Il Cuore di Pesce di Laura Graziosi: esperimento in solitaria per una vita a due

Laura Graziosi (vicolocorto.it)
Laura Graziosi (vicolocorto.it)

Laura Graziosi (vicolocorto.it)

“C’è un tempo per cercare le parole e uno per dirle. C’è un tempo per aspettare e uno per agire. C’è un tempo per accorgersi che ti scade la scatola di conserva del cuore e che il compagno di una storia lo puoi cambiare, come un taglio di capelli.
Tutto questo forse per i pesci non è mai stato un problema, essi vivono sospesi, in un vuoto riempito d’acqua e di silenzi irreali, un’apparente anestesia dal dolore”.

È questo il punto di partenza, lieve e greve insieme, del lavoro presentato da Laura Graziosi, giovane attrice della compagnia Vicolo Corto che si cimenta per la prima volta con una “self-mise-en-scene”, un esperimento teatrale condotto in solitaria, dalla scrittura alla regia.

La sala dell’Hangar Cult Lab, uno degli spazi più vivi ed interessanti del circuito teatrale off anconetano, si anima della presenza delicata dell’attrice in un lavoro che, seppur breve e a tratti ancora sospeso, evoca tanti generi e tante atmosfere.


“Cerca ‘e gode finché poi!”. Cosa, nonna? Cerca di godere finché puoi. Ma è difficile spassarsela con il cuore spezzato dal troppo amore. Quasi quasi conviene portare il cuore al supermercato e lasciarlo lì, sul banco frigo e fargli “ciao” con la manina.
Oppure è meglio scegliersi un nuovo amore, magari fatto col pongo e col didò, così si può plasmare a piacimento. Detto fatto.
Nella scena vuota si distingue solo un cumulo di materia colorata. Un bell’ammasso di pongo che viene modellato a mo’ di pupazzo del cuore, di piccolo fidanzato che diventa interlocutore privilegiato di tutte le parole-azioni della protagonista. E in scena si racconta la paura di abbandonarsi di nuovo ai sentimenti e la resistenza per la paura di soffrire, perché dopotutto: “Amare è soffrire. Non amare è soffrire. Se non si vuole soffrire non si deve amare, ma allora si soffre di non amare. Pertanto: amare è soffrire. Non amare è soffrire e… soffrire è soffrire”.
Il ragionamento non fa una piega, fino a che non succede qualcosa che ci fa ripartire per il viaggio dell’amore, quello che intendeva la nonna quando diceva “Cerca ‘e gode finché poi!”.

Laura Graziosi, con la sua fisicità morbida e l’espressività estremamente caratterizzante, un irresistibile mix tra l’aria trasognata di Giulietta Masina e la tenue sfrontatezza di Jean Seberg, accompagna il pubblico in un piccolo viaggio delirante, capace tanto di sfiorare il comico e strappare un sorriso, quanto di accarezzare l’onirico e riempire di magia, tra oblò di luce azzurrina e gesta che strizzano l’occhio al mimo ed alla clownerie.
Interessanti anche le musiche arrangiate da Francesco Giarlo, che tra brani pop e canzoni italiane, osa una colonna sonora che dà slancio e profondità anche ai momenti più semplici.
Non è però chiaro se il lavoro si pone come una prima fase di studio, magari da sviluppare in modo più strutturato. Sia per la breve durata che per la sensazione che lascia (di non aver chiuso tutte le parentesi aperte durante il discorso), lo spettacolo a tratti appare abbozzato, non completamente sviluppato. Date le buone premesse, sia per quanto riguarda l’approccio lieve al tema amoroso, sia per il carisma della brava protagonista, auspichiamo quindi di rivederlo presto in una forma più compiuta.

CUORE DI PESCE. Esperimento in solitaria per una vita a due
di e con Laura Graziosi
disegno luci e arrangiamento musicale: Francesco Giarlo
produzione: Compagnia Vicolo Corto
durata: 35′
applausi: 1′ 57”

Visto ad Ancona, Hangar Cult Lab, il 31 maggio 2009

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