea Macchia)

La nuova produzione di Cuocolo/Bosetti, presentata a Vercelli come progetto speciale all’interno di questa edizione del Festival delle Colline Torinesi, propone tre studi su “Voglia di dormire” di Anton Cechov in altrettanti luoghi deputati per diversi modi di vivere e vedere in scena un racconto. Quindi tre modalità diverse – lettura, interpretazione, discesa – che esplicano le variegate forme e nature del teatro attraverso la realtà della lettura, l’interpretazione dell’attore che diventa personaggio e la forza simbolica delle immagini.

Il primo, si diceva, è il livello “lettura”, che trova giusta collocazione all’interno della cucina di casa, dove Roberta Bosetti si presenta al pubblico seduta sull’unica sedia intorno al tavolo quadrato.
Il pubblico viene fatto accomodare in piedi, lungo le pareti, mentre la domestica prepara un the ai fornelli, dietro le spalle dell’attrice.
Sul tavolo il libro dei racconti di Cechov è aperto, poco più in là un lettore di cd è collegato ad un piccolo amplificatore. E’ la Bosetti, che indossa uno strano paio d’occhiali nato dalla fusione di una maschera nera con una sorta di piccolo binocolo da teatro, ad occuparsi, durante la lettura del testo, di sfumare e cambiare brano di sottofondo.
E’ questo il momento più lineare dello spettacolo, quello in cui i fatti sono raccontati con uno strano distacco, alternato da momenti di estrema partecipazione.

Al termine della lettura la protagonista esce e Renato Cuocolo, delicata guida degli spettatori, invita a seguirla nella tappa successiva del viaggio, mentre la calata del sipario trova corpo nel rumore della tapparella, che scende lentamente tra le mani del regista.


Il momento che segue è un confronto più deciso con le emozioni. Ci si trova così in una delle stanze più teatralmente caratterizzate della casa. Nessun mobile, solo scritte colorate, a pastello, raccontate nello spettacolo “Roberta torna a casa” e un buco nelle piastrelle di marmo, da cui si intravede il locale sottostante, al di sopra del quale l’attrice interpreta Var’ka, bambinaia ragazzina che vorrebbe dormire e abbandonarsi ai sogni ma viene più volte interrotta, fino al tragico epilogo. Non mancano qui simboli che rimandano a momenti cruciali del racconto.
E anche questo momento termina come il precedente, con gli spettatori che si spostano nell’ultima stanza dello spettacolo, la camera da letto.

Unica luce presente è quella del comodino accanto al letto, dove Roberta Bosetti è stesa, vestita da Pierrot.
E’ questo il pezzo di sicuro più riuscito, quella “discesa” che vede l’attrice a confronto con il testo cechoviano ma anche con i propri vissuti personali, che si mescolano alle parole.
Il monologo ha riferimenti a quello di Lucky in “Aspettando Godot”, dove l’attore si accende e spegne in continuazione, in una sorta di incubo in cui entra ed esce.
E’ il finale di “Rooms for Error” e tutto torna, come in un cerchio che si chiude. Il sogno di Var’ka, l’obiettivo finale tanto desiderato fin dall’inizio, trova qui la più totale sensazione di appagamento.  

La dimensione del triplice studio, la differente lettura di una stessa trama e di un personaggio, si rivela, in questo esperimento sul teatro, estremamente stimolante per lo spettatore, mentre il percorso all’interno di casa Cuocolo/Bosetti rimane sempre una scoperta interessante, favorita dalla particolare condizione di intimità che la coppia da anni sa creare con i pochissimi spettatori (in quest’occasione non più di un’abbondante decina), accolti di volta in volta nei loro progetti. Percorsi che lasciano sempre disorientati, coinvolti, immersi in un teatro che, forse, non smetterà mai di sorprendere, non solo per la non consueta collocazione, ma per un profondo e radicale lavoro sul testo e sul modo di donarlo allo spettatore.

Rooms for Error. Tre studi dal racconto Voglia di dormire di Anton Cechov
di Cuocolo/Bosetti
regia: Renato Cuocolo
con: Roberta Bosetti
collaboratori: Rodica Dumitriu, Max Bottino, Augusta Tibaldeschi
produzione: Cuocolo/Bosetti IRAA Theatre, Festival delle Colline Torinesi, Teatro di Dioniso

durata: 50′
applausi del pubblico: 2′ 04”

Visto a Vercelli, casa Cuocolo/Bosetti, il 14 giugno 2013


 

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