Curiosity, l’ultima spedizione di Yan Duyvendak

Yan Duyvendak

Yan Duyvendak (photo: Isabelle Meister)

Dopo “S.O.S.”, visto al théâtre de la Comédie nel 2010, in cui Yan Duyvendak si interrogava sulla società capitalistica di oggi e sul consumismo dilagante, peraltro in modo assai brillante, il regista e attore svizzero (che Klp intervistò nel 2010 in occasione del progetto “Made in Paradise“) ha presentato al festival La Bâtie di Ginevra la sua ultima creazione: “7 minutes de terreur”, spettacolo che racconta la missione Curiosity su Marte.

Anche questa pièce conferma la necessità per Duyvendak di analizzare con sensibilità quello che accade intorno a noi. In questo caso la spedizione di Curiosity è l’occasione per parlare di un evento importantissimo per la scienza ma in fondo anche per i comuni mortali: un pacchetto di informazioni in arrivo sulla terra che potrà stravolgere il nostro modo di pensare, il nostro modo di percepirci terrestri, senza i fronzoli della retorica o della fantascienza.
Ce ne siamo accorti? Abbiamo colto l’importanza di questo evento?

Ecco, Duyvendak vuole proprio farci riflettere intorno a questa esperienza, che non è solo una missione scientifica, ma anche una possibile rivoluzione delle conoscenze fin qui acquisite e, perché no, magari anche della nostra vita. E allora in “7 minutes de terreur” prima lo spettatore viene informato delle distanze tra il Sole e la Terra, e quindi della sua piccolezza e di conseguenza anche della nostra.

Poi arriva il momento di conoscere meglio Curiosity, lontana 56 milioni di chilometri dalla Terra, vacilla in mezzo a venti glaciali con il difficilissimo quanto straordinario compito di trovare segnali di vita su Marte.

Lanciata nello spazio il 26 novembre 2011 da Cap Canaveral, in Florida, Curiosity è atterrata su Marte, dopo essere stata spinta nel vuoto, il 5 agosto 2012; da quel momento ha cominciato a fornire dati sulla composizione mineralogica e geologica di Marte. Non poco.
Dal lancio all’arrivo, però, ci sono stati sette minuti di terrore, sette lunghissimi minuti in cui gli scienziati della Nasa non sapevano cosa fosse successo alla loro creatura, sette minuti per entrare dentro l’atmosfera di Marte senza ricevere alcun segnale. Un silenzio insopportabile, fino a quando un bip è arrivato sul pianeta Terra, ed ecco che i compostissimi tecnici, in attesa di notizie, esplodono in un urlo di gioia, esultano, piangono: Curiosity è su Marte. È viva.   

Tutto questo è “7 minutes de terreur”. In scena c’è solo Yan Duyvendak, bravo, convincente; il suo è un monologo serrato, preciso, ricco di informazioni e a tratti anche ironico. Duyvendak incalza lo spettatore, lo investe fisicamente attraversando la platea da ogni parte; la scenografia invece, tanti display dove scorrono dati e numeri, fa pensare ad una delle tante sale della Nasa. Manca solo un po’ di magia teatrale perché lo spettatore riesca realmente ad intraprendere questo viaggio nell’universo e non resti invece, così come accade, passivamente ad ascoltare.

7 minutes de terreur
creazione: Nicole Borgeat, Yan Duyvendak
testo: Nicole Borgeat
con: Yan Duyvendak
scenografia: Thomas Köppel
creazione luci e assistente alla produzione: Florian Leduc
regia generale Gaël Grivet
grafica: Nicolas Robel
produzione e diffusione: Nataly Sugnaux Hernandez
produzione: Dreams Come True
co-produzione: La Bâtie-Festival e Bonlieu Scène nationale Annecy

durata: 1h
applausi del pubblico: 1′ 30”

Visto a Ginevra, Théâtre Saint-Gervais, il 13 settembre 2013


 

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