Cuore/Tenebra: il ritratto d’Italia di Gabriele Vacis

Cuore/Tenebra (photo: Andrea Macchia)
Cuore/Tenebra (photo: Andrea Macchia)

“Oggi primo giorno di scuola…”. Esordisce così “Cuore” di Edmondo De Amicis; e così potremmo commentare il nostro ingresso da spettatori al Carignano di Torino, per assistere a “Cuore/Tenebra”, ultimo lavoro di Gabriele Vacis. In sala, infatti, si notano gruppi sparsi di studenti, ai margini della platea, vestiti come ragazzi d’altri tempi. Sono evidenti il loro nervosismo, l’ansia e l’entusiasmo di chi calca forse per la prima volta un palcoscenico prestigioso. La loro presenza anticipa la natura ibrida e mobile di questa nuova produzione dello Stabile di Torino, in scena fino al 10 giugno.

Per costruire la sua nuova fatica, Vacis è partito dalla suggestione del titolo deamicisiano, facendolo incontrare – o cozzare – con un altro simile e distante, “Cuore di tenebra”: da un lato il livre de chevet dell’Italia infantile e umbertina, dall’altro la discesa africana agli inferi narrata da Joseph Conrad.

Sul palco assisteremo dunque ad un’intersezione tra pezzi di due romanzi quasi coevi, eppure lontani per proporzioni estetiche e intenzioni. Ma l’intento dell’adattamento drammaturgico di Vacis e Angelo De Matteis è chiaro: se De Amicis fa raccontare ai giovani immigrati delle diverse regioni i valori dell’Italia umbertina, Vacis e De Matteis – passando da Conrad – ci restituiscono il ritratto del nostro Paese attraverso le voci di ragazzi giunti da altre parti del mondo.


Così com’è mista la fonte testuale dello spettacolo, così è mista la composizione del cast sul palco. Si alterneranno in scena attori esordienti e di esperienza, tra cui spiccano Jurij Ferrini e Francesco Giorda come maestri “paralleli”, e i ragazzi provenienti da sette classi di istituti superiori coinvolti nel progetto. Il risultato complessivo è frutto del lavoro dell’Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona, che ha coinvolto per l’appunto scuole, ma anche centri d’accoglienza e di cura psichiatrica.

Così com’è varia la folla di attori in scena, tanto è variabile il programma dello spettacolo, in particolare il suo inizio. Ogni replica di “Cuore/Tenebra” è aperta da una breve lezione, a cura di un personaggio diverso e a sorpresa (da Alessandro D’Avenia a Domenico Quirico), proveniente dal mondo della cultura e non solo. Nella nostra replica interviene la scrittrice e giornalista Benedetta Tobagi, proponendo al pubblico una riflessione sull’incontro con l’altro come dono e occasione di umanizzazione.
Terminata la lezione lo spettacolo può cominciare, con il frenetico ingresso degli studenti dalla platea al palco, in accelerazione.
La rappresentazione sarà scandita in due parti, corrispondenti alle fonti letterarie ispiratrici.

“Cuore” viene portato e trasfigurato in scena attraverso citazioni dirette, inserti filmati, testimonianze autobiografiche. È come se vedessimo rappresentato sul palco un diario scritto da molte mani, specchio di un racconto ora personale, ora nazionale. Balza in evidenza, nella trama di una recitazione corale, da vera e propria aula di scuola, l’intento pedagogico di De Amicis di fare “in classe” gli italiani, qui segnalato da slogan ripetuti, dal timbro ironico o inquietante, come emergerà più chiaro nel confronto col resto dello spettacolo. Le frasi didattiche provenienti dal romanzo si alternano a flash documentari di realtà contemporanea, con la proiezione delle dichiarazioni di vari ragazzi, italiani e stranieri, sulla propria vita, le proprie idee e aspirazioni.
Nonostante l’evidente valore dato alla parola, “maestra” nello spettacolo, forse i tratti più incisivi sono quelli in cui la massa dei ragazzi si fa personaggio, nel moto e nei gesti. È in questi momenti che la scuola e la classe diventano un’avventura in scena, grazie anche all’abbigliamento demodé e scanzonato che evoca immagini barricadiere à la Delacroix.

Se nella prima parte lo spettacolo pare un evidente tentativo di togliere la polvere da “Cuore” (il romanzo potrebbe essere ancora valido oggi, nella sua rivendicazione della scuola come laboratorio di cittadinanza e motore di coesione sociale), nella seconda sembra mettere in dubbio questa prospettiva.

Ferrini in Tenebra (photo: Andrea Macchia)

Ferrini in Tenebra (photo: Andrea Macchia)

La transizione da De Amicis a Conrad avviene ancora in una situazione scolastica: una lezione d’aula dominata da una grande mappa d’epoca del continente africano.

Si manifesta qui l’azzardo intertestuale, legittimato da prove cronologiche: potremmo trovare i ragazzi di “Cuore”, una volta cresciuti, tra i soldati della disastrosa spedizione italiana in Abissinia del 1896?
Entra in scena così la tenebra conradiana, in rotta di collisione col catechismo dei buoni sentimenti, di marca patriottica e subalpina.
Quelle frasi prima scandite in coro dagli alunni, guidati dal maestro – “I tuoi libri sono le tue armi!”, “Il campo di battaglia è la terra intera!”… – acquistano un senso più grave e grottesco: l’Italia da bozzetto strappalacrime di De Amicis cerca ora il suo posto al sole, e deve fare i conti con i traumi della storia. L’innocenza dei banchi di scuola cede il passo alle artiglierie, e l’ombra del colonialismo si proietta su riflessioni e testimonianze del presente, evocando le imponenti migrazioni che cambieranno il mondo contemporaneo.

A chiudere uno spettacolo tanto corale e “poroso” verso la realtà sarà una nota solitaria. Jurij Ferrini si congeda dal pubblico con un reading da Conrad, mentre il palco è chiuso da una membrana che lascia intravedere forme e bagliori; un grande cuore trasparente è muscolo pulsante agitato sulla scena, forse a indicare l’alterità vitale che sfida e circonda la nostra esperienza personale e pubblica.
L’incrocio tra “Cuore” e “Tenebra” termina così con un’immagine interrogativa, e la provocazione precipita sul pubblico del Teatro Carignano, nell’Italia del 2018, proprio a Torino, cuore della vecchia capitale subalpina, teatro del romanzo deamicisiano e cattedra paterna, talvolta arcigna, dell’unificazione nazionale.

Ne usciamo con qualche riflessione in più sul carattere e il destino dell’Italia di fronte al mondo là fuori: una nazione forse ancora incompiuta, stretta oggi fra tentazioni d’isolamento e una realtà globale non aggirabile nelle sue criticità e opportunità.
Fuori dal palco, fuori dai confini, la pressione simbolica e reale dell’Altro, dello Straniero, è provocazione e occasione per ogni progetto di comunità. Come affronta questa sfida un Paese che talvolta sembra ancora al primo giorno di scuola?

CUORE/TENEBRA. Migrazioni tra De Amicis e Conrad
adattamento drammaturgico di Gabriele Vacis e Angelo De Matteis
regia: Gabriele Vacis
scenofonia, luminismi, stile: Roberto Tarasco
pedagogia dell’azione: Barbara Bonriposi
video: Indyca
coordinamento del progetto “Istituto di Pratiche Teatrali per la Cura della Persona”: Andrea Ciommiento
con: Jurij Ferrini, Elena Aimone, Paolo Bonato, Didie Caria, Carlo Cusanno, Giuseppe Fabris, Gloria Giacopini, Francesco Giorda, Gerald Mballe, Luca Nava, Simone Rosset, Alberto Rosso, Giuseppe Saccotelli, Elia Tapognani
con i maestri (in ordine alfabetico): Mauro Berruto, Pietro Buffa, Aldo Cazzullo, Lella Costa, Alessandro D’Avenia, Maurizio Ferraris, Suor Giuliana Galli, Nicola Lagioia, Enrico Palandri, Domenico Quirico, Remo Rostagno, Benedetta Tobagi, Marco Vacchetti
e con i ragazzi delle scuole:
Primo Liceo Artistico Statale di Torino (2ªA)
Liceo Scientifico Statale “Piero Gobetti” di Torino (1ªT)
Istituto di Istruzione Superiore “Paolo Boselli” di Torino (2ªS)
Liceo Classico Statale “Massimo D’Azeglio” di Torino (V Ginnasio F)
Istituto di Istruzione Superiore “8 Marzo” di Settimo Torinese (1ªC e 2ªC)
Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale “Carlo Alberto” di Novara (3ªD)

durata: 2h

Visto a Torino, Teatro Carignano, il 23 maggio 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *